Stabilicun:l’estenuante fatica di lasciar scegliere gli elettori

di PASQUALE GIULIANO Presidente di “ALLEANZA PER L’ITALIA”

Pasquale GiulianoPasquale Giuliano·
C’è qualcosa di profondamente commovente nel dibattito che sta impegnando la Camera dei Deputati sulla nuova legge elettorale. Si avverte lo sforzo titanico dei nostri leader nel cercare di risolvere il mistero più fitto della democrazia moderna: come permettere ai cittadini di votare senza che questi poi, per puro spirito di contraddizione, pretendano addirittura di scegliere chi mandare in Parlamento.

Il testo base dello Stabilicum è nato con intenzioni nobilissime: un bel proporzionale con premio di maggioranza per garantire la stabilità. Ma soprattutto, è nato mantenendo la gloriosa tradizione delle liste bloccate. Un sistema perfetto. Il segretario del partito si chiude in una stanza a Roma, compila la lista dei fedelissimi e l’elettore deve solo mettere una croce sul simbolo. Rapido, igienico, senza sorprese.

Poi, l’imprevisto. Fratelli d’Italia lancia un emendamento sulle preferenze. Apriti cielo. Lega e Forza Italia, colte da un improvviso e fulmineo attacco di nostalgia democratica, hanno dovuto dire di sì per non farsi scavalcare a destra. Nel frattempo, le opposizioni gridano al complotto e fanno “muro” chiedendo il voto segreto su tutto, terrorizzate dal fatto che una legge elettorale scritta dalla maggioranza possa contenere elementi persino troppo democratici per essere veri.

Ma cosa è successo con il voto segreto ? Che, un’ora fa, per un solo voto l’emendamento è stato bocciato. Il terrore di molti deputati del centrodestra di perdere la speranza di tornare in Parlamento ha avuto la meglio sulle disposizioni dei capigruppo che, dato l’esito, si sono mostrate puramente indicative.

Mettiamola così: reintrodurre preferenze libere significherebbe mettere i candidati davanti a cose pericolose come parlare con la gente, visitare paesi, città, ascoltare proteste e — orrore — chiedere fiducia mostrando la propria faccia e le proprie  eventuali“competenze”.

Meglio così: altrimenti ci ritroveremmo con candidati tanto inidonei da non essere capaci nemmeno di votare per sé stessi, Invece, la cancellazione delle preferenze salva tutti da questa fatica: producono parlamentari addestrati all’obbedienza, con reflex pronti per il sì, il no e, su richiesta, l’applauso sincronizzato.

Cosa aspettarsi dal voto finale? Difficile dirlo. E chissà: forse quando la legge arriverà al Senato, l’emendamento potrebbe tornare in pista. Del resto, nulla impedisce di riproporre sogni (o incubi) riformisti in un altro ramo del Parlamento, dove magari la geometria dei voti sarà più favorevole ,la memoria collettiva meno incline al panico e i capigruppo saranno lì “determinati”.

In fondo, la lezione è cristallina: la democrazia partecipativa è rappresentativa è una bella teoria, ma per praticarla sarebbe necessario mettere qualcuno nelle mani del popolo. Ma chi mai vorrebbe questo rischio ?