Linea Mezzogiorno – Edizione Campania, mercoledì 8 luglio 2026 – pagina 21
Aversa, l’emergenza topi riapre il caso: «Lo avevamo denunciato da anni»
Giuseppe Cristiano
AVERSA – Vietare l’utilizzo dei cassonetti interrati e sperare che topi e blatte, improvvisamente, rispettino il provvedimento del nostro Sindaco. Questa è, senza ombra di smentita, la fotografia più nitida, grottesca e tragica dell’Aversa di oggi. Ma prima di parlare delle blatte e dei ratti, quelli grossi come cani di piccola taglia che ormai circolano indisturbati per il Parco Coppola e dintorni con l’arroganza di chi sa di aver vinto la guerra, fermiamoci un secondo. Facciamo un respiro profondo. Facciamo un passo indietro. Anni di passi indietro, a dire il vero. C’è una cosa che questa ordinanza d’urgenza del sindaco Franco Matacena ci urla in faccia, con una evidenza schiacciante: noi della stampa locale avevamo ragione. E avevamo ragione già anni fa.
Quando i giornalisti aversani, compreso chi vi scrive, spiegavano, con la pazienza di chi sa di parlare ai muri di gomma, che le isole ecologiche interrate ad Aversa erano un errore concettuale e di calcolo. Uno sbaglio colossale. Ma figuriamoci se i “politici” di allora, o quelli che si sono succeduti in questi anni, si sono degnati di prendere in considerazione le segnalazioni. A loro la stampa interessa solo quando pubblica qualcosa che li riguarda, in positivo naturalmente.
Ora facciamo due conti, quelli che saprebbe fare un ragazzino di terza media. Prendiamo il “grattacielo” Belorizzonte e i palazzoni che lo circondano. Cosa hanno pensato i “pianificatori”? Tolgono i cassonetti stradali, quelli di prossimità, e li sostituiscono con dei contenitori interrati con una cubatura sufficiente a raccogliere i rifiuti della metà, dico la metà, degli abitanti della zona. Era sotto gli occhi di tutti che l’immondizia avrebbe tracimato, creando il brodo di coltura perfetto per blatte e roditori. Eppure, nulla. I tanti anni nulla si è mosso nonostante articoli e inchieste.
Oggi Matacena, l’ultimo arrivato a gestire questa catastrofe, firma l’ordinanza. Interdizione temporanea, svuotamento, sanificazione profonda, derattizzazione mirata, sigillatura delle intercapedini. Misure d’igiene urbana, certo. Ma i topi non sono dei poveri fessi. Non resteranno certo lì, in coda, ad aspettare che l’azienda incaricata li venga a sterminare dentro i loro bunker sotterranei. Aversa è già stata invasa. Avete mai visto l’isola interrata, di pochi metri cubi, a disposizione degli abitanti del Palazzo Coppola in Villa Comunale? È un insulto alla logica. Ci vorranno mesi per rimettere ordine, e nel frattempo la colonia dei “topolini” continuerà a proliferare.
Nel mentre l’amministrazione ci viene a dire che è vietato depositare sacchetti all’esterno delle isole interrate e ci “raccomanda” di non abbandonare residui organici anche se a quarata gradi state già soffocando in casa dal caldo. Queste le raccomandazioni per risolvere l’emergenza. Ma per favore. Sperare che il cittadino aversano, trovato il modulo interrato stracolmo, si carichi il sacchetto puzzolente sotto il braccio e se lo riporti a casa è un’offesa all’intelligenza umana.
Aversa non è Lugano. Non siamo in Svizzera. Qui, se manca il contenitore, la strada diventa la discarica. Come diceva quel grande pensatore che era Seneca, ignorare le cause dei mali è il modo più sicuro per non poterli mai guarire. O se preferite qualcosa di più tecnico, parafrasando un principio base della prevenzione: non puoi estinguere un incendio se prima non hai chiuso il rubinetto del gas. Le volumetrie sono sbagliate. Il posizionamento è folle. Con l’arrivo di migliaia di nuovi residenti e la proliferazione di attività commerciali, il ricalcolo non è un’opzione, è una necessità di sopravvivenza.
I cassonetti stradali di prossimità, quelli che tanto si volevano eliminare per un malinteso senso di modernità, sono l’unica, vera soluzione definitiva. Ma al di là dei ratti, al di là della spazzatura, questa storia ci lascia una lezione di metodo che i politici dovrebbero imprimere a fuoco nella loro mente.