L’emergenza è arrivata. O meglio, l’emergenza c’era già, solo che adesso se n’è accorto anche il sindaco Mata-cene.

L’emergenza è arrivata. O meglio, l’emergenza c’era già, solo che adesso se n’è accorto anche il sindaco Mata-cene.

 Dopo anni di denunce, fotografie, segnalazioni dei residenti, articoli della stampa e inchieste dei social che raccontavano una situazione ormai fuori controllo, ecco finalmente la risposta del Palazzo di Città: vietato utilizzare i cassonetti interrati. Un’ordinanza che sembra scritta nella speranza che topi e blatte, ricevuta la comunicazione istituzionale, decidano spontaneamente di traslocare altrove.

È probabilmente il provvedimento più surreale mai partorito per affrontare un problema che è sotto gli occhi di tutti da anni. I ratti, grandi come gatti, scorrazzano indisturbati nel loro regno incontrastato. E l’amministrazione cosa fa? Non svuota immediatamente tutte le isole, non elimina le montagne di rifiuti che da settimane alimentano l’invasione, ma invita i cittadini a non usare i contenitori e a non lasciare sacchetti all’esterno. Come se il problema fosse il comportamento dei cittadini e non un sistema completamente fallito. La verità è molto più semplice e molto più scomoda. Quelle isole ecologiche interrate – realizzate dall’amministrazione guidata da Alfonso Golia – erano evidentemente sbagliate fin dal primo giorno. Lo ha scritto questo blog quando ancora qualcuno le definiva il simbolo della città moderna. Bastava una operazione elementare per capire che la loro capacità era insufficiente rispetto agli abitanti serviti e che le allocazioni non erano quelle “ideali”.  Furono eliminati i cassonetti di prossimità sostituendoli con contenitori incapaci di assorbire la quantità reale di rifiuti prodotti da quartieri densamente popolati. Il risultato scontato, previsto e prevedibile era inevitabile: contenitori pieni dopo poche ore, sacchetti accatastati ovunque, caldo torrido, liquami, cattivi odori e un habitat ideale per blatte, roditori e animali vari. Non è stata una calamità naturale, ma una scelta amministrativa sbagliata, aggravata dall’ostinazione di chi ha preferito ignorare per anni ogni segnale.

Oggi arriva l’ordinanza di Mata-cene: derattizzazione, sanificazione, sigillature, divieti, inviti alla collaborazione.  Tutto giusto, almeno sulla carta. Peccato che i topi non siano rimasti educatamente dentro i cassonetti ad attendere l’arrivo della ditta incaricata di “trasferirli”. Da tempo sono già ovunque e continuano a proliferare mentre le isole interrate restano ancora colme di rifiuti marcescenti. La domanda, allora,  è una sola: prima di vietarne l’utilizzo, qualcuno ha pensato almeno a svuotarle completamente? Perché, come è ovvio, senza eliminare la fonte del problema, ogni ordinanza rischia di trasformarsi nell’ennesimo esercizio di propaganda.

E poi c’è il capolavoro delle raccomandazioni. Se trovate il contenitore pieno, non lasciate il sacchetto fuori. Riportatelo educatamente  a casa e non imprecate. Ma qui siamo in una città dove, se il servizio non funziona e il contenitore è saturo, il sacchetto finisce inevitabilmente sul marciapiede o lanciato da un’auto in corsa durante la notte. Il punto è proprio questo : si continua a curare l’effetto ignorando la causa. Si combattono i topi senza eliminare il banchetto permanente che l’amministrazione ha più o meno inconsapevolmente preparato per loro. Si vieta di conferire i rifiuti, ma non si restituisce ai cittadini un’alternativa concreta. Si interviene solo quando l’emergenza è ormai fetidamente esplosa e non può più essere nascosta.

Servirà molto tempo per riportare – speriamo – la situazione sotto controllo. Ma soprattutto servirà il coraggio di ammettere che quel modello ha fallito e che non è stata   predisposta alcuna idonea misura sostitutiva.  C’è poco da giraci intorno: le volumetrie sono macroscopicamente sbagliate, il numero delle isole è insufficiente, il loro posizionamento è irrazionale rispetto alla ubicazione e alla popolazione servita. E forse bisognerà anche avere l’umiltà di fare ciò che per anni è stato considerato un passo indietro: ripristinare i cassonetti stradali di prossimità dove sono indispensabili. Perché amministrare non significa aspettare che il problema diventi emergenza per firmare un’ordinanza. Significa prevenire, ascoltare chi segnala i problemi prima che esplodano e avere il coraggio di correggere gli errori, invece di ignorarli o di difenderli fino all’evidenza. Altrimenti resterà soltanto una città soffocata dall’immondizia, conquistata dai roditori e governata da provvedimenti che arrivano sempre dopo e troppo tardi, quando il problema è diventato una puzzolente emergenza.