La città che sprofonda tra discorsi pomposi e bidoni stracolmi ridotta a palcoscenico tragicomico: luci, fumo, sermoni e una comparsa che si crede regista
La città è allo stremo, soffocata dall’immondizia, travolta dal disordine, dal traffico e dall’incuria. E mentre il degrado conquista strade, piazze, marciapiedi, spazi ex verdi, il sindaco Franco Mata-cene continua a recitare il suo copione preferito: quello della propaganda visiva di se stesso sorridente condita dal solito sermone preconfezionato: il numero uno, che recita in occasioni ordinarie ; il due, che riserva al consiglio comunale; il tre, che infierisce al cittadino che lo ferma per strada per protestare; e il quattro, che, petto e pancia in fuori, cantilena nelle cerimonie pubbliche.
I social sono ormai diventati il suo vero ufficio. Video, dirette, fotografie all’alba, levatacce raccontate come imprese eroiche. L’ultima trovata è un’ennesima ordinanza, quella che vieta biciclette elettriche e monopattini nei parchi, accompagnata dall’immancabile passerella alle cinque del mattino tra gli operatori ecologici, convocati per ascoltare l’ennesimo predicozzo davanti alle telecamere. Ancora una volta la rappresentazione ha preso il posto dell’amministrazione e la teatralità ha sostituito serietà, competenza ed efficienza.
Ma ora una domanda è inevitabile, ed è quella che tutte le persone ragionevoli si pongono: a cosa servono le ordinanze se nessuno controlla che vengano rispettate o che qualcuno evita di sorvegliare? A cosa serve travestirsi da ispettore dell’igiene urbana quando si arriva alla scadenza dell’appalto del servizio senza aver programmato per tempo una nuova gara capace di garantire un sistema finalmente efficiente?
La sciagurata esperienza della movida selvaggia non insegna proprio nulla? Le ordinanze che avrebbero dovuto disciplinare orari, diffusione della musica, occupazione del suolo pubblico e vendita di alcolici sono rimaste carta straccia. Cosi come il famigerato piano per l’ordine e la sicurezza. È cambiato qualcosa? Assolutamente no. Gli spazi pubblici continuano a essere occupati abusivamente, gli alcolici vengono venduti ben oltre gli orari consentiti e anche ai minori, la musica ad alto volume infierisce fino al mattino sulle povere orecchie dei residenti, così come gli abituali fuochi d’artificio di mezzanotte e dintorni, cosi come le risse e gli accoltellamenti che si ripetono con inquietante regolarità. Insomma, ad Aversa, l’anarchia e il caos regnano sovrani.
Davvero il sindaco pensa di affrontare l’emergenza rifiuti aggiungendo qualche bidone accanto alle isole ecologiche e distribuendo paternalistiche e ormai patetiche esortazioni a operatori ecologici ridotti a novanta unità invece delle centodieci previste? È questa la strategia? È questo il disperato cambio di passo che si vorrebbe propagandare?
Se Mata-cene ama così tanto svegliarsi alle cinque del mattino, provi anche a restare sveglio dopo la mezzanotte. Faccia un giro, senza telecamere al seguito, nelle zone della movida. Sennò, spieghi perché continua a tenersi accuratamente alla larga da quei quartieri e da quei siti dove non esiste un metro quadrato di suolo pubblico che non sia occupato abusivamente e dove marciapiedi e incroci stradali sono diventati parcheggi permanenti di auto e motociclette, e dove, secondo quanto più volte denunciato, molti esercenti sembrano dimenticare di versare quanto dovuto, almeno rispetto a quanto (eventualmente) autorizzato.
Quei luoghi sono stati segnalati ripetutamente, da questo blog e da numerose altre voci della città. Eppure, proprio lì, Mata-cene sembra colpito da una singolare forma di sordità amministrativa, di ipovisione selettiva e di mutismo tattico. Non vede, non sente, (e stranamente, in questo caso) non parla, non recita e soprattutto non interviene.
Intanto, la città continua a sprofondare nel degrado più assoluto, specie in questo momento di straordinaria calura equatoriale. E quando il divario tra la narrazione social e la realtà diventa così clamoroso, non stupisce che sui muri della città compaiano manifesti che invitano Mata-cene a tornarsene a casa. Sono il sintomo di una protesta che nasce dall’esasperazione di cittadini stanchi di assistere a uno spettacolo permanente mentre i problemi reali restano insoluti, anzi si aggravano.
Una città non si governa con le dirette Facebook, con i selfie all’alba o con le ordinanze destinate a rimanere lettera morta. Si governa programmando, controllando, facendo rispettare le regole e assumendosi la responsabilità dei risultati. Tutto il resto è scenografia, è fuffa. E la città, ormai, è stanca e si rifiuta di restare inerte. Ora preferisce, sberleffi, maledizioni, proteste visibili, certificandole anche con manifesti murali e avvisi di sfratto.