Anche l’assessore alla cultura se ne è andato senza sbattere la porta
Con rara eleganza l’assessore alla cultura Ugo Rufino ci regala un addio che suona come un applauso finale: composto, garbato, pieno di “stima e affetto”. Tradotto: ha fatto le valigie e se n’è andato prima di dover calzare le scarpe da clown per giustificare l’ingiustificabile.
Il silenzio che accompagna la rinuncia di Rufino parla più di qualsiasi conferenza stampa ed è certamente più chiaro dei discorsi del sindaco Mata-cene. Quella dell’assessore dimissionario non è reticenza, è lucidità. Quando le ragioni del mandato vengono meno e quando si acquista la consapevolezza del “contorno” in cui ci si è imprudentemente immessi, restano tre opzioni : spiegare, lottare o andarsene. Rufino ha scelto la terza, e il suo gesto vale più di mille parole: denuncia senza urla, condanna senza invettive. Lo aveva già fatto anche l’assessore al bilancio Mariano D’Amore.
È amaramente divertente prevedere che Rufino presto verrà sostituito da chi fino a ieri si è impegnato con un certo successo a nascondere sotto il tappeto tutte le magagne dell’amministrazione o ad evidenziarle strumentalmente quando il vento sembrava non volgere a suo favore. Ma l’ironia sta qui: mentre loro rimettono in ordine la polvere, il vuoto di competenza rimane ben visibile, e il pubblico non ha bisogno di appelli altisonanti per capirlo.
In una città che si vanta di aspirare a «capitale della cultura», la verità è squallidamente semplice: la cultura non si proclama, si costruisce, avendone competenze e capacità. E quando anche chi ci crede con serietà e impegno se ne va in punta di piedi, il resto suona solo come l’eco di una promessa mancata.
Che delusione, che sconforto, che rabbia vedere ridotta la città in queste condizioni e assistere alla fuga, dopo quella di D’amore e di altri ancora, di persone che avrebbero potuto dare un contributo alla città. Evidentemente, la loro presa di posizione e il loro allontanamento avvalora le ormai unanime riserve, le motivate perplessità e il giudizio fortemente critico verso un’amministrazione che si segnala giorno dopo giorno tra le peggiori della storia cittadina.