La pace finta sia con loro: amen

La pace finta sia con loro: amen

I pasdaran della sfiducia, quelli che fino al giorno prima promettevano barricate, oggi, nel corso della discussione sul bilancio di previsione, si sono sciolti come neve al sole. Non appena hanno capito di non essere determinanti, hanno cambiato tono, postura e dignità: dalle minacce alle scuse, dagli attacchi agli elogi. Hanno optato per la più rassicurante delle strategie, quella della genuflessione. Una conversione tanto rapida quanto imbarazzante. Più che consiglieri, figuranti di una recita mal riuscita.

Altro che crisi: gli stessi che alla vigilia minacciavano la sfiducia si sono ravveduti con sorprendente rapidità e hanno optato per la più rassicurante delle strategie, quella della genuflessione. Scuse, elogi al sindaco, strette di mano e un solenne “la pace sia con te”, che ha assunto i contorni di una liturgia penitenziale più che di un confronto politico.

Emblematico l’intervento del consigliere ex ribelle Pietro Giglio – sospeso tra una singhiozzante incomprensibilità e un continuo mea culpa-mea culpa – che ha persino “ufficializzato” di essere titolare di una delega “importante” elargitagli dal sindaco. Peccato che non esista alcun atto ufficiale a confermarlo; ma in fondo, quando la fede è forte, anche la forma può passare in secondo piano. E il sindaco Franco Mata-cene senza smentire, ha lasciato che il miracolo si compisse. Un altro dei ribelli, il consigliere Raffaele De Gaetano, nel percuotersi il petto per pentimento, ha però sostanzialmente rivendicato quell’ assessorato che insegue da tempo e che sinora ha trovato una parziale soluzione in una presunta delega, anch’essa mai ufficializzata;  al pari di quella presunta affidata al consigliere Raffaele Oliva, cultore di un  conflitto di interesse sul quale sinora nessuno ha avvertito il dovere di intervenire.

In questo clima quasi chiesastico, invaso da una provvisoria cenere depositata su alcune teste e profumato da un  opportunistico incenso, alcuni consiglieri beneficiati di altre “oscure” ma rivendicate  deleghe hanno levato al cielo le loro salmodianti lodi. E così il primo cittadino Mata-cene è diventato tutto: “stella polare”, “padre di famiglia”, guida illuminata, il “beato Francesco della trinità” (inteso come rione ) . Una santificazione lampo, ma temporanea, arrivata subito dopo la lapidazione politica: un classico senza tempo. Ma forse la definizione più vera e calzante resta quella dello “zio d’America”: figura leggendaria del dopoguerra che dispensava favori e sostentamento ai parenti meno fortunati.

Naturalmente, la tregua ha tutta l’aria di essere temporanea. Dietro gli abbracci si intravedono già le prime crepe, gambe protese per lo sgambetto e affilati coltelli: molti degli ex contestatori, pur momentaneamente convertiti, non hanno rinunciato a riserve e pretese.

Intanto, mentre tutti continuano a parlare di “progggetti” e “programmi”, la realtà racconta tutt’altro: dopo due anni, le promesse restano tali e la città scivola sempre più in un degrado che non ha precedenti.

Basterebbe, che i consiglieri scendessero dalle stanze del potere e provassero a camminare per strada. Lì, più che applausi, troverebbero le proteste e le imprecazioni di una comunità in ginocchio, assediata da caos, immondizia, disordine, movida fuori controllo e illegalità diffusa.

Ma tranquilli: l’importante è che, almeno in aula, e per il momento, regni la pace. Per il resto, semmai si vedrà. Troppo rischioso uscire dal rifugio.  Molto meglio restare dentro, stringersi la mano e recitare ancora una volta la parte: “la pace sia con noi”. Amen