La grave (conveniente) sordità dei nostri amministratori
Roba da non credere! Il sindaco Franco Mata-cene e l’assessore Elvira Caccavale annunciano che il 24 marzo, per l’attuazione del programma di “rigenerazione integrata urbana sostenibile“ (Prius), ci sarà “una fase di ascolto” degli aversani per conoscere “i bisogni del territorio e …migliorare la qualità della vita “.
Cosa c’è di più irresistibilmente comico – nel senso più amaro del termine – nel vedere una città che affonda tra buche, rifiuti, smog e totale disordine per trasformarsi improvvisamente in un laboratorio di “ascolto partecipato”? Due anni di grida, proteste, segnalazioni, denunce: un coro continuo, stonato solo perché ignorato. E oggi? Oggi scopriamo che bisogna “ascoltare” e “raccogliere idee”.
Intanto, va detto subito: ringrazino Mata-cene, Caccavale e i loro colleghi amministratori che non vedranno – per intuibili ragioni- qui riportate e scritte tutte le facilmente immaginabili imprecazioni della totalità degli aversani; dai quali ora, gli ineffabili, si aspettano suggerimenti per migliorare la vivibilità! A riportale, arrossirebbero anche quei personaggi ai quali una volta si faceva riferimento per sottolineare la famosa “vivacità” di certe loro brucianti imprecazioni: gli scaricatori di porto.
Sindaco, assessori e amministratori sollecitano idee. Come se il problema fosse mai stato la mancanza di idee, e non piuttosto quella, assai più banale, di volontà, competenza e presenza. Le idee, caro sindaco Mata-cene e egregia assessore Caccavale, sono già tutte lì: stanno nei marciapiedi impraticabili, nelle strade che sembrano piste da rally, nei parchi diventati giungle urbane (ma senza il fascino esotico), nei cassonetti che traboccano come metafore fin troppo evidenti, nell’aria irrespirabile, nella paura di uscire di sera.
E poi c’è il traffico: paralizzante, certo, ma almeno coerente perchè pari a una città immobile, governata da chi si muove solo a parole e a sproloquianti promesse. La movida selvaggia? Non è degrado, è “vitalità urbana” fuori controllo. Le auto parcheggiate ovunque? Non è inciviltà, è “occupazione creativa dello spazio pubblico”. Basta cambiare il lessico, e il disastro diventa visione.
Il capolavoro, però, è l’“ascolto”. Un ascolto richiesto e annunciato con toni epici, come se fino a ieri il sindaco Mata-cene e la sua amministrazione fossero stati vittime di un’improvvisa e misteriosa sordità. Adesso invece no: adesso si ascolta, a orecchie “spilate”. Si ascolta tutto. Si ascolta tutti. Si ascolta talmente tanto che viene quasi il sospetto che si voglia guadagnare tempo, diluire responsabilità, trasformare l’urgenza in processo. Perché il trucco è sempre lo stesso: quando la realtà incalza, si risponde con un acronimo. E così nasce il Programma di Rigenerazione Integrata Urbana Sostenibile. Prius, per gli amici. Un nome che suona moderno, ecologico, rassicurante. Peccato che, mentre si costruisce il programma, la città continui a disfarsi. Ecco perché gli aversani sperano fortemente in una sola, vera rigenerazione: quella di questa amministrazione. E non c’è bisogno di ascolto nell’aula del consiglio comunale per rendersi conto di questa spasmodica attesa cittadina. Basta scendere per strada e, più che ascoltare, vedere il disastroso spettacolo che offre questa povera Aversa.
La chiamata “all’intera comunità” ha poi un retrogusto quasi infantile: cittadini, studenti, lavoratori, associazioni. Tutti convocati. Tutti coinvolti. Tutti corresponsabili. È la democrazia partecipativa nella sua versione più demagogica: se qualcosa non funziona, è colpa di tutti. E quindi, in fondo, di nessuno.
Ma la verità è che le priorità non hanno bisogno di essere elencate e (semmai , per disperazione, anche volgarmente) “definite”: sono sotto gli occhi di coloro che hanno ancora il coraggio di guardare, ma non, evidentemente, di coloro che hanno la personale convenienza di turarsi occhi e orecchie.
Non servono tavoli di confronto per capire che una strada va asfaltata, che un parco va curato, che un marciapiede va liberato, che l’immondizia va ritirata. Serve solo fare. Fare prima. Fare bene. E, soprattutto bisogna volere fare e sapere fare. Ma e proprio su questa necessaria capacità di sapere fare che “ casca l’asino”! Il resto è narrazione. E, in questo, bisogna riconoscerlo: l’amministrazione dimostra una coerenza impeccabile. La città cade a pezzi, ma il racconto è sempre formalmente in ordine.