Aversa, Capitale della Cultura (forse). Capitale dell’invivibilità (certamente)
C’è qualcosa di profondamente poetico – quasi lirico – nel pensare ad Aversa come “Capitale Italiana della Cultura”. Una poesia, però, di quelle ermetiche: affascinanti nel titolo, incomprensibili nel contenuto, e del tutto scollegate dalla realtà quotidiana di chi la città la vive, la subisce e, purtroppo, talvolta la evita.
Sia ben chiaro: nessuno mette in discussione la storia millenaria, la dignità culturale, il valore simbolico della prima contea normanna d’Italia. Su questo terreno il consenso è pieno, convinto, indiscusso e indiscutibile, persino doveroso. Aversa ha titolo storico per ambire, almeno teoricamente, a qualunque riconoscimento culturale. Il problema, come sempre, non è la Storia. È il presente, proprio questo presente che stiamo vivendo come un brutto sogno, quasi un incubo. Perché mentre a Roma si consegnano “brevi note” entusiaste, ad Aversa si consegna ogni giorno un bollettino di ordinaria invivibilità: strade dissestate, decoro urbano inesistente, emergenza rifiuti, traffico anarchico, spazi pubblici abbandonati, spazi verdi e parchi nell’incuria e nel degrado, scuole al freddo, periferie che non sono nemmeno più periferie ma territori lasciati a sé stessi. Una città che fatica persino a garantire standard minimi di vivibilità difficilmente può aspirare – non diciamo a vincere- ma anche solo a essere ammessa a una competizione che richiede infrastrutture, servizi, programmazione, visione, classe politica credibile.
E allora viene spontaneo chiedersi: “Capitale della Cultura” di cosa, esattamente? Del dissesto? Dell’improvvisazione? Della incompetenza e dell’incapacità? Dell’eterna distanza tra i proclami e i fatti?
La verità, per quanto scomoda e dolorosa, è che, nelle attuali condizioni in cui l’amministrazione Mata-cene l’ha fatta precipitare, Aversa non sarebbe legittimata ad aspirare seriamente alla candidatura nemmeno nel 2050, se si considerano i numerosi presupposti richiesti: governance solida, credibilità istituzionale, affidabilità amministrativa, coesione politica. Tutti elementi che oggi appaiono solo evocati che minimamente esistenti o praticati.
E qui la trasferta romana (che – ci si perdoni – porta alla mente, raddoppiata quanto a presenze, la famosa scena di Totò e Peppino all’arrivo a Milano) assume contorni che vanno oltre la cultura e sfiorano la tattica politica e l’ossessione della visibilità. La visita al Ministero – una scampagnata così dettagliatamente raccontata, così densamente fotografata dalla gioiosa compagnia – rischia di apparire come un diversivo, una narrazione alternativa, mentre sulla città incombe pesantemente una questione ben più urgente e concreta: la richiesta di arresto per il consigliere regionale Giovanni Zannini, figura centrale della politica aversana, autore della candidatura di Franco Mata-cene e perno della maggioranza consiliare che oggi mantiene in equilibrio – o in sospensione – l’amministrazione.
Nessuna confusione tra piani giudiziari e politici, sia chiaro. Ma proprio per questo la politica non può e non deve tacere. Indipendentemente dall’esito della vicenda giudiziaria di Zannini, il sindaco Francesco Matacena ha il sacrosanto dovere di chiarire alla città – non a Roma, non nei comunicati, ma agli aversani – quale sia oggi la sua posizione politica e quella della sua maggioranza. Una maggioranza che non può continuare a galleggiare tra entusiasmi culturali e silenzi gravidi di preoccupanti interrogativi.
Prima di sognare capitali, dossier e celebrazioni millenarie, sarebbe forse necessario affrontare il presente con la stessa “passione ed entusiasmo” raccontati al Ministero. Perché la cultura non è solo ciò che si racconta nei palazzi romani, o durante l’amichevole e confidenziale pranzo consumato dai gitanti nella capitale, ma ciò che si pratica ogni giorno nelle strade, nei quartieri, nelle decisive scelte politiche.
Una città che oggi fatica non poco a essere vivibile difficilmente potrà essere credibile come concorrente del simbolo culturale nazionale. A meno che — e questo sì che sarebbe un primato — non si voglia, nelle attuali condizioni e con questa amministrazione, candidare Aversa a Capitale Italiana della “Demagogia popolare” o della “Retorica spicciola” o della “Casacca double-face” o del “Sorriso vacuo”. In quel caso, purtroppo, la concorrenza sarebbe minima.
Questo è il comunicato stampa diramato dal sindaco Francesco Matacena, con quale annunzia la sua gita a Roma in buona compagnia per raccogliere qualche informazione come “l’inizio ufficiale” ( ???) della candidatura di Aversa a città della cultura.
“E’ iniziato ieri, 22 gennaio 2026, l’iter ufficiale che porterà la città di Aversa a presentare la propria candidatura a “Capitale Italiana della Cultura” per il 2030, esattamente a mille anni dalla fondazione (1030). Il Sindaco, Francesco Matacena, ha, infatti, incontrato a Roma, presso il Ministero della Cultura, il dott. Emanuele Merlino, capo della Segreteria Tecnica del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Nella delegazione di Aversa, con il primo cittadino, c’erano l’Assessore alla Cultura, Ugo Rufino, la consigliera comunale Federica Turco e Nicola De Chiara intervenuto come esperto di storia e cultura aversana.
Più volte annunciata da Matacena, che ne ha fatto uno dei capisaldi della sua vincente campagna elettorale, la candidatura di Aversa a “Capitale Italiana della Cultura” entra così nel vivo. Entro giugno del 2027 Aversa dovrà presentare la sua candidatura ufficiale al Ministero e qualche mese dopo consegnare il dossier alla Commissione giudicante – organo indipendente composto da sette esperti – che deciderà se inserire o meno la città tra le pretendenti al titolo.
Al dott. Merlino il Sindaco di Aversa ha consegnato delle brevi note che mettono in evidenza la storia della città ed i suoi punti forti. L’incontro, durato più di un’ora con il responsabile operativo del Ministero della Cultura è servito alla delegazione aversana per capire modalità e tempi della candidatura, con il dott. Merlino che ha molto apprezzato quanto il Sindaco gli ha raccontato, con entusiasmo e passione, della nobile prima contea normanna d’Italia. Matacena ha sottolineato naturalmente l’importanza che ha per Aversa la candidatura a Capitale Italiana della Cultura anche come segno di riscatto di un territorio che fa parte della Terra dei Fuochi e che ha bisogno di voltare pagina, puntando decisamente sulla sua storia e sulle sue emergenze culturali, artistico-monumentali ed enogastronomiche. Rufino ha sottolineato altri aspetti importanti, e non secondari per una “candidatura” forte che punti al titolo, come la presenza di una realtà associativa e del terzo settore numerosa e qualificata. Federica Turco ha evidenziato la presenza ad Aversa di tanti monumenti, simboli e luoghi identitari. Nicola De Chiara ha, invece, inquadrato la candidatura nella non trascurabile celebrazione dei mille anni di storia, che coincidono per Aversa con la nascita della prima contea normanna d’Italia e per il Mezzogiorno con l’arrivo di quei Normanni che fonderanno sulla nostra penisola le basi dello stato moderno ”La giornata non si è esaurita con l’incontro con il dott. Merlino. La delegazione aversana ha incontrato Uccio Missineo, un prof. di Marketing Aziendale e Culturale, amico personale dell’Assessore Rufino. Missineo, che ha contribuito – prosegue il comunicato – alla realizzazione del dossier della città di Catania, tra le pretendenti al titolo di “Capitale Italiana della Cultura” per il 2028, ha dato dei consigli preziosi sulla preparazione del dossier che dovrà presentare la nostra città. Matacena e la delegazione aversana hanno, infine, partecipato alla Mostra “Roma Terzo Millennio”, al termine della quale hanno potuto incontrare l’on. Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Una giornata intensa, dunque, che è servita a mettere le basi ad un progetto ambizioso quanto importante in grado di cambiare certamente la rappresentazione della nostra città e del nostro territorio di riferimento, ma nel quale tutti devono credere senza distinzione di partito o di colore politico. E’ quello che il Sindaco di Aversa, Francesco Matacena, auspica “perché la candidatura di Aversa a “Capitale Italiana della Cultura” è un’occasione che non possiamo perdere per promuovere a livello nazionale ed internazionale il nostro territorio”.