MENTRE SINDACO E MAGGIORANZA SI ACCAPIGLIANO PER LE POLTRONE, AVERSA RESPIRA VELENO FINO A TRE VOLTE OLTRE I LIMITI

MENTRE SINDACO E MAGGIORANZA SI ACCAPIGLIANO PER LE POLTRONE, AVERSA RESPIRA VELENO FINO A TRE VOLTE OLTRE I LIMITI

Mentre la maggioranza litiga furiosamente per un posto in giunta e il sindaco pensa solo a non tornare a casa, Aversa respira aria velenosissima. No, non è una metafora: in città, l’inquinamento atmosferico ha pericolosamente superato tutte le soglie di legge, ma dal Comune non arriva alcun provvedimento a tutela della salute pubblica.

Questo sito porta all’attenzione delle Autorità competenti e dell’opinione pubblica una situazione di grave e documentato rischio per la salute che sta vivendo Aversa, dove (anche) l’aria è fuori legge. Negli ultimi giorni, la centralina dell’Arpac di via Corcione (liceo “Cirillo”) ha registrato polveri sottili PM10 fino a 140 µg/m³, vale a dire quasi tre volte il limite massimo di 50 µg/m³ previsto dalla legge. Non un episodio isolato, ma un segnale grave e ripetuto di un’emergenza sanitaria strutturale. Però, mentre gli aversani respirano aria fortemente tossica, il sindaco Franco Mata-cene (e giunta, fino a quando c’era) resta immobile, perché, da settimane, è in altre faccende affaccendato per garantirsi la permanenza sulla poltrona.

In tema di superamento dei limiti di inquinamento dell’aria, gli obblighi e le responsabilità delle pubbliche autorità (il sindaco, in primis), sono regolati da un quadro normativo preciso. Il sindaco è autorità sanitaria locale e la giunta l’organo esecutivo che deve supportare e rendere operative le decisioni urgenti. La legge, infatti, impone al sindaco l’adozione di ordinanze contingibili e urgenti per ridurre immediatamente l’esposizione della cittadinanza ai gravi rischi dell’inquinamento. In presenza di superamenti così imponenti, non intervenire non è una scelta neutra: è una precisa responsabilità istituzionale e politica. Sindaco e giunta hanno da tempo i dati, gli strumenti e il dovere di agire, ma nulla sinora è stato fatto, e nessun alibi possono accampare. E così, mentre nel palazzo si continua a litigare furiosamente su rimpasto e incarichi, la salute pubblica viene lasciata senza tutela. Il prezzo, però, lo pagano i cittadini. Livelli di PM10 (polveri sottili) a 140 µg/m³ comportano: consistente rischio per bambini, anziani e fragili; aggravamento di patologie respiratorie e   cardiovascolari; esposizione generalizzata a un inquinamento le cui conseguenze, anche se non immediate, sono molto preoccupanti. Eppure, a tutt’oggi, non si è provveduto a nessuna ordinanza, a nessuna allerta sanitaria e a nessuna informazione chiara (come, ad esempio, blocco del traffico per alcune categorie di veicoli; targhe alterne; divieto di circolazione in determinate fasce orarie; chiusura temporanea di zone urbane -ZTL ambientali-; avvisi pubblici sui livelli di inquinamento; raccomandazioni sanitarie, specie per soggetti fragili; comunicazione delle misure adottate e della loro durata). Ad Aversa, tutto questo non è avvenuto: a fronte di superamenti fino a 140 µg/m³, non risultano provvedimenti adeguati, né sul traffico, né sulle combustioni, né sulle attività emissive, né sull’informazione sanitaria.

Il silenzio di sindaco (e giunta) è un atto politico, non una distrazione e la responsabilità ha nomi e ruoli. Chi governa Aversa conosceva i dati; conosceva i rischi; aveva l’obbligo giuridico (oltre che morale) di intervenire, ma ha scelto di non farlo.

Questa è la responsabilità che oggi viene posta sotto gli occhi della città e all’attenzione delle competenti Autorità. Aversa non chiede miracoli, ma chiede che chi governa faccia ciò che la legge impone. Quando l’aria che respiriamo arriva a tre volte oltre il limite consentito, non intervenire significa accettare consapevolmente che i cittadini respirino veleno. E su questo silenzio, sindaco e giunta, prima o poi, dovranno rispondere. Comunque, a parte ogni ulteriore considerazione e commento, va ricordato e sottolineato che quando la presenza di polveri sottili è così allarmante, il problema non è più solo politico e giuridico, ma, innanzitutto, sanitario e morale.