CRISI POLITICA: INTERVISTA IMMAGINARIA AL SINDACO FRANCO MATA-CENE
L’aggrovigliata situazione politica creatasi dopo lo scioglimento della giunta comunale e l’apertura della crisi politica hanno generato in città un clima di inquietudine reale. Tutti si chiedono cosa accadrà, se, come e quando si formerà una nuova giunta e quale sarà il nuovo assetto del consiglio comunale. Abbiamo quindi avvertito l’esigenza di intervistare il sindaco Franco Mata-cene su alcune domande che gli aversani gli pongono da tempo – senza mai ottenere risposta – e per conoscere tempi e modalità di risoluzione della crisi.
Ben consapevoli, però, dei suoi pressanti impegni, dei suoi giri turistico-politici attraverso l’arco costituzionale e del fatto che non ci avrebbe concesso nemmeno un minuto, siamo stati costretti a immaginare quali potrebbero essere le sue risposte.
Insomma, un’intervista immaginaria… che potrebbe non essere lontana dalla realtà.
Domanda: Sindaco Mata-cene, dall’inizio della sua sindacatura la sua posizione politica è cambiata più velocemente delle previsioni del meteo e dalle sue dichiarazioni non è facile comprendere quale sia e quale sarà il suo percorso. Ci dice cosa sta succedendo? Può essere più chiaro?
Risposta: Nulla di strano. Io sono coerentissimo. La mia idea è sempre la stessa: rimanere sindaco. Sono disposto a tutto pur di non tornare a casa, anche a diventare la mascotte di qualsiasi forza politica, se serve. La mia non è una scelta politica: è sopravvivenza, quasi una forma di biodiversità istituzionale.
D.-Ma non pensa che un minimo di stabilità politica sarebbe utile?
R.- Certo! Infatti la stabilità la cerco ogni volta in partiti o liste diverse. È come il Wi-Fi: se non prende, ti sposti in un’altra stanza e risolvi il problema.
D.- Molti aversani hanno notato che lei passa da un’area politica all’altra con notevole agilità e con grande indifferenza.
R.- Non è agilità. E’talento. È da sempre la mia attività naturale, fisiologica. E poi spostarsi da destra a sinistra e viceversa o vagare tra centro, centrodestra e centrosinistra o stare a mezz’aria brucia più calorie di una sessione di palestra. Sto in formissima grazie agli schieramenti politici mutevoli e ai miei funambolismi a saltellare da una parte all’altra con motivazioni che a volte non capisco nemmeno io che le illustro. Ma, mi raccomando, questo non lo scriva, eh!
D.- I suoi consiglieri, infatti, dicono di non capire più in che coalizione si trovano.
R.- Per la verità, nemmeno io. È per questo che ogni mattina faccio il “partito del giorno: lunedì centro; martedì destra; mercoledì sinistra; giovedì civico; venerdì spirituale; sabato uno qualunque. Domenica riposo, ma sempre in maggioranza. Non si sa mai. E poi vado a messa, che una mano dal cielo non guasta.
D.- E quando l’accusano di trasformismo, come reagisce?
R.- Non mi offendo: io sono per la multilateralità fluida, per la plurifedeltà espansa e per una cross-ideologia dinamica supportata da modalità arricchita da integrazione e interazione. E’ chiaro, no? E’ una formula che significa tutto e niente. Ma lei faccia finta di avere capito. Anzi, se ha capito, dopo la spieghi a me. Io sono oltre: sono un liquido, un gas, un vapore politico. Mi adatto al contenitore che mi ospita: lista, partito, comitato, gruppo civico, condominio, compagnia di amici, tavolata al bar. Sono l’unico sindaco che può stare in maggioranza e opposizione contemporaneamente, a seconda dell’interlocutore. Pensi, mi ha studiato pure la NASA. E poi io sono impermeabile a ogni critica. Ho una faccia di gomma più resistente di uno pneumatico Pirelli cinturato: su di me rimbalza tutto ciò che non mi conviene. E‘una delle numerose ed eccelse qualità che mi riconosco. Me lo ha detto anche il medico che mi ha visitato e ha visto le analisi: complimenti sindaco, lei ha nel sangue una percentuale di elastina talmente alto che potrebbe rimbalzare da un partito all’altro senza mai stancarsi.
D.- Ma davvero?
R.- Certo, guardi che mia madre mi chiama “taxi”: vado con chiunque, da chiunque, dovunque, in qualsiasi momento e cambio direzione su disposizione del capo. Che in questo momento sto servendo con grande e, naturalmente, solo momentanea fedeltà. Non lo posso esplicitamente rivelare, ma lei sa bene a chi mi riferisco.Basta un fischio, io arrivo, saluto, sorrido, prometto, rassicuro e, se serve, canto pure e spesso mi fermo anche a cena. Insomma, servizio pubblico completo: senza orari e senza regole. Pensi un po’, a proposito delle cene: alcuni mattacchioni mi hanno soprannominato Mata-cene. Simpatico, no?
D.- Ma, sia sincero, lei teme di perdere la poltrona?
R- Io temo solo una cosa: tornare a casa. Lì mi mettono a fare le cose che so fare bene, ma che ormai non faccio più da tempo, come portare fuori la spazzatura, condurre il cane a fare pipì, andare al supermercato o alla Posta per fare le raccomandate. In Comune almeno posso delegare. A casa no. Capisce? Per non scollarmi, preferisco cambiare partito, cognome, fede calcistica e segno zodiacale. Se serve, smetto anche di sorridere in permanenza e, se me lo chiede Forza Italia o il suo subcomandante divento pure ‘Sindaco azzurro-Puffo’, anche senza maschera, così risparmio pure.
D.- Infatti, voci di corridoio dicono che presto potrebbe cambiare partito o lista ancora una volta.
R.- Ma certo, che male c’è? Sto studiando l’opzione “Partito della Settimana”. Ogni venerdì un nuovo logo, una nuova famiglia politica e un nuovo comunicato stampa sorpresa. Anzi, fra poco avrò pure il mio portavoce, che è pronto ad adeguarsi ai miei slalom.
D.- Ma, insomma, qual è la sua filosofia politica?
R.- Molto semplice: Non seguo le liste o i partiti, sono loro che seguono me o io che seguo loro. Dipende, è la forma verbale che uso da sempre e in continuazione in una sola giornata. Io li apro, li chiudo, li cambio, ci entro, ci esco…li colleziono. Sono il filatelico della politica: ogni lista è un francobollo. L’importante è stare al centro della scena, parlare, mostrarsi, esistere, essere presente e apparire importante. Per me la politica non è amministrazione è presenza scenica. Che bello!
D.- C’è un partito che lei non prenderebbe mai in considerazione?
R.- Sì. Quello che non mi vuole. Ma, se devo dirle la verità, non esiste, perché io, in un modo o nell’altro, mi faccio sempre volere. Senza falsa modestia, le confesso che sono il migliore transformer che sta sulla piazza! Ma anche questo non lo scriva.
D.- Ma lei ha messo nel bilancio anche le sue dimissioni, nel caso in cui non riuscisse a ricostituire una nuova giunta con una sua maggioranza?
R.- Dimissioni… dimissioni, mi faccia un po’ pensare. No, non credo che il mio vocabolario contenga questo brutto termine. Certo, qualche volta ho fatto intendere, o minacciato qualcosa del genere, ma in maniera solo lontanamente ipotetica e comunque non ho mai usato quella brutta parolaccia. Figuriamoci! Me ne guardo bene. Per me, il solo pronunciarla rappresenta un peccato mortale che, naturalmente, mi guardo bene dal commettere. Mi comprenda, io sono un cattolico praticante, frequento il clero, gli scout, la Caritas le dame di S. Vincenzo, le congreghe, i circoli della Madonna dell’Arco. Non posso essere un peccatore politico.
D.- A proposito di Caritas, qualcuno, commentando e malignando sulla sua dichiarazione dei redditi, giura di averla vista più volte alla Caritas per ritirare il pacco di viveri di sussistenza. E’vero?
R.- Sono le solite esagerazioni. Figuriamoci. Al massimo, ci sarò andato un paio di volte. Non di più. Io quando non vado alle cene come invitato, sono molto frugale e un pacco mi basta per più di una settimana. Addirittura tre, se non evito i buffet istituzionali.
D.- Ma lei non si è mai pentito di questo suo comportamento ondivago, ambiguo?
R.- Il mio confessore mi aveva imposto il cilicio e l’autoflagellazione. Ma da quando sono sindaco ho smesso: non potevo rischiare di rovinare il tatuaggio della fascia tricolore che mi sono fatto incidere. Ma anche questo… mi raccomando, resti tra noi.
D.- Certo, stia tranquillo. Grazie Sindaco.
R.- Grazie a lei. Ma attenzione: il sindaco che le sta parlando ora potrebbe non essere lo stesso di domani. Dipende da quale tessera trovo in tasca.
Cari amici del blog, questo è quanto, non senza doverosamente informarvi che gli analisti politici sostengono che il sindaco Franco Mata- cene potrebbe entrare nella storia come primo uomo capace di attraversare l’intero arco costituzionale – ma anche oltre – senza spostarsi dalla sedia.
Quanto prima proveremo anche a intervistare qualche assessore in pectore.