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Intervento del Sen. Pasquale Giuliano

15.11.2025 di Nicola De Chiara
L’INTERVENTO SU NERO SU BIANCO DI NICOLA DE CHIARA
Sanità, rifiuti, giovani: le tre emergenze della Campania. Il rischio di un ritorno al passato

Nov 15, 2025 | Primo piano | 0 |

<font color="“#008000”" size="5" font="">L’INTERVENTO</font><br> Sanità, rifiuti, giovani: le tre emergenze della Campania. Il rischio di un ritorno al passato<br>

Sanità, rifiuti, giovani: tre parole che da decenni raccontano la fragilità della Campania, la sua identità ferita e la distanza tra le promesse di rinnovamento e la realtà di una gestione che cambia i nomi, ma non i metodi. Una sanità che cura a metà, un sistema dei rifiuti che non sa rinnovarsi, una generazione di giovani che, raccogliendo il disperato “fuitevenne” di Eduardo, fugge al Nord o all’estero.

Tre fronti che da decenni misurano il grado di modernità, speranza e giustizia di un territorio. Ed è su questi terreni che si gioca il futuro politico della nostra regione e la credibilità di chi oggi promette cambiamento, ma al tempo stesso stringe patti con chi quel sistema lo ha costruito, lo ha gestito per un decennio e ora vuole continuare a governarlo.

Sono tre emergenze che non dovrebbero richiedere propaganda e demagogia, ma solo un cambio di rotta autentico. Eppure, su questi temi cruciali, il patto elettorale tra Roberto Fico e Vincenzo De Luca si avvia a trasformare la promessa di rinnovamento in una resa alla continuità.

Sull’emergenza sanità, De Luca parla di “miracoli”. E, in effetti, se in Campania riesci a fare una risonanza magnetica in meno di sei mesi, un po’ miracolato lo sei davvero. Negli ultimi anni, qualche   segnale di miglioramento c’è stato: alcune reti ospedaliere oggi sono comparabili a quelle del Nord. Ma il dato strutturale resta drammatico: carenza di personale; liste d’attesa insostenibili (e talvolta letali), ospedali “deboli”, “viaggi della speranza” verso ospedali di Milano e dintorni, strutture private costrette a chiudere a metà anno per esaurimento del budget.

La promessa di Roberto Fico – “curarsi in Campania senza dover emigrare, eliminando le nomine politiche” – rappresenta, almeno nelle intenzioni, una discontinuità profonda rispetto alla logica che ha dominato la gestione De Luca. Ma come conciliare questa promessa con un’alleanza che poggia proprio su quel sistema politico-sanitario basato più sulla fedeltà che sul merito? Se la rottura non sarà netta, la Campania continuerà a smettere di curarsi o correrà a curarsi altrove.

L’alleanza tra Fico e De Luca – mediata dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e venduta come matrimonio tra esperienza e rinnovamento – si è ormai consolidata e appare piuttosto come un’unione tra passato e copia del passato. La “discontinuità” annunciata (come la dieta dopo Natale: tutti la proclamano, nessuno la comincia) è destinata a dissolversi nella solita continuità di metodi, figure e poteri. Soprattutto se la lista elettorale del”cacicco” (degradato a “ex” cacicco,  per decisione dei  suoi vecchi nemici, ora diventati nuovi alleati), nell’ipotesi di una vittoria del cosiddetto campo largo, dovesse riportare un successo significativo. In quel caso, il patto politico tra Fico e De Luca e la promessa di rinnovamento si trasformerebbero in una resa incondizionata alla continuità.

Sul fronte rifiuti, l’eterna emergenza è stata travestita da De Luca in un presunto successo. Lo “sceriffo” rivendica che “i rifiuti sono un ricordo” e magnifica il completamento della rete impiantistica. In realtà, qualche passo in avanti è stato fatto, ma in dieci anni si è trattato solo di un piccolo passo su un lunghissimo cammino, tant’è che il promesso smaltimento del “sistema montuoso” delle ecoballe del sito “Taverna del Re” è ancora lontano, e quel luogo rischia  di diventare patrimonio olfattivo dell’Unesco.

La Campania resta distante da una vera economia circolare, da una raccolta differenziata efficiente e da impianti di compostaggio e riciclo adeguati. Si continua a inviare rifiuti all’estero e a dipendere dai termovalorizzatori. E proprio su questo punto, con sconcertante leggerezza, Fico continua a proporre la chiusura del termovalorizzatore di Casoria, ignorando che senza di esso si rischierebbe di ripiombare nella drammatica emergenza dei tempi di Bassolino. Il suo sembra solo un ambientalismo da salotto, con vista panoramica sulle ecoballe. Nel suo immaginifico programma, Fico parla genericamente di una “transizione ecologica”, ma la sua alleanza con chi ha fatto del “controllo” e della gestione verticistica la cifra del potere non lascia presagire – anche in questo caso – alcuna discontinuità.  Il suo, a volere essere indulgenti, è solo un velleitarismo condito da parole d’ordine ammuffite e dalla consapevolezza di soccombere a politiche vecchie.

Quanto ai giovani – la generazione invisibile – nessuna emergenza è più dolorosa e angosciante di quella che li riguarda. Un quarto dei giovani campani non studia e non lavora, e quasi quattrocentomila ragazzi hanno lasciato la Campania in vent’anni. Mentre De Luca esibisce i dati di una ripresa occupazionale complessiva, resta la verità amara: la crescita riguarda soprattutto i più anziani e i lavori precari.

Fico parla di “agenda giovani”, di “innovazione” e  “distretti industriali”, ma, dietro questi slogan usurati (il solito e triste “bingo” politico: mancano solo “digitalizzazione” e “start up”, per completare la tombola) , non propone alcun vero cambio nella gestione delle risorse, delle università e dei centri per l’impiego. Naviga solo nel mare delle buone intenzioni, perdendosi e naufragando tra promesse vaghe e inconcludenti.

L’intesa tra gli ex nemici Fico-De Luca è stata presentata come una preziosa opportunità per unire esperienza e rinnovamento. In realtà, è solo un compromesso di sopravvivenza politica che salva i protagonisti, ma non i cittadini. La Campania non ha bisogno di compromessi, bensì di una vera rivoluzione amministrativa e culturale. Allearsi con chi ha governato per un decennio significa accettarne linguaggio, metodi, compagnie e reti di potere e tutto l’ambaradan contenuto nello zaino del passato, con la conseguenza che le promesse di discontinuità si sono già consumate nel nefasto abbraccio tra i due alleati.

La Campania non può accontentarsi di restyling, slogan con la vernice fresca e un rinnovamento di seconda mano confezionato in un imballaggio di compromessi. Ha bisogno di verità e coraggio, perché cambiare tutto per non cambiare niente non è rinnovamento: è solo il passato che si traveste  da futuro (“Il Gattopardo” docet).

Per uscire davvero da queste tre emergenze servono obiettivi misurabili, tempi certi, motivazioni convincenti e persone credibili. Servono atti coraggiosi, non alleanze di convenienza e di potere.  Se Fico avesse davvero voluto un futuro diverso, distante da quello attuale, avrebbe dovuto dimostrarlo rompendo quelle logiche che ora ha finito per abbracciare.

Il grillino lo sa, o almeno lo dovrebbe sapere: in caso di vittoria, le scelte vere di governo finiranno comunque nelle mani del più forte. E in questa storia, il ruolo del protagonista, non è certo il suo. Perché, diciamolo pure, non ha la statura politica, né la forza, né competenze per invertire la rotta. In Campania, il potere si divide sempre allo stesso modo: c’ è chi comanda e chi, da comparsa, applaude. Perciò, in caso di vittoria, Fico potrà pure scaldarsi le mani, ma non per celebrarla: solo per applaudire, acconsentire e obbedire.

di Pasquale Giuliano

Categorie Politica
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