Palazzo dell’Amnesia, Dove nessuno sa, nessuno decide, tutti recitano e qualcuno, se non si ritiene accontentato, tenta di sfondare le porte con un pugno.

Palazzo dell’Amnesia, Dove nessuno sa, nessuno decide, tutti recitano e qualcuno, se non si ritiene accontentato, tenta di sfondare le porte con un pugno.

Benvenuti ad Aversa, capitale dell’arte  dell’improvvisazione amministrativa, patria del “non so”, del “non ricordo” e dell’immortale “non compete a me”. Un luogo magico dove i problemi non si risolvono, le colpe evaporano e le decisioni si prendono solo se non disturbano la cena o non mettono in pericolo il fine mese.

A dominare la scena, Franco Mata-cene, sindaco multitasking: forbici per tagliare nastri, posate per buffet, microfono per sermoncini e canzonette, fascia tricolore per processioni e cerimonie. Sempre sorridente, sempre compiacente, sempre presente ai buffet con pancia di ordinanza, sempre assente quando serve.
Dei problemi, delle questioni serie, invece, viene a sapere tutto dopo, dai giornali o dai social, come un cittadino qualsiasi, o almeno così dice e (sper)giura. Legge, finge di stupirsi, commenta e poi passa oltre, sorridendo. Il suo superpotere? La smemoratezza selettiva come arte di governo. Il suo motto? “Non ricordare mai ciò che può costare caro.” Per lui, la memoria è come la raccolta differenziata: si fa solo quando conviene.

Ultima puntata della telenovela comunale: un amministratore infuriato che, non essendo stato accontentato, sfonda (o quasi) la porta di un ufficio. Un gesto simbolico, perché da quelle parti le porte si aprono solo per chi conviene. La brava dirigente all’urbanistica, Danila D’Angelo, sfinita, esasperata da mesi di prepotenze, finalmente mette tutto nero su bianco: situazione ingestibile, clima tossico, caos gestionale. Il sindaco, con la solita espressione di sorridente meraviglia, reagisce come sempre: “Davverooo? Non ne sapevo proprio nulla. Faccia subito i nomi, riferisca!” Peccato che quei nomi, con annessi e connessi, glieli avessero già consegnati, più volte, più chiari e più forti del suono delle campane alle processioni. Ma per Mata-cene la memoria è facoltativa, un optional da attivare solo quando serve alla ribalta. È, infatti, il testimonial perfetto del vuoto di memoria: per lui dimenticare quando gli conviene è una strategia di sopravvivenza politica. Promette e smentisce contemporaneamente in tempo reale, come un illusionista del consenso. Le sue (non)verità hanno la durata di un Tik-tok e sono scritte sull’acqua, specie quando sono imbarazzanti.
Nel frattempo, dentro il Palazzo dell’Amnesia, la sceneggiata continua. Dopo le dimissioni della segretaria comunale, costretta a dimettersi perché stanca di assistere a uno spettacolo dove l’improvvisazione è prassi, l’inefficienza impera, la sana politica latita, la violenta protervia di alcuni esponenti dell’amministrazione tocca vette inesplorate, ora anche un’altra dirigente sta preparando le valigie e si prepara a uscire di scena. Gli uffici affondano nel disordine, i dipendenti arrancano e il clima è quello di una tragicommedia senza regia. E lui? Sorride, finge stupore, recita la parte dell’innocente, accondiscende, evangelizza, promette, rassicura consegnandosi ai selfie.  Insomma, un Pinocchio istituzionale che, quando gli conviene, dice di non sapere mai niente, ma riesce sempre a esserci nella foto giusta.

E mentre la città si dibatte tra emergenze varie e affonda tra caos e silenzi, ecco l’ultima perla della gestione Mata-cene: il contratto dell’igiene urbana in scadenza a giorni, senza che nessuno abbia pensato a un nuovo bando. Soluzione geniale? La solita: una proroga, la formula magica del “non ce l’abbiamo fatta, ma fingiamo che vada tutto bene e vi giuriamo che tutto è sotto controllo”. Del resto, ad Aversa pianificare è peccato: meglio improvvisare, meglio correre dietro alle emergenze, che però non si creano da sole, come la vergognosa sospensione della mensa scolastica. Qui, più che amministratori, servirebbero soccorritori, gente capace, amministratori credibili.
Come tempo fa aveva suggerito l’opposizione, a questa amministrazione non serve un ufficio stampa: basta il copione del sindaco. Finta sorpresa, dichiarazioni generiche e fumose, vane promesse di “verifiche interne”, smentite, sorrisi e selfie a profusione in cui proclama che “ tutto va bene, madama la marchesa ”. E poi di nuovo la sigla, pronti per la prossima puntata della soap comico-istituzionale del Palazzo più longeva del Sud Italia. L’importante è che gli attori restino sul palco e si presentino puntuali, a fine mese, alla cassa. Fuori, però, la città non ride più. Il sipario è calato da tempo. Aversa non ha bisogno di un comico con la fascia tricolore. Ha bisogno di un amministratore vero e di una squadra credibile, in grado di amministrare una città come la nostra.