C’era una volta un’amministrazione “di centrosinistra”. Nacque tra applausi, bandiere e benedizioni deluchiane, sulle ali del verbo progressista, dei valori democratici e delle buone intenzioni. A impostarla, a sorreggerla e a guidarla, il solito colonnello di provincia — il consigliere regionale Giovanni Zannini — , allora devoto al verbo e alle liturgie del feudo di Vincenzo De Luca e beneficiario delle concessioni e delle elargizioni del “cacicco” campano. Poi, come nelle migliori favole, arrivò la conversione sulla via del potere. Zannini abbandona il tempio deluchiano per accasarsi nel centrodestra – nella speranza di un suo prossimo salto parlamentare- e improvvisamente tutta la geografia politica della maggioranza comunale aversana si sposta di qualche grado a destra. I miracoli “politici”, si sa, specie da noi, accadono ancora: bastano un paio di telefonate e la rosa rossa del “centrosinistra” appassisce per rinascere, ad Aversa, nel giro di una notte, sotto forma di tricolore azzurro. E qui entra in scena Franco Mata-cene, il sindaco-Sancio Panza, fido scudiero del potente di turno. Non guida, si lascia guidare; non decide, attende segnali dal castello del potere. Se ieri il vento spirava da Palazzo Santa Lucia, oggi soffia da tutt’altra parte — ma lui, con encomiabile prontezza, piega la vela al nuovo vento zanniniano senza neppure fingere un sussulto di dignità, ma continuando a indossare il canonico e vuoto sorrisetto. Del resto, che male c’è? “Si governa per il bene del paese”, ripetono gli apparenti suoi fedelissimi, come se la coerenza fosse un capriccio per anime pure. Intanto, i cittadini assistono a uno spettacolo tragicomico: un’amministrazione nata nel nome di De Luca , sotto la regia, la conduzione e “protezione” di Zannini, che ora si ritrova a fare inchini davanti a chi fino a ieri veniva additato come “nemico politico”. Sembra di guardare un cinepanettone: cambiano le insegne, ma i protagonisti restano sempre gli stessi, intenti a spartirsi briciole di potere, illusioni di autonomia e speranze di ricompense.
La verità è che questa amministrazione non ha mai avuto un’anima politica , ma solo un padrone. E come ogni fedele scudiero, il sindaco Mata-cene-Sancio Panza non si chiede dove va il suo cavaliere: si limita a seguirlo, anche se ha del tutto invertito la marcia. Oggi, dunque, la città si scopre “di centrodestra”. Non per scelta, non per voto, ma per trasfusione d’interessi, di ogni genere, natura e provenienza. Un passaggio di campo fatto con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli, ma con la certezza che nessuno, o quasi, avrà il coraggio di protestare apertamente. Chi osa criticare il potente di turno rischia di essere tacciato di ingratitudine e di essere svelato per le gratificazioni ricevute. Eppure, un dubbio resta. Ma se domani il vento cambiasse ancora direzione e se Zannini trovasse un nuovo approdo, magari più conveniente (naturalmente per lui), dove andrebbero il nostro ineffabile Sancio Panza e l’armata in cui si è imbrancato? Sicuramente ovunque ci sia un cavallo da montare, un cavaliere da servire e un sigillo o una coccarda da esibire. Ma, vivaddio, questa non è politica. È equilibrismo da sopravvivenza, inseguimento ossessivo del potere, caccia alla poltrona praticata da chi è convinto che in politica non hanno senso dignità, coerenza, decoro e onore. Per fortuna, che la città, quella vera, ha occhi per vedere e sa distinguere tra chi serve la Comunità e chi serve soltanto il padrone di turno per proprio vantaggio e a scapito della Comunità .