La sindrome del “Mai firmato, ma prorogabile”: il tragicomico spettacolo dell’ipocrisia istituzionale

È curioso osservare i nostri amministratori (sindaco e assessori in testa, con il codazzo di alcuni dirigenti comunali) improvvisarsi interessati interpreti della normativa amministrativa, ma solo quando serve per scaricarsi e scaricare responsabilità di ogni genere. Per settimane si sono scagliati con vari e indecorosi metodi e modalità contro la segretaria generale del Comune Emanuela De Chiara, che, con competenza, rigore e senso dello Stato, ha, in sostanza, osato affermare, per esigerne il rispetto, un concetto elementare: non si può prorogare il contratto per la mensa scolastica perché non è mai stato firmato dalle parti. Un contratto della cui “anomalia” fino ad ora – e a più di un anno dall’amministrazione Mata-cene – nessuno si era accorto o, pur essendosene accorto, si era girato dall’altra parte senza porvi rimedio. Apriti cielo! La colpa non è riconducibile (pur senza prospettare, al momento, altre e verosimili ipotesi) alla superficialità con cui si è gestito un appalto fondamentale come quello della refezione scolastica, nooo! La responsabilità è e non può essere che della segretaria comunale, “colpevole” di non avere voluto firmare un atto illegittimo e di avere quindi preteso l’osservanza della legge, della trasparenza e della correttezza.

Dopo aver alimentato polemiche sconvenienti e costretto la segretaria comunale alle dimissioni per aver fatto semplicemente il suo dovere (cioè, si ribadisce , esigere il rispetto della legge), gli stessi paladini e giuristi del “si può fare”  si sono precipitati con la cenere sul capo e la coda tra le gambe davanti al Prefetto di Caserta e in ginocchio hanno confessato: “non si può fare”, tanto è vero che poi noi non lo abbiamo fatto, non abbiamo firmato la proroga di quel contratto e non la firmeremo:  ha ragione la segretaria! In delegazione, con in testa il sindaco Franco Mata-cene e a destra e a sinistra i suoi angeli custodi Paola Oro e Giovanni Gangi, hanno compiuto, da pentiti, il pellegrinaggio a Caserta per tentare di salvare sé stessi e rimediare in qualche modo alla figuraccia. La Prefettura, infatti, riconoscendo le buone ragioni della segretaria, aveva “imposto” al sindaco di sottoscrivere la richiesta di De Chiara per la risoluzione del suo contratto.  Mata -cene in un primo momento si era rifiutato di sottoscriverla perché De Chiara, nell’informare il Prefetto del clima di avversione creatosi nei suoi confronti e della sua conseguente intenzione di lasciare l’incarico,  l’ aveva anche informato  delle “irrispettose”  pressioni subite per indurla a firmare la illegittima proroga del contratto di refezione scolastica.

In Prefettura, magicamente, la verità tanto osteggiata è dunque emersa e i gli ex raffinati e interessati cultori e interpreti della normativa amministrativa hanno dovuto ufficialmente ammettere e riconoscer: sì, la segretaria aveva proprio ragione, il contratto non firmato non si poteva prorogare.

ll “capolavoro” di quanto accaduto non è tanto l’errore – umano, per carità – ma l’arroganza con cui si è tentato di trasformare un atto legittimo e corretto in una “lite” strumentale per coprire incapacità e omissioni, il comportamento integerrimo   della segretaria in una sua colpa, fino al punto di indurre alle dimissioni chi difendeva la legalità. E ora? Tutti insieme, dopo avere ammesso con il loro pellegrinaggio in Prefettura che avevano torto marcio, con questa loro figura di palta sono disperatamente alla ricerca di una soluzione, una “pezza” per coprire incompetenza, protervia, inefficienza e affrontare le legittime e giuste proteste delle famiglie degli alunni, ridotti a sostituire il giornaliero pasto caldo con un panino portato da casa.

Questa è l’ennesima medaglia di palta che Mata-cene & company si sono appuntati su un petto ormai affollato di analoghe patacche. Un’altra, poi, di cui possono fregiarsi è anche quella relativa alla vergognosa lettera trasmessa in Prefettura, con la quale hanno subdolamente tentato di addebitare alla segretaria inesistenti sue inadempienze, nel miserevole tentativo di screditarla. La lettera è anonima, anche se in calce, ma non firmata, si legge il nome e il cognome di un assessore. Questo compassionevole stratagemma, con le sue insulse modalità, non merita alcun commento perché si commenta da solo e dà la vera ed esatta immagine di chi,  purtroppo, sta amministrando Aversa.

Dopo tutto quanto è accaduto e sta accadendo, la vicenda non può in alcun modo ritenersi conclusa o   dimenticata, almeno quanto alle conseguenze che vanno esaminate e vagliate da ogni punto di vista, politico e non.  È indispensabile che si intervenga per acquisire tutta la relativa documentazione e accertare le esatte dinamiche dei fatti, dalle quali traspaiono circostanze, omissioni, sospette tolleranze e tempi che esigono attenzione e solleciti interventi della Legge. Comunque, va registrata la notizia che, secondo quello che in molti da giorni danno per avvenuto, sarebbero già stati inoltrati dettagliati esposti e denunce a tutte le Autorità competenti per chiederne il loro sollecito intervento e la emissione di eventuali provvedimenti.