A settembre inoltrato, ma devastante come un furioso temporale d’agosto, è arrivato il provvedimento. La dirigente comunale del settore Paola ORO (nomen omen, data la materia che tratta), a quanto si apprende dai social, ha ridotto la indennità di carica a sindaco e assessori. Non è ancora noto Il tenore del provvedimento, ma è da presumere che si sia ritenuto che Aversa., data la sua realtà demografica, è una città con meno di 50.000 abitanti e che pertanto vanno applicate le conseguenti indennità di carica; che sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle finora erogate e relative a città con più di 50.000 abitanti. Decisione, si noti, che comporta un risparmio mensile ragguardevole per la nostra città. Perciò, Il teatrino, al momento è finito. Non ci eserciteremo sulla problematica giuridica che sorregge la decisione. La lasciamo ai giuristi di vaglia. Anche se, per pratica professionale, da modesti “frequentatori “di disposizioni normative e regolamentari, sul punto abbiamo una nostra convinzione. Ci limitiamo quindi, al momento, a osservare e ad aspettare con vigile pazienza la conclusione della vicenda. Tuttavia, non intendiamo esonerarci dal fare alcune critiche politiche, anche se già accennate in precedenti interventi su questo blog. Dunque, ora inizieranno i giri di giostra di questa amministrazione: “non sapevamo”, “ci siamo attenuti”, “faremo ricorso”; magari anche; “è colpa della vecchia amministrazione”, il solito rifugio di chi governa e non vuole assumersi responsabilità. Ma il punto resta: mentre la questione montava tra atti, interventi consiliari e su stampa e social e l’indignazione pubblica era evidente perché aspettava risposte che non arrivavano, c’era tutto il tempo per chiarire, correggere, intervenire, anche ricorrendo a una soluzione “tampone”. E invece si è scelta la via più comoda ma anche più redditizia: il silenzio “stipendiatissimo”. Complimenti, sindaco Mata-cene. Complimenti a chi ti ha seguito in questa brillante strategia dello struzzo: testa sotto la sabbia, portafoglio ben saldo sopra. Ora che le cene rischiano di diventare più leggere, almeno per il portafoglio pubblico, non ci resta che chiederci: ma questa è stata solo incompetenza o furbizia? In entrambi i casi, il risultato non cambia. Nessun fiato. Nessuna presa di posizione. Nessuna comunicazione. Nessun atto formale è stato fatto per chiedere chiarimenti o, quantomeno, anche per ragioni etiche e in presenza per lo meno di dubbi, per ridursi l’indennità in via cautelare. Sarebbe stato un gesto dignitoso. O almeno di buon senso. Ma si sa, il buon senso, a volte, fa paura più del dissenso di assessori e consiglieri di maggioranza. E’ stata quindi seguita la linea più utile e conveniente: profilo basso, voce afona, conto in banca alto. Per settimane e settimane si è finto che il problema non esistesse. “Non disturbiamo il manovratore”, si saranno detti sindaco, assessori e anche maggioranza, considerato che non è inverosimile presumere che alcuni dei suoi componenti molto vicini ai “rispettivi” assessori possano indirettamente “godere” dei benefici di una maggiore indennità. Eppure, le soluzioni, guarda un po’, c’erano e sono state più volte e ben evidenziate pubblicamente: si poteva, come detto, agire in via cautelativa e ridurre temporaneamente le indennità in attesa di chiarimenti. Si poteva interpellare il Ministero dell’Interno o quello delle Finanze, farsi dare un parere formale o anche non ufficiale, chiarire i numeri. Si poteva – udite udite – perfino chiedere un parere legale. E qui viene il meglio. In maggioranza e in giunta ci sono fior di avvocati, un concentrato di alta competenza giuridica da fare invidia e da “sfruttare” convenientemente. Ma, a quanto pare, non si fidano nemmeno tra di loro. Nessuno ha nemmeno proposto di scrivere due righe di diffida, nessuno ha suggerito un interpello, un’istanza, un’azione concreta. Nessuno ha avviato una semplice interlocuzione anche telefonica con il Ministero, una verifica con l’ANCI. Forse temevano che, chiedendo chiarimenti, le indennità sarebbero state bloccate davvero? E allora… meglio far finta di niente. Meglio aggrapparsi al torpore. O, più semplicemente, avevano paura che la verità arrivasse troppo in fretta… insieme al taglio delle indennità? Hanno in pratica preferito quel silenzio strategico che in politica significa solo una cosa: “intanto incassiamo, poi vediamo”. Già, perché, mentre la polemica infuriava ad opera di consiglieri d’opposizione, cittadini e anche semplici “curiosi” della democrazia, dentro il Palazzo si praticava la nobile arte dello “stai zitto e porta a casa”. E così le indennità – quelle piene, da città con più di 50.000 abitanti – sono continuate a fluire tranquille, serene, consistenti, mensili. Come una rendita di posizione. O come un premio per l’inerzia. Ma, purtroppo, con un possibile danno per la città di ben 190.000 euro annui! Ora però tutto sembra finito. Il provvedimento, stando ai social, è nero su bianco. E mentre il sindaco si diletta e si realizza a postare le sue solite foto e i suoi video istituzionali tra tagli di nastro, caffè e cene sociali, presenze su cantieri munito di chiave a pappagallo o cazzuola, nessuna riga di scuse, nessuna ammissione, nemmeno un mea culpa è stato sinora pronunciato; e chissà se sarà pronunciato, se non per scaricare tutto sulla “povera” dirigente Paola Oro. Anzi, ci scommettiamo: anche stavolta tutti coloro che hanno osato porre la domanda giusta verranno definiti e considerati perfidi provocatori. Il solito vecchio e ormai risibile vizio: chi chiede trasparenza viene trattato come un sabotatore. Chi tace e fa finta di niente, invece, è istituzionale.