di Pasquale Giuliano dal Corriere del Mezzogiorno di Giovedì 4 settembre
Nel teatro fluido e paradossale della politica italiana, oggi si assiste a una evoluzione tra il comico e il grottesco, come se la commedia dell’arte si fosse fusa con i manuali di scienza politica. La notizia è quella dell’accordo per la spartizione della Campania tra il 5 stelle Roberto Fico, il disoccupato assurto a Presidente della Camera dei Deputati; Vincenzo De Luca, il veterano presidente della Campania apostrofato dai suoi nemici di ieri ma alleati di oggi come il cacicco, lo sceriffo, il ras da commissariare e da epurare; Giuseppe Conte, il cesellatore di ambiguità , una sorta di Wanna Marchi della politica che, invece dello sciogli-pancia, promette lo sciogli-povertà ; Elly Schlein, segretaria di un partito ormai immaginario di cui si dichiara guida e di cui sembra essere l’ultima passeggera di un treno che ha già cambiato direzione, conducente e destinazione.
A rendere il quadro più intricato e policromo è subentrata anche l’acquiescenza della componente cosiddetta “ribelle” del Pd, che da tempo – meritoriamente e con forza – aveva inappellabilmente scomunicato “l’impresentabile” De Luca. Si potrebbe parlare, senza timore di esagerare, di un appecoronamento selettivo: la resa silenziosa di coloro che, dopo aver brandito l’orgoglio dell’opposizione interna e preteso a gran voce la emarginazione del “cacicco”, si sono ora piegati con docilità al nuovo ordine. Chissà, forse in cambio di una candidatura o, più tristemente, per il timore di scomparire in un’irrilevanza sempre più affollata?
Ebbene, tutti gli stipulanti di questo sconcertante patto con Fico – i quali fino a ieri gli sparavano contro palle infuocate- oggi, pronubo il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, si sono riconciliati con lui e lo inglobano nell’asse di potere campano, comprensivo del figlio di De Luca, annunciato – unico candidato – nuovo segretario regionale del Pd (si sa,” i figli so’ piezze è core” ).
Così patteggiando, pero, stanno elevando la figura del già vituperato disoccupato Fico, “di uno senza arte, né parte”( copyright De Luca) ad arbitro dell’epicentro di una negoziata e indegna spartizione tra vecchio e nuovo potere. Contrariamente, peraltro, all’ammiccante segnale che si vorrebbe dare di una asserita strategia volta a cooptarne l’appartenenza. Ma, in effetti, per legittimare Fico come unico gestore dei nuovi equilibri territoriali di comando (per non farlo apparire ai puristi dell’ortodossia grillina come il “traditore”), Giuseppe Conte continua a infittire con De Luca un dialogo ufficialmente inesistente, perché giocato su non detti, “convergenze parallele” e gesti d’intesa che parlano più di cento comunicati stampa.
Povera e derelitta Campania! Ogni ipotesi di alternativa a don Vincenzo De Luca (collezionista di tutte le aziende sanitarie locali e ospedaliere; gestore di collaudate reti clientelari generosamente supportate da lui da un decennio; unico attore protagonista di una comunicazione pseudo-politica che ormai appartiene al teatro dell’all’avanspettacolo) viene dunque sabotata non solo dai fedelissimi deluchiani, non solo dal Pd ufficiale, non solo dai grillini, ma anche da tutti quelli che nel Pd maledicevano l’odiato cacicco. Ora perfino costoro hanno preferito la sopravvivenza al declamato rinnovamento e anch’essi ambiscono a sedersi a tavola piuttosto che combattere onorevoli battaglie politiche. Anche per loro, evidentemente, l’appecoronamento è una ineludibile componente della politica: l’importante è che abbia una buona narrazione, che pochi possano accorgersene e che, comunque, passi sotto silenzio.
In realtà, il patto che tiene insieme Fico, De Luca, Conte e la stragrande parte del Pd sembra proprio una passeggiata tra macerie della politica, condotta da parte di coloro che, terrorizzati dalla paura della sconfitta e dalla emarginazione dalla gestione del potere, hanno smarrito la bussola etica, arrivando a piegare le identità ideologiche al servizio della loro sopravvivenza. E se ora anche gli ex “ribelli” si inginocchiano, lo fanno perché, evidentemente, hanno smesso di credere che si possa vincere senza ignobili compromessi.
Magistrato, ex parlamentare e sottosegretario alla Giustizia