SELFIE, TUBI; SCALPELLI E DISASTRI: LA SCUOLA CHE CROLLA MENTRE IL SINDACO SORRIDE

 

Mentre in una scuola il sindaco si mette in posa sorridente per il selfie insieme all’idraulico che, inginocchiato e con un casco in testa per fare scena, ripara un lavandino; mentre l’assessore si fa immortalare con la pennellessa in mano; mentre  un consigliere comunale, assistito da un assessore, contempla, in un’altra scuola, operai che lavorano in violazione di tutte le norme antinfortunistiche, negli edifici scolastici “si continua a crollare”. Letteralmente. È successo davvero: mentre si celebra quotidianamente la rituale liturgia dei selfie pre-apertura scolastica (“ genitori, popolo guardate come siamo presenti!”),  nella scuola primaria “Pascoli”, dove erano in corso ordinari lavori di piccola manutenzione, in un’aula, fortunatamente vuota, è venuto giù il soffitto. Non una metafora: pietre, calcinacci veri, pericolo reale. Altro che operazioni di “ordinaria manutenzione”. Che dire? Se solo bastasse una mano di vernice tirata in fretta e furia, la riparazione di un tubo di un lavandino eseguita sotto la supervisione del sindaco Matacene; se solo bastasse una story su Instagram per proteggere studenti, insegnanti e personale scolastico da strutture insicure, alunni e loro familiari, grazie a questi amministratori da spettacolo dei pupi, potrebbero dormire sonni tranquilli. Si, per la politica dell’amministrazione Matacene l’apparenza vale più della sostanza. E allora ecco i sopralluoghi inscenati come campagne elettorali, le foto con la scopa in mano, il sindaco che contempla la chiave a pappagallo dell’idraulico che ripara il lavandino, le dichiarazioni tronfie: “Le scuole sono pronte, accoglienti e sicure!”. Peccato che la realtà – quella vera, quella fatta di crepe, muffa e soffitti che cedono – non si possa filtrare con un’app. Il sindaco e l’assessore all’istruzione dovrebbe garantire sicurezza, pianificazione, interventi strutturali e programmazione seria. Invece, si preferisce fare i bravi figuranti in un teatrino d’immagine, mentre gli studenti, gli insegnanti e il personale dei collaboratori rischiano la vita sotto un controsoffitto marcio.

Esigiamo scuole sicure con le relative e obbligatorie certificazioni, non servizi fotografici. Vogliamo amministratori competenti, non testimonial di cartongesso. Perché a furia di raccontare favole sui social, prima o poi la realtà si vendica. E crolla. E, fortunatamente, l’aula, questa volta, era vuota.