Frati prigionieri della movida. “Siamo in ostaggio” 

La Chiesa di Sant’Antonio al Seggio

Tolte le transenne che delimitavano l’area antistante la chiesa, si è subito verificato ciò che in molti temevano: il sagrato è stato letteralmente invaso da tavolini e sedie dei locali

Uno scenario paradossale, ma purtroppo reale, quello che si sta vivendo ad Aversa, nel cuore del centro storico. La Chiesa di Sant’Antonio al Seggio, la prima al mondo dedicata al santo di Padova, si ritrova ancora una volta “prigioniera” della movida.

Tutto è accaduto in poche ore. Tolte le transenne che delimitavano l’area antistante la chiesa, si è subito verificato ciò che in molti temevano: il sagrato è stato letteralmente invaso da tavolini e sedie dei locali. Un’occupazione non solo dello spazio fisico, ma anche – e soprattutto – della dignità e del rispetto che un luogo sacro meriterebbe.

A pagarne le conseguenze, ancora una volta, sono i Frati Minori Conventuali, costretti a vivere e celebrare in un contesto in cui il raccoglimento e la sacralità cedono il passo al caos dei fine settimana.

Un luogo che altrove sarebbe un simbolo identitario, storico e religioso di primaria importanza, qui diventa sfondo per consumazioni, schiamazzi e mancanza di rispetto. Eppure stiamo parlando di un patrimonio della città, di una chiesa che ha un primato mondiale nella devozione antoniana.

Il paradosso è servito: per evitare l’assalto del sagrato, si è costretti a rimettere le transenne. Come a voler proteggere un luogo sacro da ciò che dovrebbe invece proteggerlo e valorizzarlo: la sua comunità.

Una situazione che richiede interventi urgenti e risolutivi, affinché la convivenza tra movida e culto non diventi uno scontro continuo. Perché Aversa, e soprattutto Sant’Antonio, meritano di più.