“Una voce poco fa…” e “Metti una sena a cena”: la giunta nasce a cena, senza però una portata: la dignità

I melomani sicuramente ricorderanno l’attacco della celebre cavatina del “Barbiere di Siviglia”: “Una voce poco fa…” E molti ricorderanno anche “Metti, una sera a cena”, il noto lavoro teatrale di Patroni Griffi poi trasfuso nel film da lui stesso diretto.

Ebbene, stamani mi sono venute in mente sia l’una che l’altra, dopo una telefonata di una persona molto addentro alle segrete cose della succube e “litoranea” politica aversana. E così, dopo quella “voce” telefonica, ho anche io mi sono esercitato ad immaginare una trama.

 Dunque: La giunta nasce a cena, senza, però, portata di dignità, o, se si preferisce, in un luogo non troppo lontano da Aversa, in un incontro destinato a ricomporre i nuovi equilibri dell’amministrazione comunale per risolvere l’ormai annosa crisi politica aversana.

 La nuova giunta, quindi, non nasce nei luoghi e con le persone deputate a formarla, né tra le proposte dei cittadini o dai programmi sbandierati in campagna elettorale, né dopo e a a seguito delle proteste di quei consiglieri o quel politico che avevano invocato la nascita dell’ormai famigerata giunta “di alto profilo” immaginata anche dallo stesso sindaco.

 Nasce, come ogni buona farsa politica che si rispetti, in una cena a quattro o cinque: due commensali con le mani sporche di vecchia politica, uno con la calcolatrice in tasca e uno con il menù, che si crede sindaco. Non tutti hanno sangue normanno nelle vene.

Eccolo, poi, il sindaco: arriva in ritardo. Forse perché stava cercando le sue deleghe nel cassetto vuoto della dignità. Entra nella sala riservata con passo incerto, si siede, sorride, annuisce e per rendersi simpatico inizia ad intonare una canzone in falsetto, ma subito lo zittiscono.

Le decisioni sono già prese. I piatti sono serviti, le portate assegnate. Lui? Si limita, sorridente e ossequioso, a prendere atto e ordina l’acqua frizzante, perché la lista degli assessori è già stata condita a dovere dal burattinaio che tira i fili da dietro la tovaglia.

La cena finisce tra brindisi e patti siglati con tovaglioli piegati in quattro.

La città può attendere, l’importante è che nessuno scontenti il manuale Cencelli, aggiornato alla versione “Clientela 2.0” e  con il prossimo aggiornamento “Provincia- Regione 1.0” .

 Il giorno dopo, il sindaco dovrà presentare ai giornalisti con aria grave e parole vuote: “Abbiamo scelto profili di valore, con attenzione al merito e al territorio. Le promesse sonno promesse e io non mi smentisco mai, anche se tutti affermano il contrario”.

Certo, come no. I nomi li ha visti per la prima volta tra l’antipasto e il dolce e anche brindato con acqua frizzante.  Ma il copione va rispettato. E se la città è stanca? Pazienza.

 La recita continua, i burattinai, con il capo in testa, applaudono dalle quinte e i burattini, deferenti e contenti, si inchinano.

 Pubblico e critica, all’unisono, commentano con la celebre frase del film: quella non era una tavola, ma una zattera.

Però, nella trama così immaginata e in questo giudizio critico, ci sarebbe da aggiungere: Si, ma una zattera “piratesca”, destinata, quindi, ad essere presa in consegna dalla guardia costiera.