Le fontane: anima liquida della città, non ricettacoli di inciviltà

 

C’è un elemento urbano che accompagna la storia delle città da millenni, testimone silenzioso del passare del tempo, specchio di civiltà, arte e progresso: la fontana. Nata come sorgente d’acqua accessibile al popolo, oggi spesso relegata a semplice arredo urbano, la fontana conserva ancora un valore simbolico, funzionale e culturale che non può e non deve essere dimenticato.

Il termine stesso — fontana, dal latino fons, fontis, ovvero “sorgente” — racconta una vocazione primaria: dissetare, offrire ristoro, raccogliere la comunità attorno a un bene prezioso. Nei tempi antichi, le fontane rappresentavano il cuore pulsante delle città, erano luogo di incontro, di conversazione, di vita quotidiana. Nelle colonie romane, rivestivano un ruolo sociale essenziale, mentre nelle residenze imperiali si trasformavano in simboli di potere, entrando nei giardini e nelle ville come manifestazioni di prestigio.

Col tempo, la funzione pratica ha lasciato spazio a quella estetica. L’età ellenistica prima e quella romana poi, con i loro ninfei decorati, ne esaltarono l’aspetto monumentale. Dopo una parentesi di oscuramento nel Medioevo, con l’avvento del Rinascimento e del Barocco le fontane tornarono a splendere, arricchendosi di statue, giochi d’acqua, simbologie raffinate. Ancora oggi, nelle piazze e nei parchi, offrono bellezza e identità, definendo lo spazio urbano e conferendo dignità e respiro ai luoghi.

Eppure, proprio queste opere — alcune antichissime, altre moderne ma pur sempre custodi di un’eredità importante — vengono troppo spesso trattate come meri ostacoli stradali, se non peggio. Ricettacoli d’immondizia, bersagli di atti vandalici, trasformate da alcuni in veri e propri orinatoi pubblici, le fontane soffrono l’incuria e l’indifferenza. Una ferita per la città e per i cittadini.

Non è solo una questione di decoro urbano: è un tema culturale. La cura delle fontane è lo specchio del rispetto che una comunità ha per se stessa, per la propria storia, per i beni comuni. Ogni fontana ha una storia da raccontare, ogni getto d’acqua è memoria liquida di un passato che continua a scorrere nel presente.

Le fontane non sono solo pietra e acqua: sono anima e civiltà. Non lasciamole degradare. Difendiamole, proteggiamole, riscopriamole. Solo così potranno continuare a essere quello che sono sempre state: il volto più limpido delle nostre città.

Se dunque questa è una conclusione condivisa evitiamo che il volto di Aversa possa essere “sporcato” dalle attuali e pietose condizioni della fontana di piazza Vittorio Emanuele.

Arch. Nicola Saverio Alcide Picone