Con l’intervista rilasciata pochi giorni fa a Teleclub Italia, il metasindaco Francesco Matacena, vestito con il sorriso d’ordinanza ed esternando un ottimismo da televendita, ha dato il meglio di sé ovvero il peggio della politica. Zero contenuti e straordinaria capacità di riempire l’aria di parole vuote e melliflue,promesse vaghe e un buonismo artificioso e artificiale che trasforma ogni problema in una illusione ottica. A tutto questo ha aggiunto, a sua insaputa, quella mimica espressiva di una verace incredulità che tradisce il dire e rivela il reale pensiero: in quello che dico non ci credo neanche io, ma spero che ci crediate voi cci caschiate. Il rosario delle banalità e dell’ovvio è stato recitato da Matacena con la solita novena: perché sì, perché no, perché ci vuole fiducia, perché insieme ce la faremo. E, in chiusura, il suo mantra copiato da un proverbio africano: da soli si va veloci ma insieme si va lontano. Però, come e quando non lo dice, non si sa, ma soprattutto non lo sa Forse con un po’ di magia, forse aspettando che gli astri si allineino. Ma ormai il suo carosello favolistico della recita sui buoni sentimenti e sugli onesti propositi è vistosamente contraddetto da un crudo ed amaro realismo che, come previsto, ha scoperto incapacità, mancanza assoluta di idee e di progettazione, assenza di un sano empirismo, perdurante inefficienza, colpevoli omissioni e spreco di risorse. All’ingenua autoillusione, alla teatrale illusione che si vuole ingenerare e alla declamata fascinazione sono subentrati sgomento, pentimento, e depressione degli aversani; moti e sentimenti che si incrociano e si autoalimentano giorno dopo giorno. La realtà cittadina è così deludente e deprimente che è proprio riprovevole tentare di lenirla con un buonismo posticcio e strumentale che non tiene conto dei crudi dettami dei fatti. Non è più consentito e accettabile abbandonarsi alla favola, al miracolo o sperare che la invivibilità si possa tollerare con l’ascolto di questi discorsetti parrocchiali recitati con toni preteschi. Gli aversani sono costretti quotidianamente a fare i conti con problemi concreti e assillanti, in una città alcollasso dovuto ad una politica che appare ispirata solo da interessi clientelari se non personali, incapace e inidonea a proporre soluzioni o rimedi, ma soprattutto motivata dalla sola preoccupazione di continuare a vivere nella sua bolla dorata: quella di restare attaccata al potere e quindi alla poltrona.
All’intervista, Matacena ha fatto seguire dopo qualche giorno una riunione con i componenti della giunta. Tra qualche giorno, poi, ha preannunciato, avrà un colloquio separato con ciascuno dei consiglieri di maggioranza. Facile previsione: Matacena, da sindaco celebrante, provvederà alla distribuzione dei pani, del vino e del “dessert” e così benedirà tutta la sua compagine con un’acqua miracolosa che sanifica lo spirito, acquieta gli animi e depura l’organismo. Sarà un momento catartico per i consiglieri più arrabbiati perché sinora esclusi dalla “tavolata” e segnerà l’apoteosi per gli apologeti dell’a-politica, impropriamente detta antipolitica. Ciascun consigliere di maggioranza avrà dunque la sua brava delega e così potrà pretendere dall’assessore al quale la delega verrà sottratta quanto di “competenza”. Non è escluso che ci sarà anche l’estromissione di qualche assessore contraddistintosi per avere fino ad ora indossato il lenzuolo bianco da fantasma, anche se con l’indubbio merito, contrariamente ai suoi colleghi, di non avere combinato pasticci o prodotto danni. E così sarà finché la barca va, in previsione e in attesa della imminente seduta di bilancio che dovrà trovare tutta la riconciliata maggioranza abbracciata e pronta all’unisono ad alzare la mano per votare. (A)Morale della favola: Aversa sarà dunque costretta (violentata) a sopportare ancora un’amministrazione inadeguata ed inetta e a sopravvivere “allegramente” alle pernacchie di una farsa politica che, con il disarmo totale di ideali, principi e dignità, è stata svilita in opera buffa, o tragica. Lasciamo agli aversani il non arduo giudizio.