Una ipotesi di candidatura che sembra solo un atto di incosciente coraggio. Aversa, prima la città da vivere e poi la città da (eventualmente) mostrare
Aversa non è una città qualunque. È la prima contea normanna del Mezzogiorno. È un luogo in cui, in pochi chilometri quadrati, si concentra uno scrigno di bellezza che molte città più grandi non possono vantare: chiese, monasteri, palazzi, strade che parlano ancora la lingua della sua storia millenaria.
Ma oggi , la città che viviamo nella quotidianità genera solo rabbia, malessere e angoscia.
Per fare qualche esempi, nel centro storico, nato per essere attraversato a piedi, le auto hanno preso il posto delle persone. Le piazze e i marciapiedi sono diventati parcheggi di veicoli e di immondizia. Il traffico non è solo un problema di mobilità: è un caso di vivibilità e di salute. I rifiuti che inondano le strade non sono soltanto una emergenza ambientale, ma il segno visibile di una frattura tra cittadini e spazi pubblici. E, dove lo spazio comune è invaso in tal modo , si incrina anche il senso di appartenenza.
E poi c’è un’altra bruttura che ha stravolto la fisionomia della città: l’occupazione totale di locali e spazi da parte di strutture per la ristorazione di ogni specie e di ogni dimensione. Tra l’altro, sono state cosi cancellate le botteghe artigiane che raccontavano molto ma molto più sulla comunità aversana che non friggitorie, pizzerie e banchi per consumare cibo spazzatura.
È in questa realtà che si inserisce la proposta sulla eventuale candidatura di Aversa a “Città della Cultura”.
Sia chiaro: Aversa ha tutte le carte in regola per esserlo. E qui è inutile ridursi a ripetere ancora una volta l’ elenco dei suoi tesori, che conosciamo tutti e di cui siamo molto orgogliosi, ma di cui dovremmo, prima di tutto, essere anche custodi attenti e rispettosi.
La cultura non può essere ridotta a vetrina politica, perché occorrono capacità organizzativa, visione,, progetti, investimenti, un corredo di eventi e una qualificata struttura organizzativa comunale, ma, soprattutto e prima di ogni altra cosa , un’accettabile qualità della vita quotidiana. Al momento, a parte le miserande condizioni della città, l’unica visione che emerge per questa candidatura è solo quella dell’annuncio, spesso velleitario e utile solo a riempire due righe sui giornali locali o a gratificare qualche menestrello di corte interessatamente disposto a suonare i suoi strumenti per magnificare l’iniziativa.
Nessuno sinora ci ha detto e ci assicurato che riusciremo : a camminare senza essere schiacciati dal traffico; a compiacerci delle strade pulite; ad avere spazi verdi e non rinsecchiti e puzzolenti; a goderci il rigoglio dei nostri parchi ; a bearci del nostro centro storico finalmente ripulito; a frequentare i nostri complessi monumentali per sentirli vivi e non sporchi o chiusi; a passeggiare nei sabati e nelle domeniche senza il terrore di essere picchiati o accoltellati.
Per tutto questo, la candidatura può avere un senso solo se diventa la leva e il motore di scelte coraggiose e strutturali, come , ad esempio, una vera ZTL, parcheggi di cintura, un piano serio per il decoro urbano, politiche per il ritorno dell’artigianato, la restituzione dei grandi contenitori storici alla città, un serio ed efficace controllo della movida selvaggia, la restituzione alla fruizione pubblica di spazi illegittimamente occupati da parte di molti commercianti..
Se non si inizia da tutto questo , la cultura rischia di essere solo un titolo, se non una mascherata..
Qualcuno ha detto che non è dignitoso andare a una festa con il vestito logoro e le scarpe rotte, o partecipare ad una maratona con le pantofole ai piedi e solo per dire io ho partecipato.
Ecco: Aversa non ha bisogno né di una festa, né di ciabatte. Ha bisogno di ritrovare se stessa e di ritornare a vivere come dio comanda.
Quando tornerà a essere una città vissuta dagli aversani, il mondo verrà a cercarla da solo.