Possibile che dopo la sfiducia a due assessori e l’abbandono plateale dell’aula da parte di un intero gruppo consiliare, il sindaco abbia deciso di restare, mostrando la determinazione di chi si rifiuta di capire o di accettare che il film è finito e le luci si sono accese? Politicamente giustificabile e accettabile che il giorno dopo, incurante della situazione creatasi, sfidando coerenza e le decisioni dell’aula consiliare, abbia fatto partecipare ad una riunione di giunta anche gli sfiduciati De Cristofaro e Diana ?
Dopo un consiglio comunale in cui si è verificato di tutto, non si può fare finta di nulla e immaginare una inesistente stabilità. Un consiglio comunale svoltosi non per dibattere progetti e idee, ma per sacrificare due assessori, traditi non dall’opposizione ma dagli stessi loro compagni di maggioranza che li avevano sostanzialmente nominati e difesi fino al giorno prima. L’opposizione ha tirato il sasso, la maggioranza lo ha afferrato al volo e lo ha scagliato in faccia a due suoi compagni di giunta, “ciaccandoli” malamente.
Due assessori con deleghe importanti sfiduciati e una parte della maggioranza evaporata non sono segni di una buona salute democratica, né tantomeno di armonia o condivisione di linea politica. Né si può spregiudicatamente pensare che se l’aula si è in parte svuotata c’è più spazio per fare entrare qualcun altro.
Per caso, si vuole confondere la tenacia con l’ostinazione o si vuole fare finta di ignorare il confine tra la buona amministrazione e la caparbia occupazione di una poltrona?
Il gruppo consiliare che abbandona l’aula consiliare non può essere contrabbandato come “dialettica democratica”. Le vibrate proteste dei cittadini non possono essere ridicolmente interpretate come “voce del territorio da ascoltare”. Il caos amministrativo non merita di essere strumentalmente spacciato per un “fisiologico momento di confronto”. Ma se domani malauguratamente prendesse fuoco il municipio, si potrà mai dirà che si sta “scaldando il clima politico” ?
Il momento è assai delicato e ora la città chiede a gran voce una sola e semplice cosa: coerenza! Che di certo non è la coerenza nel non capire, né la coerenza del non mollare, né tantomeno quella di galleggiare con qualche salvagente, malgrado la nave si stia inabissando e qualche topo più scaltro e previgente stia per trasbordare su un’altra imbarcazione.
E allora, egregio sindaco, scovi un po’ di coraggio e prenda atto che, in questa situazione, coerenza, onestà politica e rispetto degli aversani impongono una sola scelta : o rimpasto o dimissioni.