L‘assessore all’ambiente e alla mobilità Olga Diana ha abbandonato la mise verde-pisello (di recente usata per assistere il sindaco nel piantare un alberello), ha momentaneamente smesso quella blanc ( usata per le sue pagine pubblicitarie) e, per annunciare e attribuirsi politicamente l’approvazione del piano urbano traffico, si è consegnata a un look noir, quello tanto caro a Juliette Gréco che, mi permetto di ricordarle, non è una marca di un profumo francese o una influencer marketing, ma quella che fu la musa degli esistenzialisti francesi. Fasciata da un pullover dolce vita, nero appunto, in una sua intervista di ieri ad un sito social, ricorrendo ad anglicismi di moda ( spesso utili solo a confondere o al tentativo di riempire il nulla), Diana ha detto che (sottinteso: grazie a lei) la città di Aversa è ora diventata più green e più smart. Non poteva essere pronunciata una bugia più grande! Certo, se Diana ha voluto riferirsi all’esistenza in città, per il suo conclamato demerito, di un verde spontaneo, selvaggio, rigoglioso e abbandonato, ha fatto un’affermazione condivisibile. Aversa si trova soffocata da una ricca vegetazione spontanea che corre lungo i margini delle strade, invade marciapiedi, monumenti e piazze e spesso si arrampica anche sui muri delle case. I cosiddetti vasi decorativi, poi, contengono solo ortiche, cicoria e erbe selvatiche varie; le aiuole, anch’esse, sono un ricco campionario delle più svariate malerbe e i pochi spazi che dovrebbero ospitare fiori ed essenze nobili si sono ridotti a lussureggianti pascoli per pecore, capre e vacche. E qui, per non versare ulteriori lacrime e aumentare lo sconforto, mi fermo e non mi inoltro a commentare l’indecoroso, vergognoso stato dei parchi pubblici, della villa comunale e del pericoloso inquinamento atmosferico.
Quanto al piano traffico (merito che non va né a Diana né alla giunta Mata-cene, ma all’amministrazione precedente, come ha giustamente rivendicato il consigliere de “La politica che serve” Mario De Michele) e in particolare all’“Aversa smart proclamata con gioiosa enfasi dall’improbabile assessore, immagino che Diana conosca il significato di questo acronimo e che, se lo conosce, sa, a prescindere dal corrente e autonomo significato del lemma, che è la somma delle inziali di cinque qualità di un obiettivo; che ora, però, Aversa certamente non ha e che, soprattutto, non avrà mai e poi mai finché a guidare quel settore ci saranno amministratori come lei.
Da ultimo, un consiglio non richiesto. La prossima volta, non si esibisca in interviste in verde-pisello o total-black e non si compiaccia di ostentare termini stranieri, del tutto inappropriati. Piuttosto, si prepari adeguatamente e magari partecipi (giusto per adeguarmi ai suoi cari anglicismi) ad un backstage bypartisan o a un party con una voluntary disclosure che si avvalga però di una utility; o, addirittura, organizzi un workshop e si faccia predisporre un abstract all inclusive sul topic to be discussed e, all’esito, con il support di un benchmark faccia a chi dovere, e not to the community as a whole, un debriefing useful for her, però lo faccia in abito monacale o da penitente, che è quello più consono alle sue note e plateali defaillances.
Thanks in advance. Sincerely not yours, Isidoro Orabona