O Franza o Spagna, purchè se magna

Ho ascoltato con un certo sconcerto il “pezzo” dell’intervista rilasciata al sito “Tele Club Italia” da Orlando De Cristofaro, assessore all’urbanistica e al commercio, e che è stato divulgato da “Aversa Selvaggia” . De Cristofaro, non saprei dire se consapevolmente o inconsapevolmente, si è descritto in maniera verace e indirettamente ci ha regalato anche la fotografia della compagnia politica di cui fa parte e che sta (dis)amministrando Aversa. Dunque, De Cristofaro, nell’ufficializzare la sua candidatura alle prossime elezioni regionali, ha confessato di non avere ideali, di non avere ancora deciso se schierarsi a destra, a centro o a sinistra e che deciderà dove “infilarsi” solo quando saprà chi si candiderà a presidente della regione. Idee chiare, le sue, ma che sconcertano e rivelano la assai discutibile fisionomia ”politica” e pubblica del personaggio, la quale porta immediatamente alla mente il famoso detto attribuito a Guicciardini : “o Franza o Spagna,  purchè se magna”. Dove, in questo caso, il “magnà” fa naturalmente riferimento, come l’intervistato ha candidamente ammesso, alla sua disponibilità a candidarsi con chiunque, in qualunque schieramento e purchè, nemmeno tanto sottinteso, vi sia per lui la possibilità di essere eletto o comunque di riportare un lusinghiero risultato. De Cristofaro, con le sue ammissioni, ci ha finalmente regalato una certezza : egli si trova sospeso nell’inerte attesa di un oscuro futuro, ma  con un presente vuoto di ogni seria progettualità  se non quella di un sondagismo frenetico appiattito sulle sue personali pulsioni. Un brodo, quindi, il suo, tra mille possibili ingredienti e nessun sapore, se non quello di un’attesa strategica aperta però a mille trasformismi, camuffamenti, conformismi o a sdegnati e opportunistici moralismi. In questo autoritratto che l’assessore si è tratteggiato trapela un solo aspetto positivo: per una volta tanto, ma forse inconsapevolmente, la verità ha fatto aggio sulla menzogna, anche se, purtroppo, la “politica”, la sua, si è definitivamente separata dal pensiero e anche da quei valori nobili che dovrebbero animarla. Pertanto, ancora una volta si pone la qualità della classe dirigente locale, la sua fedeltà all’interesse pubblico, la tenuta di comportamenti capaci di tutelare l’integrità del processo amministrativo come massimo bene collettivo :  l’idea di politica e di appartenenza non può essere ispirata ad un narcisismo che non va al di là del proprio ombelico.