Alcune piazze, un tempo custodi del silenzio e della spiritualità, luoghi sacri degli aversani, hanno ceduto il passo a un altro culto: quello della movida, del profitto notturno, dei brindisi urlati, dei selfie sconvenienti, dei cori sguaiati e dei fuochi d’artificio notturni.
Il vero scandalo non è tanto la musica a palla, né la gioventù che cerca uno sfogo e, priva di controlli, e spesso si abbandona a comportamenti scellerati e a volte addirittura vandalici. Il vero scandalo è la regia di questa nuova liturgia urbana, la cui regolamentazione è stata affidata ad un consigliere comunale, Raffaele Oliva, con interessi diretti nel settore dell’intrattenimento notturno. E’ stato piazzato nella cabina di regia dal sindaco Francesco Matacene che, più che un amministratore, sembra ora diventato anche un talent scout della movida.
Conflitto d’interessi? C’è forse qualcuno che ne dubita? Lo abbiamo scritto, lo confermiamo e certamente non ci sottrarremo al dovere civico di segnalarlo all’Anac. Non basta un’etichetta di “valorizzazione culturale” per fare evaporare d’incanto ogni remora e coprire ogni imbarazzo.
I sagrati delle chiese sono ormai diventati spazi da sballo, che addirittura, come ieri hanno scritto vari social ( leggi l’articolo “ i frati prigionieri della movida“ di Casertanews), hanno costretto il nostro venerato Sant’ Antonio e i suoi fraticelli a chiudersi dentro alla chiesa per non assistere allo scempio proprio davanti a casa loro e degli aversani. E cosa dire delle storiche piazze antistanti il Vescovado e il Seminario vescovile assediate dai serali festival permanenti dell’eccesso? Possibile che nessuno se ne accorga e intervenga? E il sindaco, che ora sta scendendo per strade per dispensare il pane della sua sapienza, possibile che non si trovi mai a passare per questi luoghi ? O forse li evita apposta ?
Nel frattempo, chi alza la voce per difendere il decoro viene zittito come un disturbatore di feste. I cittadini? Spettatori impotenti, se non complici inconsapevoli. Le istituzioni? Troppe volte conniventi, mimetizzate dietro delibere ambigue, ipocriti proclami di “rivitalizzazione urbana”, assenza di controllo o concessioni di deleghe a regolare il fenomeno proprio a chi è in evidente conflitto di interessi.
La domanda è una sola: fino a quando il sacro resterà un bersaglio dell’assurda deregulation festaiola? E chi ci proteggerà dai nuovi sacerdoti del business mascherati da amministratori pubblici?
Luglio 21, 2025 di Isidoro Sr. Orabona