Maggioranza al capolinea? O il cupo terrore del ritorno a casa sarà il collante per ricomporre le fratture?

Maggioranza al capolinea? O il cupo terrore del ritorno a casa sarà il collante per ricomporre le fratture?

Ad Aversa la crisi politica della maggioranza che sostiene il sindaco Francesco Mata-cene non è più soltanto una semplice sequenza di tensioni interne: è ormai una crisi politica a tutti gli effetti, che ancora una volta mette in discussione la tenuta della stessa dell’amministrazione. La rottura con l’ex vicesindaco Alfonso Oliva ha fatto emergere pubblicamente fratture che da tempo attraversavano la coalizione. Il 29 luglio, dopo un Consiglio comunale chiuso anticipatamente per la mancanza del numero legale, Mata-cene ha revocato a Oliva gli incarichi di vicesindaco e assessore, motivando la decisione con il venir meno del rapporto fiduciario. Da quel momento, però, lo scontro ha assunto una dimensione apertamente politica. Oliva ha replicato con un durissimo atto d’accusa nei confronti del sindaco, contestando la gestione della macchina amministrativa, l’organizzazione degli uffici e diverse scelte da lui compiute Nei giorni successivi ha continuato ad attaccare Mata-cene, arrivando a mettere in discussione anche la gestione della Polizia Locale, l’organizzazione del personale e, addirittura, la stessa capacità del sindaco di guidare una città come Aversa. Ma il problema non può essere ridotto al rapporto, ormai compromesso, tra Matacena e Oliva. Le opposizioni hanno giustamente letto la vicenda come la conferma di una maggioranza senza una linea politica realmente condivisa e, soprattutto, priva di una guida autorevole in grado di garantire la tenuta dell’amministrazione senza cedere a “ricatti”, imposizioni o ultimatum. A rendere ancora più incerto il quadro contribuisce la stessa identità politica della coalizione, che, perdurando l’ingiustificato e ingiustificabile mutismo del sindaco, continua a essere oggetto di discussione e di indovinelli.  La trasformazione e l’ingresso di “Noi Aversani” nel movimento “Progetto Civico Italia” (collegato al PD) ha ulteriormente alimentato il dibattito sull’insondabile mistero dell’identità politica della maggioranza, già caratterizzata dalla presenza di componenti di diversa provenienza. Un insieme di forze, dunque, nel quale le differenze sembrano prevalere su una comune visione della città e del suo futuro. Ora, però, la politica dovrà inevitabilmente fare i conti con i numeri. L’attenzione è puntata sul prossimo Consiglio comunale. L’assise è convocata per il 31 agosto alle ore 10, con eventuale seconda convocazione al 1° settembre. All’ordine del giorno ci sono 17 punti, ma il dato politico potrebbe essere ancora più importante di quello amministrativo: capire quanti consiglieri continueranno a garantire concretamente il sostegno al sindaco. È questo il passaggio decisivo. Una maggioranza può superare una crisi di giunta, può sostituire un assessore e può persino sopravvivere alla rottura con una figura importante. Ma quando iniziano a venir meno anche i numeri, la crisi cambia natura e può trasformarsi nel preludio allo scioglimentoMata-cene ha quindi davanti a sé un bivio politico: ricomporre la maggioranza nell’ennesimo nuovo equilibrio attraverso altre concessioni, nuove promesse, creazione di pseudo-incarichi, oppure proseguire con una coalizione numericamente e politicamente molto più fragile. In entrambi i casi, il problema resta quello di fondo: quale progetto politico tiene ancora insieme questa singolare e arlecchinesca maggioranza? La partita non riguarda soltanto le poltrone, verso le quali c’é una continua corsa forsennata dei componenti della maggioranza.  Riguarda questa “derelitta“città, che appare sempre più incapace di approvare atti fondamentali e, soprattutto, di darsi una direzione politica. Per questo il Consiglio del 31 agosto potrebbe rappresentare il primo vero termometro della nuova maggioranza. Sarà l’aula consiliare, più delle dichiarazioni di questi giorni, a dire se la maggioranza esiste ancora davvero. Se Mata-cene, ricorrendo, come al solito, a quello che è stato definito da una voce dall’interno “il mercato delle vacche”, riuscirà a garantire numeri e compattezza, potrà sostenere che la crisi (al momento) è stata superata. Se invece dovessero emergere nuove assenze, divisioni o voti contrari provenienti dall’area che lo sostiene, la domanda della città’ ai suoi attuali governanti diventerebbe ancora più incessante e determinata: ma perché non raccogliete qualche residuo di dignità e ve ne tornate a casa, liberando questa comunità dalla vostra presenza politica? Va però tenuto nella debita considerazione che c’è un elemento che accomuna, più di ogni altro, i protagonisti di questa vicenda: il terrore di fare le valigie, che angoscia il sindaco ridens e attanaglia maggioranza e assessori, è l’unica vera linea condivisa da tutti costoro che, da “una voce dal sen fuggita” di un ex numero due dell’amministrazione, sono stati icasticamente definiti “scappati casa”. Ad Aversa, dunque, la crisi non è affatto conclusa. Anzi, è entrata nella sua fase più delicata: quella in cui le dichiarazioni dovranno lasciare spazio ai numeri, gli scontri personali ai voti e le promesse alle responsabilità politiche. E capiremo anche se dietro la necessaria ricerca di un nuovo e apparente equilibrio si nasconde ormai soltanto la cupa paura della fine e del ritorno a casa.