LA TRASPARENZA A RATE. DICHIARAZIONI DEI REDDITI POSTICIPATE COME SE FOSSERO MUTUI TRENTENNALI. AVERSA, UN SINDACO CON FASCIA TRICOLORE E REDDITO DI CITTADINANZA.

Sul sito del Comune tutti possono da questo momento prendere visione e consultare le dichiarazioni dei redditi e patrimoniale del sindaco e (ahimè, almeno al momento, solo) di alcuni componenti della giunta.

Riassumiamo la vicenda. Fino ad ora, sul sito del Comune non comparivano quelle dichiarazioni (che per legge devono essere presentate e rese pubbliche entro tre mesi dalla proclamazione, e successivamente ogni anno, di norma entro il 31 dicembre) degli eletti alla carica di consigliere comunale.

 Questo Blog, mesi orsono aveva segnalato, ma senza ottenere alcun risultato, tale intollerabile e grave omissione. Un mese fa, allora, tramite il suo amministratore (chi scrive) aveva richiesto, con apposita istanza di accesso civico (come consente la legge), di consultare quelle dichiarazioni. Con una nota del 25/9/25 (per la verità, contraddittoria e opacizzante e sulla quale, eventualmente, ritorneremo), i dirigenti comunali preposti hanno comunicato di avere pubblicato in data 25 settembre “sul sito Amministrazione Trasparente, cui si rimanda” le dichiarazioni in questione, per l’anno 2023. Le quali, però, quanto alla giunta e al sindaco Mata-cene, sono solo quelle depositate da quest’ultimo e dagli assessori Oliva, De Cristofaro, Sagliocco e Innocenti. Mancano, quanto ai componenti della giunta, ancora quelle di Eufrasia Cannolicchio e Olga Diana (l’assessore Tirozzi e Dello Margio, insediatisi da qualche giorno, hanno ancora tempo per presentarla).

 Questi i fatti, nudi e crudi.

 In questa amministrazione comunale, dove il sindaco e la giunta sbandierano la trasparenza e la legalità più dei tricolori alle sagre, la trasparenza patrimoniale è diventata un optional. Il sindaco e alcuni assessori si sono ,finalmente,  solo ora decisi a depositare le rispettive dichiarazioni dei redditi. Ma più di un anno dopo il termine di legge. Per loro, evidentemente, meglio tardi che trasparenti Ma si sa, per qualcuno la legge è un suggerimento, un consiglio non un vincolo. Ma cosa può spingere un amministratore pubblico a dichiarare i propri redditi solo dopo oltre 12 mesi? Un risveglio morale? Un’improvvisa nostalgia per la legalità? Un sollecito – quello di questo blog ?- che forse ha innescato qualche timore? Perché tanto silenzio? Perché l’imbarazzo nel rendere pubblici redditi e patrimoni? Forse ci sono situazioni “delicate”? Oppure redditi troppo alti per non far pensare a qualche conflitto d’interesse non dichiarato? O redditi troppo bassi per risultare credibili?

A questo proposito, la vera perla è arrivata dal primo cittadino in persona. Il sindaco, che è un commercialista di professione e presidente dell’Ordine, ha dichiarato un reddito annuo pari a 7.400 euro. Sì, avete letto bene: dico:settemilaquattrocento. In pratica, quanto percepisce una nonnina con la pensione sociale e qualche lavoretto in nero di uncinetto.

Naturalmente, nessuno mette in dubbio la veridicità della cifra. Ci mancherebbe! Sarà sicuramente un gesto di ascetismo fiscale, una scelta di vita francescana. Del resto, chi ha detto che per essere sindaco bisogna anche mangiare? Anche se, per la verità, la sua prominente pancia, che ha contribuito a farlo soprannominare Mata-cene, cancella questo atroce dubbio.

 Ma andiamo oltre la comicità involontaria dei numeri. Perché il problema, qui, non è solo quanto si è dichiarato, ma soprattutto quando. La legge (quella cosa fastidiosa che si applica ai comuni mortali) prevede l’obbligo di pubblicazione per chi ricopre incarichi pubblici. E non “quando uno si ricorda” o solo “dopo che glielo fa notare un elettore rompiscatole”, ma entro tempi precisi. Il ritardo nella pubblicazione – e peggio ancora l’omissione – può avere conseguenze. Giuridiche, certo: perché esistono delle sanzioni, che in particolari casi portano alla decadenza dalla carica. Ma soprattutto sanzioni morali e politiche. Perché se un cittadino deve mostrare lo scontrino per giustificare un rimborso di 50 euro, ci aspettiamo che un amministratore pubblico mostri la propria dichiarazione dei redditi senza farsi pregare come un bambino davanti ad una pappa che non gradisce. Questione di credibilità, quindi. Siamo in un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici. E casi come questo – per quanto “piccoli” possano sembrare – scavano un po’ più in fondo nella credibilità di chi ci governa. Se chi ha l’obbligo morale e legale di dare l’esempio si sottrae o lo fa svogliatamente, o se “costretto”, cosa ci si può aspettare da chi lo guarda da fuori?

 E poi, scusate, ma se davvero un sindaco-commercialista guadagna solo 7.400 euro all’anno, forse sarebbe il caso di aprire una raccolta fondi, elargire qualche buono pasto o una ricarica postepay. Magari, il sindaco Mata-cene potrà dare anche qualche dritta su come sopravvivere con 600 euro al mese, oltre a qualche buon consiglio a chi non ha ancora fatto la dichiarazione dei redditi.

 Nel frattempo, per chi a tutt’oggi non ha pubblicato nulla: fateci sapere. Così, per curiosità. Ma anche per quel piccolo dettaglio che si chiama democrazia.

 E qualcuno che l’ha fatta dovrebbe almeno avere il coraggio di spiegarla agli aversani, guardandoli in faccia e senza sorridere Con una dichiarazione… ma questa volta non fiscale. Politica.

 Da ultimo, sul rendiconto delle spese sostenute per la campagna elettorale che non risulta pubblicato ( contrariamente a quanto provvede la maggior parte dei Comuni, come, ad esempio, quello di Napoli), torneremo quanto prima. E anche su questa vicenda ne vedremo “delle belle”!