La compravendita del consenso elettorale

Corriere della Sera 24 giugno 2025  –    Carlo Testa-  “Voti venduti a 50 euro o in cambio di regali, la Procura chiede l’archiviazione per 51 elettori. «Reato di scarsa rilevanza»

 “Si tratta dell’inchiesta per corruzione che ha visto coinvolto il fondatore del movimento politico «Sud al centro», Sandro Cataldo, e la moglie Anita Maurodinoia, ex assessore regionale. Non dovrebbero rischiare nulla, dal punto di vista penale, i 51 elettori indagati a Bari per corruzione elettorale nell’ambito dell’inchiesta sul «metodo Sandrino», il presunto giro di soldi e regali in cambio di voti per cui sono imputati (all’udienza preliminare) il fondatore del movimento politico «Sud al centro», Sandro Cataldo, e la moglie Anita Mauro dinoia, ex assessore regionale. 
Per loro, infatti, la Procura di Bari ha chiesto l’archiviazione sulla base della particolare tenuità del fatto contestato. Secondo quanto ricostruito dalle indagini della guardia di finanza, a diversi elettori furono consegnati soldi (fino a 50 euro), buoni, regali e la promessa di un posto di lavoro in cambio di voti. Le elezioni finite nel mirino della Procura sono le Regionali del 2020 e le amministrative di Grumo Appula (dello stesso anno) e Triggiano del 2021.Mentre Cataldo, Maurodinoia, l’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli e altri rischiano il processo, per i 51 elettori coinvolti la situazione è decisamente più leggera. Da un punto di vista penale – secondo la Procura – si tratta di un peccato veniale – che non necessita di un procedimento penale. Il reato c’è ma sarebbe di scarsa rilevanza. L’eventuale archiviazione, però, dovrà essere decisa dal gip.
Ad aprile 2024 l’inchiesta portò agli arresti di Cataldo, Donatelli (entrambi ai domiciliari, poi revocati) e dell’ex assessore di Grumo Appula Nicola Lella (in carcere) già arrestato nel 2020 per un’estorsione commessa proprio da assessore. Per la Procura, Cataldo sarebbe il promotore di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale che avrebbe inquinato le tre elezioni: in questo modo sarebbe stata favorita la conferma di Donatelli come sindaco di Triggiano e l’elezione di Mauro di noia al consiglio regionale pugliese con quasi 20mila voti. Mauro di noia, indagata, non è mai stata sottoposta a misura. L’udienza preliminare si aprirà il prossimo 3 luglio in Tribunale a Bari”.

Da questo articolo del Corriere della sera di martedì scorso – diffuso da tutti i social e che riportiamo per intero-  emerge un fenomeno che interessa molti territori, specie, purtroppo, quelli del Sud. Un sistema collaudato e inquietante. I Pm hanno scoperto un vero e proprio database elettorale con migliaia di contatti, strategie di controllo del voto, pay‑per‑vote da 50 € e incentivi extra come posti di lavoro, bonus o buoni spesa per assicurarsi il consenso. Insomma, clientelismo e bacino elettorale costruito con mezzi illegali e sanzionati penalmente.

L’uso strumentale di enti di formazione e dei rapporti con pubbliche amministrazioni non serve solo a facilitare assunzioni: è una strategia per costruire una rete clientelare stabile. È una forma moderna di meretricio politico: si vende una preferenza e si coltiva un elettorato “avido” e perfettamente individuabile, individuato, registrato e seguito.

Il fenomeno è particolarmente radicato nel Sud, ma non esclusivo.

Il Sud, con il suo tessuto sociale e il tasso di disoccupazione, offre terreno fertile per il cosiddetto vote‑buying. Le carenze economiche facilitano la leva elettorale attraverso offerte concrete: cibo, lavoro, posti di lavoro, liquidità.

Tutto questo, però, non può essere ridotto a fatalismo: serve piuttosto una reazione politica e sociale, a partire da contrasto vero alla povertà e alla cultura dell’illegalità. Ridurre una preferenza a una banconota da 50 €, oltre ad essere un atto squallido e cinico, rappresenta un insulto alla democrazia e alla dignità.

Ma l’indignazione non basta. Serve una presa di coscienza collettiva: far capire che vendere il voto è perdere la voce e che c’è urgenza e necessità di  smantellare l’inganno sistematico di chi costruisce consenso come se fosse merce.

Riferendoci al nostro territorio, non possiamo non chiederci: ma Aversa è stata ed è indenne da questo fenomeno? Per la verità, sarebbe veramente una singolarità. Nelle ultime elezioni sono circolate voci di “vicende” mercantili  e di nominativi sui quali è caduta anche l’attenzione delle Autorità, anche se ancora non si conoscono gli sviluppi e gli esiti.

Il tema è attuale e troppo importante per il governo della nostra città e certamente merita di essere trattato con tutta la continua e dovuta tensione che merita. 

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