Il sindaco e la sua giunta: l’allegra combriccola che governa gli aversani

Questa volta non voglio ulteriormente deprimere i lettori di questo blog, enumerando i disastrosi risultati di questa amministrazione. Desidero solo aggiornarli, in maniera allegra e spero divertente, su alcuni risvolti politici, pseudopolitici e caratteriali del sindaco Mata-cene e della sua ineffabile ciurma.

Specie in quest’ ultimo periodo la persona del sindaco e i componenti della sua giunta, con i loro interventi, con le loro condotte e con la loro conclamata inefficienza e incapacità, stanno dando la stura ad impennate ironiche, quasi caricaturali, tanto da generare maschere e tormentoni che sono di diritto entrati nel parlato degli aversani, quello più colorito e pungente.

Il sindaco Francesco Matacena è ormai chiamato da tutti gli aversani il sindaco Mata-cene, per la sua ossessione di rappresentarsi ed esibirsi a cene, cresime, battesimi e cerimonie in genere, dove ama proporsi soprattutto come cantante, tra il tradizionale neomelodico e un moderno datato.

Ma, sempre per assonanza e aggrappandosi al suo cognome, molti lo chiamano anche il “metasindaco”, per la realtà virtuale che ha venduto in campagna elettorale e che tuttora ama proporre e illustrare nei suoi interventi pubblici. Altri, ancora, quelli dei cosiddetti salotti borghesi, che ben ne conoscevano i (de)meriti, lo definiscono come “l’uomo che smentisce sé stesso”, perché è talmente abile a smentirsi che lo fa in anticipo per non perdere tempo. A volere ricordare le ricorrenti sue roboanti autosmentite, c’è solo l’imbarazzo della scelta. L’ultima, quella più sconcertante e che dà la misura del politico, è di qualche giorno fa. Con triplo salto mortale carpiato, dopo avere garantito che la sua era una giunta di “alto profilo” (!), dopo poco, avendola vista al lavoro, ha ammesso (non esitando a qualificarla incapace, unica sua verità affiorata sulle sue labbra negli ultimi decenni) di non potere più andare avanti con questa “compagine” così disastrosamente fallimentare. Dopo appena poche ore, però, non ha avuto scrupolo e pudore a contraddirsi e a giurare che la sua era la migliore giunta che Aversa potesse avere e che perciò non avrebbe fatto alcuna sostituzione. Che esempio di uomo di gomma, equivocità e contraddittorietà!

A proposito della giunta, quella da lui definita (salvo, naturalmente, sua immediata smentita) di “alto profilo”, i suoi componenti fanno ormai parte dell’album nel quale da sempre gran parte degli aversani (quella che coltiva lo sfottò come filosofia di vita) inserisce quelli che sono assurti a “personaggi, a “maschere” o che sono stati capaci di ispirare detti, proverbi o battute corrosive diventate “storiche”, tanto da essere assorbite e fare parte della cultura popolare.

Su tutti, forse, svetta l’assessore alla cultura, alla pubblica istruzione e al contenzioso Alfonso Oliva. Il quale (come una sorta di patronimico, peraltro da lui stesso proposto per suoi -ex- avversari politici e ora suoi “compagnucci” di cordata) è conosciuto (eterogenesi dei fini) come “dilettante allo sbaraglio”. E, per la verità, viste le sue continue defaiances, questa (sua)  definizione se l’è ampiamente meritata. La sua “figurina”, in quel famoso “album Panini” aversano, è sicuramente tra le più richieste. Gli fa compagnia l’assessore agli affari generali, tale Gaetana Barella, nota come “la parente”, non certo per discendenza dal nostro Gaetano Parente, ma solo perché cugina del senatore Francesco Silvestro di Forza Italia. Di questa assessore, nominata da Mata-cene per dichiarati meriti consanguinei, si conosce molto poco, talmente poco che di fatto è inesistente, sconosciuta perfino a Google. La sua figurina “vale” quasi zero e quindi non è richiesta, né scambiata. Qualcuno ha interpellato anche la conduttrice della nota trasmissione “Chi lo ha visto?”, ma non ha ancora ricevuto risposta. Diverso il caso dell’assessore ai lavori pubblici e al cimitero Francesco Sagliocco. Del politico si apprezza la vivace intelligenza, ma non si conosce la sua tempra di oratore perché sinora raramente è intervenuto in consiglio comunale. Quelle pochissime volte che lo ha fatto, molti non sono riusciti né a comprenderlo né ad apprezzarlo. La sua figurina ha un discreto successo, soprattutto per il problematico ma non vivace sorriso che esibisce. E’ contraddistinto da un numero cardinale, sostenuto per altro dalla vispa Turco, ma non è agevole spiegarsi la ragione di questa attribuzione.

Con Oliva, quanto a popolarità, gareggia Olga Diana, assessore al verde e alla mobilità. Iconica la sua recente comparsata per ricordare a sé stessa di essere assessore al verde: di verde pisello vestita e ornata, si è fatta di recente fotografare nel mentre piantava uno striminzito  alberello nel defunto Parco Pozzi. E’ conosciuta come la “specializzata”, perché ci tiene a ricordare alla città, con cartelloni stradali giganteschi, continue inserzioni a tutta pagina sulla stampa e sui social e una mastodontica targa che pende al balcone del suo studio, che lei è un medico specializzata in malattie dell’apparato respiratorio.

Vanta invece pochi tifosi l’assessore alle politiche sociali, alla polizia municipale e alla (caotica e asfissiante) viabilità Eufrasia Cannolicchio, ovvero il “fantasma”. L’assessore è stata talmente incorporata in questa immagine che la rappresenta che la sua figurina non si trova – nemmeno al mercato nero -, è scomparsa, come accade ad un fantasma che disdegna di apparire. Non è così per l’assessore all’urbanistica, al commercio e al recupero delle periferie Orlando De Cristofaro. Costui, grazie a ormai quasi dimenticate reminiscenze scolastiche, è conosciuto come “il furioso Orlando”. La sua “furia”, che non è quella amorosa di ariostea memoria, è dovuta all’ arrovellato, personale e insonne suo trilemma: se, quando e in quale lista di sinistra, destra, centro, centrodestra o centrosinistra si dovrà irreggimentare per le prossime elezioni regionali. La sua figurina è guardata con ironica e divertente simpatia.

Da ultimo, in questa allegra e divertente combriccola, compare la figurina dell’assessore al bilancio Mariano D’Amore, effigiato e conosciuto come il “mago Merlino”. La magia in cui si sarebbe prodotto è stata una banale rinuncia ad un mutuo contratto dal Comune. Ma al mago, presentato da Mata-cene come il pezzo forte della sua giunta (anche se “prudenzialmente” assente nelle riunioni di giunte su settori non di sua competenza) si sarà afflosciata la bacchetta magica,  perché non è stato in grado di presentare entro la prescritta fine di questo mese il bilancio consuntivo. Il mago, balbettando, si è giustificato dicendo che gli occorre tempo per pensare e per creare un altro suo straordinario sortilegio. A tale magica risposta quasi tutti hanno reagito con un canzonante interrogativo: Mata-cene, ma che razza di mago ti sei scelto per i suoi incantesimi ?

Questo è quanto e, intanto, come diceva Totò, “io pago”. Anzi,”noi paghiamo”,  dicono gli aversani disillusi, offesi ed esasperati!

Buon primo Maggio