Il sindaco dell’omertà istituzionale: tra transumanze, deleghe fantasma e selfie autocelebrativi

Il sindaco Franco Matacene, come ampiamente era nelle previsioni, per sopravvivere politicamente ha trasformato il Comune in una sorta di pascolo istituzionale, dove le vacche sacre del potere si spostano docilmente da un recinto all’altro. Dopo l’ultima transumanza di consiglieri comunali, vera e propria migrazione di povere anime in cerca di poltrone, si pensava che il peggio fosse passato. Ma Matacene non solo ha evitato il tracollo grazie a questa sagra del trasformismo, ma ha anche alzato l’asticella del surrealismo amministrativo. Come? Revocando con voce tonante un assessore nel corso della seduta dell’ultimo consiglio comunale, senza però poi provvedere a formalizzare il provvedimento. Perché il silenzio è d’oro, ma la carta resta, e con quella arrivano i problemi veri. Ma non finisce qui. Come un capocomico, il metasindaco Matacene si è tenuto per sé tre ruoli: sì, tre assessorati, salvo poi, per tenerli legati al carro concedere le relative deleghe “a voce” ai consiglieri comunali più “irrequieti”. Un gesto che ricorda le elargizioni feudali del signorotto ai valvassori e ai valvassini : ti nomino assessore onorario… ma senza firma, senza atto, ma con tanta stima , e ricordandoti che se resti mansueto e non fai “capricci” non ti revoco la elargizione. Nel frattempo, mentre i cittadini cercano risposte, lui tace. Non una parola, non un fiato, non una spiegazione. È salito sull’altare dei social e in questo indecoroso e oscuro groviglio che ha creato si è barricato nella caverna del silenzio; da dove, però, si affanna per fare filtrare selfie trionfali e sorridenti, comunicati autocelebrativi e sermoni parrocchiali. Perché per lui un buon selfie vale più di mille delibere. Il problema? Che Matacene mostra di non avere ancora compreso che la democrazia non è un reality show e un Comune non è un profilo Instagram da riempire con sorrisi, frasi fatte e presenze benedicenti e cantate. Serve trasparenza, serve competenza, rispetto delle regole e serve – incredibile a dirsi – governare davvero, non improvvisare in eterno e fare finta di sostituire o confermare attori e comparse come se fosse sul palcoscenico di una tragicommedia municipale. Intanto, l’opposizione protesta e ne invoca le dimissioni, la maggioranza barcolla e si appoggia sulla stampella dei profughi dall’opposizione e i cittadini si chiedono sbigottiti: “ma, insomma, chi comanda davvero?” La risposta è una sola: Il nulla regna sovrano e si affida solo alle foto e ai social e a qualche stampa amica. Ma, al di là dei giudizi, c’è una verità fattuale che non si può ignorare: l’arrivo trionfale e pubblicizzato ad Aversa, all’indomani del colpo di mano di mercoledì in consiglio comunale, del consigliere ragionate Giovanni Zannini per attribuirsi la prevista prossima adesione del consigliere fuggiasco dell’opposizione alla sua lista dei Moderati. L’arrivo di Zannini, come già ho avuto occasione di sottolineare in un mio recente articolo, ha un solo e chiaro significato: è un preciso e forte avvertimento a Matacene : sono io che comando e, caro il mio finto sindaco da me inventato, alla prima che mi fai ti licenzio e te ne vai. Questa citazione ricorda agli “attempati” al pari del sottoscritto la famosa frase di chiusura di un fumetto di un noto personaggio del mai dimenticato “Corriere dei piccoli”, che noi tutti chiamavamo “Il Corrierino”. Altri tempi, altra dignità, altro decoro, altra Politica.