IL CONSIGLIERE COMUNALE RAFFAELE OLIVA, OVVERO IL TAFAZZI AVERSANO

Il Consigliere comunale Raffaele Oliva, con interviste e interventi sui social, continua (consapevolmente o a sua insaputa?) a darsi la zappa sui piedi. Oliva, con queste sue uscite richiama alla mente un noto personaggio del cabaret di qualche decennio fa: Tafazzi, interpretato da Giacomo Poretti, uno dei componenti del famoso trio comico “Aldo, Giovanni e Giacomo”.
Tafazzi, a conclusione di alcune sue considerazioni strampalate o contraddittorie o autoaccusatorie o autosvilenti, per autopunirsi si colpiva ripetutamente e con violenza i testicoli con una bottiglia di plastica vuota. Insomma, il masochismo più feroce su parti “ delicate” era la sua cifra distintiva. L’autolesionismo di quel personaggio fu da tutta la stampa immediatamente paragonato a quello praticato dalla sinistra, che, come allora lo stesso Pd riconosceva, amava farsi male e punirsi da sola (ma da allora non è cambiato nulla).
Oliva, come è risaputo, come questo blog lo ha in altre occasioni sottolineato e come del resto lui stesso lo “confessa” di continuo, è un operatore del settore commerciale, avendo interessi diretti e indiretti nella gestione di molti locali che vivono e prosperano grazie alla movida. Però, malgrado una situazione apertamente conflittuale, il Tafazzi aversano si autopunisce dichiarandola di continuo allorché si compiace del fatto che è proprio lui ad occuparsi della programmazione e regolamentazione del settore . Per la verità, non si sa bene, se ufficialmente o di fatto, lui sia stato delegato dal sindaco Mata-cene, e con quali prerogative, a interessarsi, seguire e regolamentare il settore commerciale, quello della movida e  i relativi spazi pubblici da assegnare ai gestori. Di certo, però, il sindaco conosce bene l’attività che sta svolgendo Oliva, sia quella imprenditoriale, sia quella dedicata alla programmazione e regolamentazione del comparto commerciale. Ed è anche certo che sul sito del comune non risulta alcuna delega assegnata al consigliere Oliva. Mata-cene, quindi, non può non sapere che la città sta assistendo sconcertata a un plateale e grave conflitto di interessi. Orbene, sia Mata- cene che Oliva, però, non ignorano che i consiglieri comunali sono soggetti a norme precise e inderogabili in caso di conflitto di interessi.  In particolare, hanno il preciso e ineludibile obbligo di astenersi a partecipare, a discutere, a regolamentare e a votare atti, delibere e progetti in cui hanno un interesse personale diretto o indiretto. In caso di inosservanza a tali norme, le sanzioni variano a seconda della gravità e della natura del comportamento. E’inutile qui riportare un quadro riassuntivo delle leggi di riferimento. Oliva, che, oltre a essere imprenditore, è anche un avvocato, e lo stesso Mata-cene, che è un commercialista, ne sono sicuramente al corrente.
Come questo blog ha nel recente passato già evidenziato, segnalando anche il tutto agli organi competenti, ci troviamo ormai da tempo di fronte ad un evidente caso di conflitto di interessi, il quale è diventato, se possibile, ancora più macroscopicamente chiaro e penalizzante ora che lo stesso Oliva ha anche   annunziato che intende proporre il blocco delle aperture di nuovi locali. Insomma, a parte altre considerazioni, non è forse legittimo pensare che in una tale evenienza i locali esistenti incrementerebbero il loro valore ? Ma allora è per caso scorretto immaginare o sospettare una ipotesi di “Cicero pro domo sua”?
Al lettore, e non certo all’avvocato Oliva, ci permettiamo di ribadire che in casi del genere la legge prevede l’assoluto obbligo di astenersi dal prendere parte a tutto ciò che riguarda “interessi propri o di parenti o affini sino al quarto grado”. E che, se il consigliere non si astiene, le conseguenze possono essere serie.  La eventuale delibera, se votata, può essere impugnata e annullata; la Corte dei Conti può intervenire se il conflitto ha prodotto un danno economico all’ente (es. contenziosi, minori entrate); il consigliere può essere condannato a risarcire il danno. Nei casi gravi, poi,se, eventualmente, il comportamento, come, ad esempio, una programmazione o la normazione di un settore è volutamente orientata a favorire sé stesso o terzi, possono addirittura configurarsi (anche dopo l’abolizione dell’abuso di ufficio, che nel passato veniva ipotizzato) gravi ipotesi di reato. Inoltre, secondo un orientamento che un noto amministrativista ci ha illustrato nei dettagli, se  la situazione viene ritenuta incompatibile in modo strutturale (es., gestore di locali e al contempo regolatore del settore, come in questo caso), si potrebbe aprire anche una procedura di decadenza, tant’è che  la situazione dovrebbe essere segnalata al  Segretario comunale, al Prefetto  e anche all’Anticorruzione.
Ma, a parte la questione giuridica che lasciamo agli addetti ai lavori, c’è, soprattutto, un chiaro problema etico, deontologico, di opportunità politica e di  decoro istituzionale. Un consigliere che regola un mercato da cui trae guadagno personale rischia di minare la fiducia dei cittadini. Ma, a parte anche ipotesi deliberatamente volute, la stessa apparenza di un conflitto di interessi è già sufficiente a creare un danno reputazionale che si abbatte sulla istituzione municipale.
In conclusione, è veramente singolare che Oliva continui a fare finta di niente e anzi, tafazzianamente e incredibilmente, si dichiari “interessato ( sic!) alla risoluzione dei problemi della città  e soprattutto al volere degli aversani”.
Ma di tutto questo, il loquace – ma ora muto o sorridentemente distratto – sindaco Mata-cene cosa dice, cosa intende fare , cosa pensa ? E’ stato lui a delegare Oliva al settore, malgrado un evidente conflitto di interessi?  E lo stesso assessore al commercio Orlando De Cristofaro, è anche lui al corrente di questa situazione,  ne è compartecipe? Con l’occasione, gli ricordiamo che da lui, come questo blog aveva richiesto, la città attende ancora che escluda una sua cointeressenze con Oliva, giusto per allontanare voci malevoli  dei soliti malpensanti.