Consiglio comunale con un’oscura e inquietante ombra sullo sfondo: la mensa scolastica sospesa
Domani il Consiglio Comunale si riunirà. Sull’ordine del giorno non c’è scritto, ma nessuno potrà far finta di niente: si dovrà parlare della vergognosa sospensione della mensa scolastica. Un fatto grave, anzi gravissimo, di cui l’amministrazione comunale è direttamente responsabile.
Sì, responsabile. Perché non è stato un imprevisto, un ritardo tecnico una questione marginale. Non è stata una fatalità. Non c’è stato né terremoto né un’alluvione, né una pandemia. C’è stata solo incapacità, superficialità e assenza totale di programmazione. Non è, tra i tantissimi creati da questa amministrazione, un disservizio qualunque. Stiamo parlando di un diritto primario dei bambini e delle famiglie, venuto meno in modo inammissibile, mal gestito e al quale, a quanto risulta, si voleva (e si vuole) mettere mano in maniera, a dire poco, assolutamente incongrua, ricorrendo ad un rimedio da “dilettanti allo sbaraglio” , che sinora è stato provvidenzialmente evitato solo grazie all’alta professionalità e al rigore della segretaria generale del Comune.
La responsabilità amministrativa, politica e morale non può essere minimizzata né elusa. Il sindaco Mata-cene e la sua giunta potranno citare procedure di gara, appalti, determine, atti di precedenti amministrazioni o cavilli vari. Ma ciò che ancora manca – e che dovrà essere chiesto a gran voce – è un’assunzione piena di responsabilità politica. Quando un servizio essenziale come la mensa scolastica viene sospeso solo per disorganizzazione o incapacità o inerzia gestionale alle quali non si è saputo o voluto porre rimedio nel corso di più di un anno, allora non basta parlare di “criticità emerse”. Serve molto, molto di più. Serve riconoscere pubblicamente l’incapacità, gli errori, le omissioni. Serve spiegare con chiarezza e con quella famosa e solo evocata trasparenza (che, dopo la recente vicenda delle dichiarazioni dei redditi presentate con grave ritardo o non ancora presentate, non è proprio gradita da questa amministrazione) cosa non ha funzionato. Serve garantire che quanto prima si porrà fine al grave disagio che centinaia di famiglie stanno patendo e che un evento del genere non si ripeterà mai più.. E, anche e soprattutto, serve che questa rovinosa amministrazione, almeno in questa vicenda che tocca i nostri bambini, dimostri, come segno concreto, senso del dovere e della responsabilità pubblica.
Domani, in aula, la città attende che maggioranza e opposizione affrontino subito la questione e che sindaco e giunta intervengano e rispondano non in maniera burocratica e “vasellinante”. Solo da qualche giorno, infatti, l’amministrazione, dopo essersi chiusa in un silenzio tombale che è sostanzialmente autoaccusatorio, sta balbettando risposte confuse o rilasciando dichiarazioni che ignorano realtà, logica, diritto e regole.
Senza volere in alcun modo sostituirsi a coloro che domani meritoriamente si faranno carico della discussione, è bene precisare che la città vuole sapere chi ha deciso di procedere in un certo modo; perché non sono state attivate soluzioni tampone o alternative, anche parziali; perché la comunicazione alle famiglie è stata tardiva e imprecisa; se e quando siano emerse eventuali criticità del passato ;se, quando e come si sia provveduto ad intervenire per farvi fronte; e, soprattutto, perché l’interesse superiore degli alunni non è stato messo al centro di precise scelte amministrative.
Sarà del tutto esecrabile invocare il rispetto formale dell’ordine del giorno per evitare notizie e un civile confronto. Quando la realtà sociale bussa sgomenta alle porte dell’aula consiliare, ignorarla è da irresponsabili. La sospensione della mensa scolastica è oggi il simbolo di un’amministrazione che ha smarrito anche il senso del coinvolgimento civico, della partecipazione e, quindi, della democrazia. Si è esaurito il tempo delle scuse, ora incalza proprio il momento della trasparenza. I servizi educativi non possono essere considerati “oneri”, ma investimenti morali e civici, nella consapevolezza che ogni bambino che resta senza un pasto caldo è un fallimento collettivo, una resa della città.