Nel giro di pochi giorni, due episodi tanto simbolici quanto allarmanti hanno scosso la nostra città: il crollo del soffitto di un’aula di una scuola primaria e la caduta di un grosso ramo di un albero in via Roma, una delle strade più trafficate. Due eventi che, presi singolarmente, potrebbero essere classificati come “incidenti”. Ma quando si verificano in rapida successione, diventano il manifesto visibile, concreto e inaccettabile di un’amministrazione inadeguata, rovinosa e, quel che è peggio, dannosa e pericolosa.
Il soffitto di una scuola crolla all’improvviso. Non in un edificio fatiscente abbandonato da tempo, ma in un luogo in cui ogni mattina entrano centinaia di bambini, affidati alla cura e alla responsabilità delle istituzioni. Un disastro sfiorato, un rischio immenso per innocenti che avrebbero potuto pagare il prezzo più alto per l’incuria di chi governa. E mentre i genitori, comprensibilmente terrorizzati, cercano risposte serie a pochi giorni dalla ripresa scolastica, dal palazzo si levano solo parole stanche, scuse di circostanza e promesse di “verifiche approfondite”. Sempre le stesse. Sempre dopo.
Neanche il tempo di metabolizzare l’accaduto, che un altro pezzo della città crolla: un albero, piantato nel cuore urbano, cede improvvisamente e uno dei suoi rami più grossi si schianta sull’asfalto ferendo due persone. Il messaggio resta inquietante: in questa città può crollare tutto, in qualsiasi momento. Una scuola, un albero, un’infrastruttura… E tutto questo mentre chi dovrebbe vigilare è evidentemente distratto da altro. Ciò che manca non è solo la manutenzione, la cura, il senso del dovere, ma la capacità di amministrare e prima di tutto di garantire la sicurezza minima dei propri cittadini, a partire dai più piccoli. La situazione non può che essere definita con parole nette: fallimentare, pericolosa, rovinosa. Il sindaco Franco Matacene, sempre pronto a celebrare inaugurazioni e a farsi immortalare nei selfie di rito, oggi deve rispondere a una città che cade letteralmente a pezzi sotto i suoi occhi e i suoi perenni sorrisi . E non è solo una questione materiale, ma profondamente politica e morale.
Questi non sono “imprevisti”. Sono i sintomi di un malgoverno ormai cronico, di una gestione approssimativa e superficiale. È il risultato di più di un anno di manutenzioni rimandate, di tagli sbagliati, di priorità rovesciate. E mentre il sindaco continua a sorridere e a parlare di “progetti”, il presente si sgretola sotto i piedi dei cittadini.
Il crollo del soffitto e la caduta dell’albero non sono incidenti. Sono angoscianti campanelli d’allarme. Sono crepe nel muro già disastrosamente traballante di una credibilità amministrativa vicina allo zero. La città, stanca, in ginocchio e ferita chiede conto.