Aversani, calma e gesso  e riannodiamo il nastro con pacatezza : crisi al Comune, sindaco isolato, assessori che rifiutano le deleghe,  giunta di alto profilo, giunta di salute pubblica.Nuova spartizione di potere, dimissioni o soluzione nell’interesse esclusivo di Aversa, senza vassallaggi verso terzi ” estranei ?  

Da oltre un mese l’amministrazione comunale è ferma, paralizzata da una crisi politica che si aggrava giorno dopo giorno. Il Sindaco, ormai di fatto sfiduciato da gran parte della sua stessa maggioranza, si trova sempre più isolato. Gli assessori, ai quali aveva tentato di ridistribuire le deleghe, hanno rifiutato l’incarico. Un gesto, questo, che non può che apparire come una nuova e aperta sfiducia verso il sindaco, dopo quella già espressagli nelle recenti due votazioni di sfiducia del consiglio comunale a due assessori.

La situazione si è incancrenita proprio dopo il caso emblematico dell’assessore Olga Diana, sfiduciata da 19 consiglieri su 24. Un atto politico chiaro e netto che avrebbe dovuto segnare un cambio di rotta. Invece, il sindaco, per conservare la poltrona per sé e per suoi, ha tentato di ricompattare la squadra confermando anche quella assessore “multisfiduciata” e cercando di redistribuire le deleghe tra gli altri assessori rimasti. Il risultato? Un fermo e secco “no” di qualche giorno fa da parte degli stessi, che hanno bocciato in maniera netta e plateale quella soluzione.

Ora, da parte di alcuni consiglieri si invoca una giunta di alto profilo, proprio quella promessa dal sindaco in campagna elettorale, ma da sempre mai voluta da lui e dai suoi non occulti manovratori. Negli ambienti consiliari, però, l’appello alla formazione di una giunta qualificata e competente viene letto con un crescente scetticismo. Anche molti osservatori ritengono che si tratti solo di un’operazione di facciata per mascherare una semplice redistribuzione di potere tra gli attuali assessori, che puntano a  deleghe più pesanti, più visibilità e più controllo delle leve amministrative, in considerazione, soprattutto, delle prossime elezioni provinciali e regionali, delle quali vogliono in qualche modo rendersi apprezzati gregari e beneficiari di future “riconoscenze”. Fonti interne parlano apertamente anche di un braccio di ferro per le deleghe più strategiche come urbanistica, bilancio, lavori pubblici, contenzioso.

Alcuni, da ultimo, hanno proposto una giunta di “salute pubblica”. Ma i principali attori dell’opposizione che dovrebbero parteciparvi hanno espresso molte perplessità per una tale soluzione e comunque la condizionerebbero  a una sostanziale e completa rimodulazione della trama politica e della gestione di potere

Se la fiducia politica non viene più espressa né pubblicamente, né nei fatti, né all’interno del Palazzo, è legittimo porsi la domanda: Franco Matacena ha ancora una maggioranza? Demagogico, populistico e pretestuoso è apparso l’appello che il sindaco ha fatto alla città e all’imminente consiglio comunale che dovrebbe approvare il bilancio consuntivo.

La crisi, che si protrae ben oltre i tempi fisiologici di un semplice rimpasto, appare oggi come una vera e propria rottura strutturale all’interno della coalizione che governa la città. Se ci può o deve essere una soluzione, sicuramente non è , comunque, quella teatralmente invocata dal sindaco in veste di tribuno. Infatti,  non sfugge a nessuno che alla maggioranza (come anticipato, ma è bene ribadirlo) un qualsiasi “accordo” con Mata-cene lo impongono, “imperativamente”, le imminenti elezioni, l’unica vera e utile “calamita” che li “costringe”, almeno  per il momento, a stare ancora insieme nel disonorevole percorso.

Pertanto, in assenza di una eventuale intesa reale, trasparente e innovativa, che rinneghi condizionamenti esterni, le ipotesi sul tavolo sono tre: o si apre un confronto vero, con criteri chiari e condivisi per la composizione di una nuova giunta, oppure la crisi rischia di sfociare in un accordo opaco, precario e “indigeribile” o nelle dimissioni (il sindaco, però, contrariamente a quanto ama minacciare, non le darà mai e poi mai, se non sfiduciato formalmente),  con, in questo caso, tutte le conseguenze politiche e amministrative del caso.

Nel frattempo, i cittadini stanno assistendo da settimane a un riprovevole spettacolo che rischia di tradursi in un sempre più dannoso immobilismo amministrativo. I problemi reali della città restano relegati sullo sfondo: emergenza igiene urbana, traffico, stato disastroso della rete viaria, ordine pubblico, manutenzioni, progetti PNRR a rischio stallo, e molto altro ancora.

La città, impaziente, resta in attesa di risposte. e, soprattutto, di una politica che torni a parlare il linguaggio della responsabilità, non quello della spartizione, della vanagloria, della conservazione del” posto” e della dipendenza da vassallaggi esterni e dei loro interessi politici e non, del tutto estranei alla realtà e ai bisogni di noi (attualmente) “poveri”  e succubi aversani.