AVERSA HA BISOGNO DI UN SINDACO VERO.NO AD UN SINDACO DA PALCOSCENICO E MANSUETO ESECUTORE DI ORDINI

C’è un momento nella vita di una Comunità in cui serve il coraggio di guardarsi allo specchio, senza filtri e luci da palcoscenico.

E c’è un momento in cui il silenzio diventa complicità e in cui restare fermi, indifferenti o “nascosti”equivale ad arretrare, a imbarbarirsi e a imbarbarire la città.

E oggi, per la nostra Aversa, questi momenti sono arrivati. Perché la misura è colma e la dignità collettiva, quella vera, esige una forte voce corale di protesta.

Abbiamo bisogno di un sindaco diverso, autentico, libero.

Di una guida.

Di un amministratore capace, di pensiero autonomo e visione, in grado di circondarsi di politici credibili, di indiscussa competenza e moralità .

Non abbiamo bisogno di un selfie con la fascia tricolore né di un portaordini sorridente e servile fino all’autospegnimento, di uno che non decide ma acconsente, ligio agli ordini di personaggi esterni ed estranei al tessuto civile, politico e morale della nostra città.

Perché sì, bisogna dirlo con chiarezza:

Aversa è stata messa nelle mani di figure politiche discusse e discutibili, tutt’altro che onorevoli , una delle quali, “il capo”, tuttora coinvolto in vicende giudiziarie gravi e irrisolte.

Ed è un fatto ancor più preoccupante che tutto ciò sia avvenuto e avvenga con il consenso silente e operativo di chi, della città, avrebbe dovuto custodire la storia, l’autonomia, il decoro e la decenza istituzionale.

Questo sindaco, pur di ottenere la candidatura,si è abbassato a mettersi al servizio di ambigui maggiorenti e tuttora, anche per alimentare la propria ubriacante autoesaltazione, dimostra di non avere alcuno interesse ad emarginarli e a opporvisi.

Anzi, proprio di recente ha eseguito diligentemente gli ordini ricevuti per la elezione del presidente della Provincia e ora, puntualmente e docilmente, obbedirà ai comandi che gli saranno impartiti per le imminenti elezioni regionali e provinciali : come un deferente terminale periferico, non come un uomo delle Istituzioni e come aversano che si preoccupa delle sorti della città .

Mai, nella memoria recente, Aversa si era prostrata in maniera tanto indegna, rinunciando alla propria voce, alla propria sovranità civica, alla propria fierezza.

E intanto, dietro questa obbedienza supina,interessata e scellerata, si consuma una narrazione grottesca fatta di selfie imbarazzanti, di risibili monologhi moralistici travestiti da comunicazione istituzionale, di performance canore fuori luogo, di improvvisazioni amministrative mascherate da impegno pubblico.

Questo sindaco, addirittura, attribuendosi anche le deleghe al bilancio e al verde, si è fatto assessore di sé stesso, interprete di sé stesso, promotore di sé stesso e dispensatore di incarichi di dubbia legittimità a consiglieri comunali che gli hanno giurato(!) di non detronizzarlo.

Ma intanto Il bilancio langue,il verde urbano ,abbandonato e ridotto a sterpaglie, è un lontano e sbiadito ricordo come le sue promesse e la trasparenza e la legalità sono diventate un consunto slogan.

Mai questo sindaco catapultato si è fatto interprete, nemmeno per un attimo,della città reale, dei suoi bisogni, delle sue urgenze, della sua voce.

Ha preferito solo assecondare le richieste e gli interessi del variopinto gruppo che gli regge la poltrona, avallando, per di più e senza alcuna remora , anche il trasformismo più laido e amorale.

Un amministratore vero non si riduce a riverente esecutore di ordini, non si umilia fino a diventare succube compiaciuto di chi vuole colonizzare la città a vantaggio proprio e dei suoi accoliti.

E, inoltre, un amministratore credibile non si autopromuove e autopropone, ma serve : con i fatti, e non con vuote parole e selfie.

Non tenta di legittimarsi e di imporsi sproloquiando, ma ascolta, studia, si informa.

Non cerca ossessivamente la ribalta, ma costruisce con efficienza, efficacia e  discrezione .

Non rinnega le promesse fatte in campagna elettorale, ma lavora per mantenerle anche a costo di perdere consenso e sostegno.

Non conferma, solo per sopravvivere nella carica, assessori sfiduciati dal Consiglio comunale, mortificandone così volontà, rappresentanza e rappresentatività.

Non asseconda e tollera, a proposito della “movida selvaggia”, un inammissibile e scandaloso conflitto di interessi .

Allora, abbiamo bisogno di discontinuità.

Di coraggio.

Di senso delle istituzioni.

Insomma, di un sindaco diverso.

Perché Aversa non è proprietà privata di nessuno, tanto meno di quei poteri opachi e inquietanti che nulla hanno a che fare con il bene comune e che anzi considerano la nostra città come terreno di conquista .

È ora di dire basta. Con lucida e pronta fermezza. Con dignità e per esigenze di giustizia.

E perché la politica, quella vera, nasce da un atto di responsabilità soprattutto verso chi non ha voce, non verso chi ostenta potere e, gestendolo con impunita spregiudicatezza e strumenti più che censurabili, promette cariche, “posti” e posizioni di gestione.

Aversa si rialzerà.

Ma dovrà farlo liberandosi quanto prima da chi ha smarrito- ma forse non ha mai avuto – il senso e la misura del proprio ruolo e ha scelto la via più vantaggiosa per lui, ma tra le più riprovevoli : quella dell’obbedienza servile e cieca, strumentale anche alla propria vanagloria per presunti ma inesistenti meriti.

No ad un sindaco finto, portaordini e succube.

Vogliamo una guida capace, coraggiosa, credibile e autorevole.

Vogliamo rispetto.

Vogliamo riscatto.

Vogliamo efficienza e sana operatività.

E questa non è solo una richiesta, ma una pretesa e,soprattutto, una pressante chiamata alla dignità collettiva.