AVERSA. E vai col tango:

AVERSA. E vai col tango: Nicola De Chiara assessore, la figlia nel servizio civile a 500 EURO al mese. La città è un mega caseificio e Matacena un ricottaro d’eccezione

13 Ottobre 2026 – 18:26

Ovviamente la parola ricottaro la usiamo nel senso letterale del termine e non figurato

 

AVERSA – Francamente, dispiace un poco parlare di un collega in termini negativi, ma Nicola De Chiara, peraltro uomo intelligente e anche sufficientemente preparato e dotato di una buona penna, sta peggiorando i propri difetti, così come capita a ognuno di noi quando andiamo in là con l’età.

C’è qualcuno che compensa il problema con la consapevolezza, con la coscienza dei propri limiti, e qualcuno che questa consapevolezza non l’ha avvertita e neppure l’ha raggiunta con l’esperienza.

Se tu, Nicola, hai un giornale, peraltro molto letto ad Aversa, non puoi ogni volta lavorare anche attorno alla politica che racconti, attorno a quello stesso giornale, affinché quella politica ti remuneri con posti di riguardo.

Non è la prima volta che entri in giunta, in qualche occasione, se non ricordiamo male, anche come vicesindaco. Ognuno vive come vuole, ognuno fa il giornalista come gli conviene, a noi queste cose non piacciono, a De Chiara sì e allora okay.

Ma la pratica diventa olgiastica quando, come si suol dire, “scassa la misura”. Se la figlia di Nicola De Chiara, che di nome fa Iole, presenta la sua candidatura per entrare a far parte del servizio civile di Aversa, per 500 euro al mese e qualche punteggio buono da usare in eventuali concorsi, prima dell’ingresso del padre in giunta, va bene. Il giornale esce, un giorno dice che quel politico è buono, la settimana dopo dice che è cattivo, poi buono, poi cattivo, ma va bene anche questa volta, anche se sono i politici, buoni o cattivi, a decidere poi sostanzialmente chi debba entrare tra gli eletti e le elette del servizio civile.

Ma nel momento in cui De Chiara diventa assessore – e ciò è accaduto nel giugno scorso – la prima cosa che deve fare è pregare la figlia di ritirare la candidatura in previsione della stesura della graduatoria a luglio, e cioè quando il papà sarebbe stato assessore già da un mese.

Che vogliamo fare? Ora abbiamo capito bene che Francesco Matacena non è quell’uomo integerrimo, lineare, che qualcuno con gli occhi infilati di prosciutto ci aveva raccontato quando si è candidato sindaco. Abbiamo capito che il descrittore aveva il prosciutto sugli occhi e Matacena la ricotta tra le mani. Però qua stiamo di fronte a un vero e proprio caseificio, ma gli aversani non hanno vergogna a sapere di essere rappresentati da persone del genere?

Un papà in giunta, e la figlia inserita nell’elenco del servizio civile: e che è, la bancarella del torrone?