All’alba, come nei duelli: Matacena estrae il post, ma la città resta sporca
Il sindaco Franco Mata-cene, con un post solenne e autocompiaciuto, ha comunicato urbi et orbi di essersi recato, all’alba, presso la sede del servizio di igiene urbana per “esprimere vicinanza ai lavoratori”. Gesto nobile, quasi pastorale. Bene. Bravo. Bis. E, colpo di scena degno di un romanzo giallo, ha scoperto, finalmente, e lo confessa – stavolta, dicendo la verità – che Aversa è sporca. Ma, sorpresa nella sorpresa, tace il fatto che la città è anche assediata dai topi. Altro che città della cultura. Aversa, capitale dei roditori. Città dei topi e delle loro grasse madri che li partoriscono quotidianamente a vagonate qui da noi, diventato il loro Eden. Ma una domanda sorge spontanea, e non è nemmeno troppo cattiva: davvero Mata-cene se ne accorge solo ora? Davvero solo oggi il sindaco scopre l’emergenza igienica che i cittadini vivono da tempo, scansando sacchetti, miasmi e fauna urbana sempre più audace e mordace? Ma perché appena qualche giorno fa, con grande zelo comunicativo, ma “senza scuorno”, il sindaco comunicava, tramite il suo giornale favorito (Titolo: “Matacena ha scongiurato il blocco della raccolta dei rifiuti”), che tutto era stato risolto grazie al sindaco? Insomma: tutto a posto, signori, circolate. E oggi invece scopriamo che no: non solo non era tutto risolto, ma, come ormai da troppo tempo, continuiamo ogni giorno a registrare con sofferenza che la città è sporca, abbandonata e sotto assedio dei roditori. Ma l’assessore competente? Quello di prima, quello di dopo, quello di sempre. Cosa ha fatto mentre la città diventava una discarica a cielo aperto? E i famosi consiglieri delegati, quelli che sorridevano a tutta dentatura nelle foto e firmavano comunicati rassicuranti promettendo soluzioni rapide e definitive? Dove sono finiti? Rapiti dai topi? In sciopero comunicativo? Ieri assicuravano che “la situazione è sotto controllo”. Oggi il controllo sembra esercitato esclusivamente dalla fauna locale. E poi, una piccola curiosità, quasi una nota di colore, o forse di cattivo odore. Perché davanti allo studio del sindaco e alla sua abitazione non si vedono cumuli di immondizia, mentre davanti ad altri studi e abitazioni continuano a stazionare e marcire “montagnelle” di immondizia? È una nuova forma di raccolta differenziata selettiva? Un servizio premium riservato a pochi fortunati? La verità, nota a tutti, tranne che al sindaco, all’assessore al ramo e ai consiglieri con la delega, che questa non è una crisi improvvisa. È una crisi annunciata, negata, minimizzata, comunicata male e governata peggio. E arrivare all’alba a scoprire ciò che i cittadini vedono ogni giorno non è leadership: è inammissibile e gravissimo ritardo. Aversa non ha bisogno di post commossi né di simboliche passeggiate all’alba. Ha bisogno di responsabilità, competenza, scelte, presenza costante. Perché i topi, almeno loro, ci sono sempre stati. Chi è mancato, evidentemente, è qualcun altro. C’è poi un dettaglio tutt’altro che marginale, che in questa sceneggiata resta accuratamente nell’ombra. Non si conosce alcun provvedimento adottato dal sindaco nei confronti della società che gestisce l’igiene urbana, il cui contratto risulta scaduto da tempo. Nessuna diffida pubblica, nessuna sanzione nota, nessuna presa di posizione chiara. Un silenzio assordante, coperto a fatica dal rumore dei comunicati autocelebrativi. E, soprattutto, non si conosce il motivo per cui non si sia provveduto per tempo a bandire la gara. Una gara che non cade dal cielo come una calamità naturale, ma che si programma, si prepara, si governa. O almeno, così dovrebbe funzionare in una città normale. Qui invece no: si arriva sempre all’emergenza, rigorosamente a mani alzate, per poi scoprire stupiti che senza un contratto valido, senza una gara, senza una pianificazione, il servizio non regge. Ma davvero vogliamo credere che tutto questo sia accaduto all’improvviso? Che nessuno sapesse? Che nessuno vedesse arrivare il disastro? La vicenda della mensa scolastica non ha insegnato nulla? Oppure, più semplicemente, si è scelto di rimandare, tappare, far finta di nulla, confidando che la sporcizia – come certe responsabilità – si dissolvesse da sola? E così oggi ci ritroviamo con una città invasa dai rifiuti, dai topi accompagnati dalle loro amorose genitrici, con i cittadini esasperati e un sindaco che solo ai primi bagliori dell’alba scopre l’emergenza come se fosse una novità.Peccato che le scadenze erano note, i problemi prevedibili e le soluzioni dovevano essere già sul tavolo, non in un post social alle prime ore del mattino e con il solito reportage fotografico. Governare non significa raccontare l’emergenza quando esplode. Significa evitarla prima o, possedendo gli attributi necessari, affrontarla adeguatamente