Di Mimmo Molinaro
Sottoscrivo e condivido pienamente l’articolo a firma di Isidoro Orabona del 29/12/24, pubblicato sul vostro Blog e plaudo alle motivate critiche mosse al programma di progetti da realizzare, recitato dal sindaco Francesco Matacena coerentemente definito il metasindaco di un metaluogo.Queste ultime settimane sono state la cartina di torrnasole che ha rivelato il vuoto pneumatico in cui si muovono coloro che purtroppo stanno amministrando Aversa. Una città invasa da locali “alcolici”, da monnezza permanente e da zoccole di ogni tipo, anche umane; occupata da tavoli, tavolini, gazebo e gazebini di pronto uso e a pronta scomparsa; resa infida da basoli e sanpietrini semoventi, alberi basculanti e cadenti e marciapiedi trasformati in sudicie aree di parcheggio. E che dire delle scuole, delle loro inagibili condizioni e doppi turni e delle cosiddette aree (non più) verdi e dei parchi derelitti? Vogliamo poi commentare la movida selvaggia, allietata da immancabili risse illuminate da scintillanti coltelli a serramanico o da macellaio e vivacizzata da sedie e tavolini scagliati come frecce? O vogliamo amaramente sorridere del fantomatico piano di sicurezza pubblicizzato dal sindaco con toni da imbonitore? E cos’altro possiamo aggiungere, a proposito delle festività natalizie, sulle costosissime luminarie di oro a 18 carati illegittimamente montate sull’Arco dell’Annunziata o su quelle addirittura inesistenti, tutte gestite dall’assessore Alfonso Oliva? Il quale, va detto per inciso, da dilettante allo sbaraglio, è stato ribattezzato come assessore alle gaffe, tanto è vero che ora ad Aversa si definisce “olivata” ogni iniziativa o manifestazione che fallisce miseramente. Anzi, al riguardo, tutti sono anche convinti che la prima “olivata” (ormai sinonimo di “ca….a”) l’ha inaugurata proprio Francesco Matacena nominandolo assessore e vicesindaco. Unica scusante del sindaco, viene però riconosciuto, è quella di essere stato costretto, da solerte e genuflesso esecutore, ad “obbedir tacendo” al suo noto burattinaio.E’ innegabile che Matacena ha sinora propinato ad Aversa solo un piatto di aria fritta che, con la sua cosmesi multimediale, ha raggiunto la sua risibile consistenza quando ha raccontato gli scoppiettanti progetti che realizzerà. La realtà è ben altra e del tutto diversa dalla Aversa città virtuosa, sicura, accogliente, bla, bla bla. A questo punto, purtroppo, c’è da registrare solo l’assenza di idealità, di progetti seri, di discussione e di confronti. Sinora, il vacuo si è riempito del nulla. Aversa, però, non merita tutto questo, né può ritrovarsi con un sindaco travicello che ha risposto e ancora risponde a qualche personaggio a capo di piccole e manovranti combriccole, che speriamo vengano definitivamente sbaragliate quanto prima. La città sta maturando la coscienza di avere un sindaco che possiede la consistenza dell’immaginario e una concretezza solo per feste di piazza, cresime, battesimi onomastici e cerimonie, specialmente quelle religiose, e che, da ultimo, ha perfino contrabbandato la cancellazione del veglione di Capodanno come dovuta al pericolo del terrorismo, invece che, com’è nella realtà, alla sua incapacità e a quella del suo degno assessore Oliva & company di garantire una movida senza eccessi, risse, accoltellamenti, violenze varie e “munnezza”. Giustamente, come è stato provocatoriamente detto, se veramente è convinto che esiste un pericolo di atti terroristici, perché non ha sospeso o non sospende anche la movida, selvaggia o meno che sia? Aversa aveva bisogno di un cuore politico-amministrativo pulsante, efficiente e competente, in grado di affrontare adeguatamente i complessi problemi che la stanno paralizzando. Ora, invece, si trova costretta a dolersi di un traballante fortilizio politico presidiato da una truppa sbrindellata che si è accampata nel Municipio per garantirsi solo la propria sopravvivenza quotidiana.Il riferimento alla giunta e ad un sindaco teatrante e maggiordomo, che esegue ordini e imposizioni e si dedica unicamente a vendere sogni e vagheggiamenti spacciandoli per realtà, è puramente voluto.