Aversa, la nuova Disneyland

Il sindaco Franco Matacena, nel consiglio comunale del 19 dicembre, ha illustrato gli “indirizzi relativi alle   azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato”. Dalle sue parole abbiamo così appreso che lui condurrà Aversa ad una radicale e radiosa trasformazione. La farà diventare, nientemeno, una città “dei servizi, virtuosa, sicura e pianificata, ecologica, sostenibile e sana, inclusiva, accessibile ed efficiente, trasparente, multiculturale e creativa, accogliente, produttiva, attrattiva e istruita”, tale da candidarla (in Italia o in Europa?) a città della cultura. E qui si è dovuto fermare perché non è riuscito più a scovare altre analoghe e mirabolanti aggettivazione della sua città ideale neanche nelle pieghe più recondite del suo chimerico vocabolario.Queste sue linee programmatiche, se si ha la pazienza di leggerle fino in fondo e di districarsi tra le frasette prêt-à-porter, appaiono, all’evidenza, di una disarmante vaghezza, di una smaccata virtualità  e, comunque,  di una inconsistenza politica tali da far cadere le braccia. Alcuni passaggi, specie quando fa riferimento alle sue (o di altri?) scelte di amministratori “di alto profilo” che dovrebbero avverare i suoi sognanti programmi, sono, poi, delle stupefacenti chicche. In negativo, ovviamente.Ultrageneroso nelle inverosimiglianti promesse, tanto da apparire vagheggiante e vaneggiante, del tutto carente nel proporre strategie praticabili, sfuggente sui dettagli, Matacena, come gli accade spesso, si autoillustra, all’insegna, purtroppo, di fantasiosi pensierini da scuola media. Il suo programma, in coerenza con tale impostazione, si snoda in una sconcertante e inconsistente litania: vaga, retorica, favolistica, zeppa di espressioni macedonia e frasi passepartout, quelle che solitamente, nel trionfo del copia-incolla, vengono spese sui palchi elettorali di provincia. Non manca, naturalmente, giusto per esibire una giovanile modernità, qualche spruzzata di americanismi. I quali, però, richiamano alla mente la gag di Enrico Brignani – quando si reca in banca per prelevare soldi dal suo conto – e quella, storica e altrettanto famosa, di “Orrait” e “Wanagann” di Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma”. E così il metasindaco da metaverso garantisce che Aversa sarà una “smart city”, con una visione “One Health” e che ricorrerà a criteri dell’”Universal design”. E che dire, poi, del proposto “rammendo (!) di spazi interclusi e di relitti urbani”, nel contesto di “un P.U.C con previsioni e proiezioni di governo urbanistico”?  Piangere o ridere? E’ Natale e quindi meglio sorridere con misericordiosa tolleranza e sperare che, più che al “rammendo”,  si affidi ad un “ricamo” a mano libera e che, con le oscure “previsioni e proiezioni di governo urbanistico”, non intenda cripticamente lanciare un messaggio  a qualche non misteriosa lobby. E, ancora, fior da fiore, come commentare il patto di sicurezza tra il Comune e la Prefettura di Caserta – di cui nessuno si è sinora accorto e  ha visto i risultati – spacciato dal sindaco illusionista come “uno strumento  di grande portata innovativa”, ignorando, o facendo finta di ignorare, che però quel suo “strumento” più che “innovativo” è un po’ vecchiotto in quanto  legislativamente previsto sin  dai primi mesi del  2017 ?.Il sindaco-taxi, inoltre, in alcuni passaggi arriva a consegnarsi mani e piedi alla demagogia più spicciola e bassamente populistica, tant’è che, con la solennità di cui spesso si ammanta, assicura che “garantirà l’inclusività attraverso l’ascolto e il coinvolgimento di (addirittura) ogni cittadino nei processi decisionali” e, roba da non credere, che “condividerà le scelte di destinazione delle risorse finanziarie con tutti i cittadini”. Restano ignote, naturalmente, le modalità di “auscultazione” di ogni cittadino e/o quelle di una siffatta totalizzante condivisione.Insomma, troppe, troppe concessioni ad una verbosità approssimativa e generalista e a una narrazione fantastica, immaginaria, virtuale, condotta spesso sul filo di una colorita (per non dire risibile) demagogia che, conseguentemente, mai chiarisce quando e, soprattutto, come si intende in concreto articolare le eventuali manovre e individuare e descrivere le necessarie misure di intervento. La mancanza di un serio e puntuale riferimento alle compatibilità finanziarie costituisce, poi, uno dei limiti principali dei vagheggianti disegni del prestigiatore e delle vie (non) indicate per perseguirli. Francamente, alla fine, resta solo da chiedersi come una città possa affidare il suo destino ad un sindaco menestrello che se la canta, se la suona e si applaude e che  mostra una così rilevante assenza di consapevolezza politica accompagnata da  una preoccupante disconnessione dalla realtà e dalla contemporaneità.Al sindaco-ridens, allora, è opportuno ricordare che gli indirizzi programmatici devono proporre con la necessaria chiarezza concrete linee essenziali e allo stesso tempo devono tracciare le strade percorribili per realizzarle, piuttosto che risolversi in teatrali fantasie per rappresentare una comunità del mondo ideale e/o virtuale in cui si vorrebbe vivere. Tentare di accattivarsi la platea e di persuaderla con le sirene di un sistema pressoché irrealizzabile è cosa radicalmente ben diversa dall’esigenza di riflettere con serietà sulla società reale e realizzabile e sulla città nella quale si vuole e e si deve vivere. E’ davvero ingiustificabile, e al tempo stesso del tutto vano, se non politicamente truffaldino, contrabbandare mirabolanti promesse di risolvere i problemi di tutti e di ciascuno. Anche se mosso dall’infantile intento di elargire ai cittadini l’emozione-illusione di sentirsi proiettati verso un rassicurante Nirvana. Ma questo intento, anche se vero e perseguito, sarebbe comunque, oltre che velleitario, dannoso, inutile e irritante, di fronte al piccolo inferno in cui si continua a vivere ad Aversa. Una città che, visti i risultati sinora (non) portati da Matacena in questi sei mesi, è ancora in frantumi, vittima di un vergognoso degrado e costretta ad assistere ai continui spettacoli di inefficienza e di incapacità di quella classe politica dirigente che dovrebbe realizzare i luminosi, immaginati, immaginari e irreali traguardi disegnati sull’acqua dal metasindaco.Più serio, responsabile e onesto sarebbe stato rendere chiaramente leggibile un percorso “tecnicamente” motivato, responsabilmente articolato e, soprattutto, illuminato da un realizzabile e onesto progetto di governo; in vista anche solo di un risultato minimo, ma, vivaddio, reale e credibile. E anche in questo caso, comunque, sarebbe indispensabile contare su una classe dirigente politica responsabile e attrezzata. Che, a dirla tutta e ribadendo il giudizio negativo, non è però quella che purtroppo governa la città; e che, ironia della quale il sindaco-taxi finge di non accorgersi, è, per lo  più,   proprio la stessa classe che ha fatto scivolare Aversa nell’ abisso in cui continua a precipitare e  della quale il metasindaco vuole servirsi per raggiungere quei virtuali traguardi che tenta di  consegnarci.E, infine, quando in particolare comunica il  suo intento di un  “recupero identitario di Aversa”,  il sindaco illusionista non tenti con il suo metaverso di farci dimenticare che lui stesso , la sua maggioranza e la sua giunta rappresentano la estemporanea aggregazione di una  spregiudicata operazione organizzata, realizzata  e  gestita, tuttora, da un ben noto e discusso personaggio politico,  interessato però solo ai propri personali interessi, del tutto estraneo alla città e pertanto incurante del proclamato e vagheggiato recupero dell’aversanità.Comunque, da aversano, non posso che augurare buona fortuna ad Aversa, non senza però contestare a Matacena che la sua idea di città è quella di una Disneyland e che, per quello che ha scritto nei suoi indirizzi programmatici, il suo orizzonte sembra più compreso fra quella che fu la tv dei ragazzi, carosello e i film di infanzia e quello che è ora il metaluogo dei giochini elettronici.