Finché la zattera va: la canzoncina della sopravvivenza politica di Mata-cene tra redditi da fame e giunte in crisi
Francesco Mata-cene è il sindaco più “povero” d’Italia: la sua dichiarazione dei redditi, resa pubblica nell’autunno 2025, mostra un imponibile di circa 5.000 euro annui (circa 482 euro al mese, meno della pensione sociale): una condizione che gli ha procurato titoli sui quotidiani nazionali, dove è stato definito “il sindaco commercialista e povero”. Ora, però, con l’indennità di carica percepita sinora (a tutt’oggi, i contribuenti gli hanno pagato circa 170.000 euro per essere disastrosamente disamministrati), per fortuna, potrà provvedere a tutte le sue esigenze vitali.
Mata-cene, scelto ed eletto con il sostegno determinante del noto consigliere regionale Giovanni Zannini, al di là dei suoi (ex)redditi da fame nera, vive politicamente di rendite di posizione, chiacchiere e rinvii. Naviga tra alleanze “costose”, risanamenti contabili traballanti e incerti, fratture politiche, titoli celebrativi e cronache di sopravvivenza politica, con maggioranze tenute insieme con fili di cotone, sfiducie interne, dimissioni revocate e assenze strategiche in Consiglio per evitare voti scomodi.
Il paradosso è tutto qui: il sindaco fiscalmente più povero d’Italia è anche quello che, per restare cementato al timone, accetta quotidianamente compromessi di ogni genere per assecondare il potere che lo ha eletto.
In tutto questo, l’ombra di Zannini, malgrado il suo esilio giudiziario, non è mai svanita. Il rapporto tra Francesco Mata-cene e Giovanni Zannini non è stato un’alleanza occasionale, ma un vincolo di origine, sostegno e condizionamento reciproco che ha attraversato l’intera vicenda elettorale e continua a proiettarsi su quella amministrativa della nostra città dal 2024 a oggi.
I giornali e i social locali lo hanno sempre definito esplicitamente “l’uomo di Zannini”, sottolineando che la vittoria di Mata-cene fosse, di fatto, il trionfo della strategia politica del consigliere regionale. La lista “Aversa moderata”, riconducibile a Zannini, ottenne cinque seggi su 20 e una presenza organica in Giunta, rendendo il suo gruppo, così come a tutt’oggi, il garante della sopravvivenza politica di Mata-cene. Tant’è che, nel 2025, le opposizioni pubblicarono un manifesto dal titolo “Mata-cene sindaco d’insuccesso” con sullo sfondo le foto di Giovanni Zannini e dell’ex presidente della Provincia Giorgio Magliocca, anch’egli coinvolto in gravi vicende processuali, esplicitando il nesso tra il fallimento amministrativo e la rete di sostegno che ha accompagnato il sindaco.
Aversa, dopo oltre due anni dalla nuova amministrazione, deve prendere atto di una serie di dati di fatto che restituiscono l’immagine di una città in una condizione di sofferenza mai vissuta in maniera così intensa e umiliante: servizi ridotti, finanziamenti persi o inutilizzati, segretari comunali in fuga, una giunta caratterizzata da incessanti cambiamenti e, oggi, da una situazione di sostanziale attesa. A questo si aggiungono i “ricatti” evocati dallo stesso Mata-cene, ma senza mai dare alla città quei chiarimenti che aveva ripetutamente promesso, così come accaduto anche per la vicenda della rimozione del vicesindaco Alfonso Oliva, il quale, tra l’altro, ha sostenuto di essere stato delegato proprio da Mata-cene a “fare il lavoro sporco“.
Questo, in estrema sintesi, è il conto salatissimo della sopravvivenza di Mata-cene: fratture di maggioranza, deleghe conferite, ma solo oralmente, a consiglieri comunali per “ammansirli, dimissioni a singhiozzo e un passivo politico e amministrativo che si traduce in finanziamenti perduti, servizi essenziali carenti e accuse reciproche mai chiarite.
A fare un riassunto telegrafico, dunque, ci ritroviamo con un sindaco definito, senza giri di parole, incapace dal suo ex vice-sindaco, che: ha perso milioni di euro di finanziamenti, per inerzia sua e amministrativa; ha gestito la mensa scolastica con proroghe, comunicazioni errate e rischi di una lunga interruzione; ha utilizzato il vicesindaco Oliva, come questi ha esplicitamente affermato, come delegato al “lavoro sporco”; ha promesso chiarimenti su ricatti, pressioni e responsabilità, senza mai fornirli; continua a parlare della candidatura di Aversa a città della cultura, con proprio la “Casa della cultura Caianiello” ancora in condizioni di sfacelo, la biblioteca comunale inagibile, “casa Cimarosa” di fatto chiusa e un’assenza di una qualsiasi manifestazione culturale degna di questo nome; ha mostrato una gestione del tutto inefficace dei gravi problemi di ordine e sicurezza, in una città ormai assediata dalla violenza; ha mostrato una tolleranza inaccettabile nei confronti della “movida selvaggia”, affidandone la gestione, caso “singolare”, a un consigliere che si trova in un plateale conflitto di interessi.
E qui si potrebbe ancora continuare. Ma è prudente fermarsi perché l’elenco sarebbe troppo lungo e finirebbe per ulteriormente esacerbare la depressione degli aversani. Anche se Mata-cene, parafrasando una vecchia canzone, continuerà a canticchiare sorridente e irridente: “finché la zattera va”.
Raffaele Silvestri