Dioscuri di “Alleanza Verdi e Sinistra”, l’arte raffinata della candidatura e i quattro cavalieri dell’Apocalisse parlamentare

Dioscuri di “Alleanza Verdi e Sinistra”, l’arte raffinata della candidatura e i quattro cavalieri dell’Apocalisse parlamentare

DA ALLEANZA PER L’ITALIA RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Pasquale GiulianoPasquale Giuliano·
Ci sono coppie politiche che sembrano uscite da un romanzo mitologico. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, i Dioscuri di “Alleanza Verdi e Sinistra”, ne sono l’emblema: inseparabili, complementari, talvolta persino intercambiabili. Uno parla, l’altro completa la frase o annuisce. Uno promette la rivoluzione, l’altro la accompagna con una foglia di fico ecologica. Sembrano il formato ridotto di Qui, Quo, Qua, i tre gemellini di disneyana memoria. Il duo presiede quella straordinaria frontiera della politica italiana dove ogni candidatura è un azzardo, che, però, spesso non va a buon fine.

La loro parabola meriterebbe un capitolo a parte del manuale di scienze politiche applicate all’ottimismo. Nel 2022 arrivò il loro capolavoro: Aboubakar Soumahoro, l’uomo degli stivali, entrato con le liste di AVS alla Camera dei deputati con tanto di calzature da lavoro a simboleggiare «il Paese reale». La fotografia degli stivali imbrattati di terra era perfetta: il fango della realtà entrava finalmente a Montecitorio. Poi, si scoprì che quel fango aveva una sua complessa e discutibile contabilità familiare. Dopo lo scandalo che coinvolse le cooperative legate alla sua famiglia, Sumahoro si autosospese da AVS, si rifugiò nel gruppo misto e lo stesso Bonelli dovette ammettere che era stata una «leggerezza averlo candidato”. Arrivarono poi anche le critiche per il suo abbigliamento, che non evocava  il duro lavoro della raccolta dei pomodori sotto il sole cocente dei campi, ma solo quello, meno impegnativo, delle sfilate modaiole. Soumahoro reagì rivendicando, con le lacrime agli occhi e anche a nome della moglie, abitualmente in mise griffate, “il diritto all’eleganza”. E così, la sinistra, per bocca sua, ufficializzò il definitivo abbandono della tuta da lavoro a favore dell’abito firmato e, inevitabilmente, l’uomo degli stivali diventò uno dei casi politici più imbarazzanti della legislatura.

Ma la sinistra ecologista, si sa, non si lascia abbattere da una candidatura sbagliata: la trasforma in esperienza, che spesso, specie in politica, consente di commettere errori sempre nuovi con la consapevolezza di avere già commesso quelli vecchi. Dopo, infatti, arrivò Ilaria Salis e il copione diventò internazionale. Detenuta in Ungheria, a Budapest, per accuse di aggressioni durante una manifestazione politica, Qui e Quo, pardon: Bonelli e Fratoianni nel 2024 la candidarono alle elezioni europee e la fecero eleggere con 176 mila preferenze: l’immunità parlamentare europea ne comportò la scarcerazione, mentre il processo penale ungherese rimaneva sullo sfondo. A completare il quadro, il capitolo case e dipendenti: Salis, sostenitrice della legittimità dell’occupazione di case non abitate, è al centro di due controversie giudiziarie, una per un debito legato alla occupazione di un alloggio popolare; l’altra promossa da due suoi dipendenti che hanno ottenuto una condanna in primo grado a un risarcimento di trecentomila euro. Anche qui, la realtà è abbastanza singolare, se non surreale, e non c’è bisogno di aggiungere una sola riga.

Nel frattempo i Dioscuri continuano la navigazione, accompagnati dalle rispettive consorti: quattro protagonisti della stessa area politica, una singolare concentrazione di potere familiare che farebbe impallidire persino un soviet. Nicola Fratoianni ha al suo fianco Elisabetta Piccolotti, deputata AVS e sua moglie: una coppia parlamentare con un reddito complessivo intorno ai 400mila euro all’anno. Bonelli è sposato con Chiara, conosciuta ai tempi dei Verdi. In un’intervista, l’Angelo ha raccontato la loro vita domestica, rivelando, con una tenerezza da vero artista (dopo il diploma da geometra, si legge nel suo curriculum, si consegnò allo” studio del canto con registro baritonale a Roma, presso il conservatorio di S. Cecilia”), persino i soprannomi: lei lo chiama «Topo», lui la chiama «Cucci». “Topo” in casa, Dioscuro in politica: anche questa è una forma di transizione ecologica.

E adesso, come in ogni grande saga politica, forse arriverà il personaggio nuovo: Sigfrido Ranucci. Circola l’ipotesi di una sua candidatura in AVS, dopo la presenza dell’ex conduttore di “Report” alla festa nazionale del partito. Tanto è bastato al sottobosco politico per produrre il consueto rumore: candidatura, lista, collegio, posto sicuro, futuro politico. Poi è arrivata la parola dello stesso Ranucci: «Non mi candido, do più fastidio come conduttore di Report”. Oddio! Qualcuno lo svegli e gli ricordi che è stato rimosso e già sostituito. Fine della storia? No. Nella politica italiana una candidatura smentita non è una candidatura finita, ma una candidatura in incubazione.

Questa è la vera specialità dei Dioscuri: non scegliere semplicemente dei candidati, ma trasformare ogni candidatura in narrazione. Soumahoro, simbolo del duro e sudato lavoro dei campi; Salis, suffragetta dell’occupazione delle case e portavoce della denuncia contro lo Stato di diritto ungherese; Ranucci, eventuale bandiera del giornalismo d’inchiesta sotto assedio.

Il segreto di AVS è chiaro: non cercare candidati perfetti, ma storie perfette. Il problema, però, è che le storie, a differenza dei manifesti pubblicitari, hanno il brutto vizio di continuare a parlare anche dopo le elezioni, raccontando spesso fatti del tutto diversi dalle narrazioni.

I due Dioscuri, però, avanzano imperterriti, tra una candidatura, una smentita, una leggerezza e una nuova trovata politica, con le consorti al fianco, gli stivali sporchi di terra già entrati nella storia, un’europarlamentare sottratta politicamente alle conseguenze del procedimento ungherese e un giornalista che, per ora, preferisce il microfono alla scheda elettorale.

Non resta che attendere il prossimo capitolo, lanciando, senza averne alcuna autorità, una piccola raccomandazione: per piacere, questa volta, prima della fotografia ufficiale, controllate almeno le scarpe.

Ultima domanda perfidamente borghese: questa non era la sinistra che voleva redistribuire la ricchezza? Allora, Fratoianni e consorte cominceranno proprio dalla loro famiglia.

Pasquale Giuliano  Presidente di “ALLEANZA per l’ITALIA”