Il Comune delle nebbie e del Titanic : debiti fantasmi, omissioni, carte fumose, consiglieri in fuga e la banda che continua a suonare mentre la stiva si riempie d’acqua. .
Domani il sindaco dovrà comparire davanti alla Corte dei Conti per spiegare ciò che da mesi appare oscuro e che, incredibilmente, il Comune ancora non riesce a spiegare ai cittadini: quanti sono davvero i debiti fuori bilancio, come si intendano pagare e soprattutto come sia stato possibile arrivare a questo livello di opacità amministrativa senza che nessuno abbia avvertito il dovere morale – prima ancora che politico – di farne prendere atto alla città .
La seduta del consiglio comunale di ieri è sembrata più un pronto soccorso dopo un incidente frontale multiplo che un’aula istituzionale. Con “l’acqua alla gola”, l’amministrazione ha trascinato i consiglieri di una maggioranza capitozzata a votare una valanga di debiti fuori bilancio infilati nel piano di riequilibrio come la polvere sotto il tappeto: purché non si veda subito. Ma il tappeto ormai è una montagna.
L’opposizione ha fatto quello che una opposizione seria dovrebbe fare: ha scavato. E i consiglieri Baldascino, De Michele, Privitera, Carratù e Lama, scavando, hanno fatto emergere incongruenze, omissioni, cifre poco chiare, pagamenti effettuati senza alcun rispetto del criterio cronologico e una gestione del contenzioso che definire nebulosa è un complimento. A tratti sembrava di assistere non a un dibattito sul bilancio di un Comune, ma all’inventario di un magazzino abbandonato dopo un bombardamento.
Emblematico l’intervento del consigliere Privitera, che ha insistito nel ricordare un fatto devastante nella sua semplicità: il Comune, ad oggi, non è nemmeno in grado di quantificare l’ammontare reale dei debiti fuori bilancio né di indicare i criteri per liquidarli. Una domanda normale in una città normale. Una bestemmia politica, evidentemente, in quell’aula. La risposta del sindaco? Rabbia, nervosismo, accuse personali. Rosso in volto, incapace di entrare nel merito, ha reagito come lo studente impreparato. Ha preferito rifugiarsi nella solita replica stizzita: “Lei non ha mai visto un piano di riequilibrio”. Può darsi. Ma qui il problema è che sembra non averlo visto nemmeno chi lo dovrebbe amministrare. E meno male. Perché se questo è un piano di riequilibrio, allora un naufragio è una crociera.
Ancora più eloquenti delle urla sono state le assenze. Tre consiglieri di maggioranza -Adele Ferrara, Domenica Pisano e Lucia Aversano- hanno preferito eclissarsi nel giorno più delicato. Tra loro, perfino, il presidente della commissione bilancio Ferrara, Un’assenza significativa, una fuga politica che pesa come un macigno e più di mille dichiarazioni. Evidentemente, tutti gli assenti non hanno condiviso l’andazzo e hanno anche intuito che certe approvazioni di oggi potrebbero comportare spiegare domani molte cose alla Corte dei Conti.
Ma il capolavoro della serata resta il disperato appello di Mata-cene che con toni apocalittici ha evocato lo spettro del “tutti a casa” se non si fosse approvato il pacchetto confezionato.Una tecnica ormai collaudata: non convincere, ma intimorire. La maggioranza ha eseguito : disciplinata, muta e mani alzate in serie. Quasi automatiche, come quei pupazzi meccanici che annuiscono senza sapere nemmeno a cosa: mani leggere oggi, pesantissime domani.
Nel frattempo la città affonda tra rifiuti, strade dissestate e degrado urbano. Però il sindaco, come ha comunicato all’aula, ha trovato il tempo di accompagnare la troupe Rai in visita alla città per organizzare la ripresa di una prossima funzione in cattedrale. Una scena meravigliosa nella sua comicità involontaria: una sorta di tour guidato nella Disneyland amministrativa, ma solo in alcune zone accuratamente ripulite per l’occasione. Guai a mostrare le montagne di spazzatura, i topi in visita turistica e alimentare, o le buche assassine che hanno prodotto buona parte dei debiti per risarcimenti. No, meglio il percorso turistico istituzionale: due strade spazzate, qualche inquadratura della cattedrale e del nostro Arco e via, sipario. Del resto la tecnica è nota. Funzionò già durante la recente processione della Madonna Addolorata: buche rattoppate in fretta e furia solo lungo il tragitto sacro per evitare che il Vescovo vi sprofondasse.
Dell’intera vicenda trattata in consiglio sono dunque emerse verità sconcertanti: il Comune non sa – o fa finta di non sapere – quanti debiti abbia realmente accumulato; ha inserito nel piano di riequilibrio somme quasi sicuramente inesigibili; ha affidato a un consulente esterno da 5.000 euro il compito di fare ciò che assessorati, dirigenti e commissioni avrebbero dovuto fare da tempo; sta navigando nel contenzioso senza una strategia chiara; non ha chiarito quanti giudizi siano in corso e per quali cifre, ne’ come vengono “gestiti”, né quali rischi economici incombono sui cittadini.
Il quadro, insomma, è semplicemente devastante. Ma, mentre tutto questo accade, si continua a recitare la commedia dell’ottimismo. Sorrisi di facciata, frasi rassicuranti, passerelle istituzionali. Come quei musicisti del Titanic che continuavano a suonare mentre la nave colava a picco. E forse è proprio questa la fotografia di questa amministrazione mataceniana: un’orchestra che continua a suonare sul Titanic municipale mentre i cittadini pagano il prezzo dell’incompetenza, del ritardo e dell’opacità. Solo che qui quando arriverà l’iceberg finale, non affonderanno solo i responsabili , ma un’intera città.