
Si può dire tutto di Adele Ferrara eccetto che non dice sempre quello che pensa senza tornaconto personale e senza giri di parole. Sul “caso” sollevato da Italia Notizie che vede, suo malgrado, protagonista la dirigente Daniela D’Angelo, la consigliera comunale è intervenuta su Fb con un commento, come sempre inequivocabile, in calce all’articolo che abbiamo pubblicato ieri sulle possibili ingerenze di Alfonso Oliva sull’operato degli uffici, per legge indipendenti dalla maggioranza in virtù della netta separazione tra attività gestionale e indirizzo politico.
Tutto è nato dall’irrituale richiesta del vicesindaco al nucleo di valutazione di “analizzare con la massima attenzione le performance dei dirigenti comunali”. All’improvvido intervento di Oliva ha fatto seguito la nota del segretario generale Maria Grazia Fontana che ha contestato al capoarea del settore tecnico D’Angelo presunti ritardi nella conclusione dei procedimenti amministrativi. Due indizi che riaprono la ferita ancora sanguinante delle dimissioni dell’ex massimo dirigente dell’ente Emanuela De Chiara, costretta a passare la mano per le condizioni ambientali avverse che si erano create nei suoi confronti e che le impedivano di lavorare con serenità.
Prima di gettare la spugna De Chiara denunciò con una nota protocollata il comportamento intimidatorio di Oliva che, a detta dell’allora massimo dirigente dell’ente, aveva assunto toni aggressivi e irrispettosi e atteggiamenti minacciosi, volti ad esercitare pressioni sul suo operato. Secondo De Chiara il vicesindaco, e forse non soltanto lui, invase il campo della separazione tra l’azione di governo, che spetta agli amministratori, e l’attività gestionale, di esclusiva competenza dei dirigenti comunali. Insomma Oliva si sarebbe reso responsabile di gravi reati amministrativi e penali.
Le vicende degli ultimi giorni sembrano riproporre lo stesso canovaccio. Stavolta il bersaglio grosso è D’Angelo. A stretto giro la dirigente del comparto tecnico ha risposto alla nota di Fontana segnalando la cronica carenza di personale e altre criticità del settore. A quanto pare, ha anche chiamato in causa Oliva per comportamenti che riportano alla mente proprio il “caso” De Chiara. Per porre fine a nuovo stillicidio che colpisce un altro importante dirigente la consigliera comunale di maggioranza Ferrara ha commentato con la sua solita schiettezza il comportamento del vicesindaco. “Che vergogna. Oltre ogni limite e sembrano essere disposti a tutto. Ma si può amministrare la città in questo modo? Assurdo, povera Aversa”.
Per Ferrara “si sta andando oltre ogni limite”. E aggiunge nel suo post: “Questa non è politica o modo di fare politica. Una volta leggo che volano parolacce e si viene quasi alle mani con l’ex segretario comunale Schiano, un’altra volta leggo che si sferrano pugni sfondando porte (non oso immaginare se era un volto presente anziché la porta), un’altra volta ancora leggo di minacce e toni forti nei confronti dell’ex segretaria comunale De Chiara, ora leggo che inveiscono contro la dottoressa D’Angelo. È normale? Ma qualcuno che piglia loro per le orecchie e li manda via?”.
Come sempre la consigliera di maggioranza parla fuori dai denti e chiede la testa di Oliva. “Ancora una volta suggerisco di dimettersi. Sta rovinando la città. Vergogna”. Anche per il “caso” D’Angelo il convitato di pietra è Franco Matacena. Non si spiega perché e così ostinatamente il sindaco abbia concesso un salvacondotto al suo braccio destra, nonostante i giudizi poco lusinghieri, per non dire altro, propalati a destra e a manca da Oliva all’indirizzo della fascia tricolore. Giudizi espressi rigorosamente alle spalle ma divenuti ormai di dominio pubblico. Sorge il dubbio che Matacena sia affetto da una forma acuta di autolesionismo politico, amministrativo e personale. Urge un’urtoterapia. Altrimenti si farà talmente male da rendere inefficace qualsiasi cura. Per sé e per la città.
Mario De Michele
È davvero difficile non condividere le forti critiche della consigliera Adele Ferrara. Però è certo che il sindaco Franco Mata-cene, a fronte delle rimostranze di Ferrara, rimarrà impassibilmente immobile e sorridente e farà finta di non avere sentito.
Del resto è noto che il “povero” Matacena fu costretto ad abbassare la testa – operazione che gli riesce bene – dopo le disposizioni che, all’esito delle elezioni, gli impartì Giovanni Zannini : Alfonso Oliva, mio sodale, deve fare l’assessore e il vicesindaco. Tuttora, con l’appoggio di un solo consigliere, Oliva mantiene ambedue le poltrone. Le ragioni della sua permanenza, malgrado negli incarichi ricoperti abbia solo fatto disastri? Sempre il sostegno di Giovanni Zannini, che viene costantemente sollecitato dal suo fidato sindaco di Cancello Arnone. Questi dovrebbe essere imparentato con Oliva, al quale, comunque, è legato da solida amicizia. E allora, egregia e coraggiosa consigliera Ferrara, non farti sangue amaro e mostra un po’ di materna tolleranza verso il tuo sindaco. Il poverino sa bene che se scontenta il suo sponsor Zannini, che, come ben sai, è quello che lo ha scelto come sindaco e che lo sostiene tuttora insieme ai consiglieri zanniniani, se ne torna casa.
Per la verità, si dice che, per liberarsi dal suo “padrone” e dai zanniniani, Mata-cene abbia chiesto l’intercessione della Madonna addolorata. Domenica scorsa, infatti, munito della fascia tricolore, si è messo anche lui sotto le stanghe della statua, improvvisandosi portantino (vedi foto). Molti dicono che avrebbe sentito Mata- cene chiedere, quasi piangendo, la grazia alla Madonna:
“Addulurata mia bella, famme ’sta grazia: liberame ’e Zannini e ’e Oliva, ma, mi raccomanno, famme stà ’n’ato poco. Nun me fa’ move d’’a poltrona ’e sindaco e nun me fa’ turnà a casa!”



