Un’altra bella scampagnata a Roma

Un’altra bella scampagnata a Roma

 Continuano le scampagnate guidate  e strombazzate dall’inutilmente sorridente sindaco Mata-cene. Sì, proprio così: fanfare, squilli di tromba e foto di gruppo come se Aversa fosse già stata incoronata capitale universale del sapere, della bellezza e magari pure della buona amministrazione. L’ultima perla? La trasferta romana per la presentazione di un libro su Domenico Cimarosa. Ben dodici-persone-dodici in gita a Roma al “palazzo Valentini”. Assente solo la tredicesima e il cantore social multiuso. Una squadra quasi di calcio, ma senza panchina corta. Tutti sorridenti, allegri, gioiosi. Mancavano solo i coriandoli.

 Il quotidiano “Il Mattino” di oggi, in un tripudio di sorrisi smaglianti, ha immortalato la compagnia felice, raccontando con tono celebrativo la missione “culturale” nella Capitale. E non è finita: l’assessore alla cultura Ugo Rufino, secondo la narrazione, si sarebbe recato anche alla Camera dei deputati per “avere colloqui”- ma non si sa bene con chi – e per “fare passi in avanti” sulla eventuale candidatura della città a capitale della cultura.

 Passi in avanti? Mistero nero sugli incontri. Mistero fittissimo sui risultati. Ma tranquilli: i passi ci sono stati per i nostri sorridenti gitanti: per le strade à la page della capitale, con – si racconta – pranzo in rinomato ristorante, ma di cui vi sarebbe solo una documentazione fotografica riservata. Peccato che qui, in città, di passi se ne facciano sempre meno. Tra buche che sembrano crateri lunari, strade degne di un percorso del Camel trophy e un traffico che definire infernale è un eufemismo: il cittadino medio più che avanzare arranca, si nevrotizza, soffre.

 Prima di sfilare a Roma con la spilletta della candidatura appuntata al petto, forse sarebbe il caso di fare un salto – ma uno vero, non fotografico – nella casa di Cimarosa: abbandonata, indegna, nello stato attuale, di ospitare una manifestazione che non sia l’ennesima promessa mancata. Candidatura a  capitale della cultura con un centro storico ridotto a ruderi e voragini? Con l’aria che si mastica e la vivibilità che è scivolata dal rango di diritto a quello di optional?

 Quali sarebbero, esattamente, le manifestazioni culturali “degne di questo nome” sinora tenute o da tenersi e che potrebbero accreditarci? Le paesane feste di piazza? La movida fuori controllo? O il festival permanente dell’emergenza – rifiuti, sicurezza, traffico, strade dissestate e bloccate, marciapiedi occupati da auto o da tavolini, ruderi puntellati, verde in disfacimento, accoglienza – che va in scena ogni giorno, senza bisogno di finanziamenti ministeriali?

 Città della cultura o città dell’emergenza cronica? Capitale del sapere o capitale dell’immondizia? Comunità da ammirare o da commiserare? Amministrazione da ringraziare o da cacciare a pedate? Perché mentre si sorride sotto i riflettori romani, qui si cammina rasentando cumuli di rifiuti, facendo lo slalom per evitare buche e si respira l’aroma inconfondibile dell’incuria e del degrado. Perché – ci ha scritto un lettore – “questi signori frequentano ristoranti rinomati e ai nostri bambini a scuola viene negata la mensa ?”.

 Siamo seri. Meno trasferte con foto di gruppo, meno selfie istituzionali, meno proclami gonfi come palloncini da inaugurazione. E soprattutto meno sorrisi di fronte alle amare lacrime di una città che non ha bisogno di slogan, ma di rispetto.

Perché la credibilità non si costruisce a colpi di comunicati stampa, viaggi in comitiva e allegre tavolate. Si costruisce riparando strade, restituendo dignità ai luoghi simbolo, bonificando quartieri, rendendo la vita vivibile.