La città reale sommersa dai rifiuti, quella immaginaria in gita al ministero della cultura.Aversa capitale della narrazione e della invivibilità. Cronaca di una narrazione “fraudolenta”.
C’è una differenza sostanziale tra il racconto e la realtà. E quando il racconto diventa così insistente, così unanimemente allineato, così liricamente indulgente verso il potere, allora smette di essere cronaca e assume i tratti della campagna pubblicitaria. Non informativa, ma salvifica. Non giornalistica, ma strumentalmente consolatoria e disorientante. In questi ultimi giorni Aversa è stata oggetto di una curiosa fioritura editoriale. Dal “Corriere del Mezzogiorno” al “Mattino”, fino a numerosi siti e a giornali telematici, come la “Rampa” e “Nero su Bianco” – spesosi con un articolo apertamente elegiaco -, il sindaco Francesco Matacena viene celebrato come “visionario amministratore”, protagonista di una (inesistente) “presentazione” al Ministero della Cultura “dei numeri e dei progetti della prima contea normanna d’Italia”. Una narrazione suggestiva, quasi commovente, certo. Peccato che, nei fatti, sia riferita al nulla, ad un involucro assolutamente vuoto.Contrariamente a quanto si narra, non risultano dossier, né tantomeno abbozzi di progetti strutturati, minute di documenti, ipotesi di piani organici, carte presentate e protocollate. Nessuna vera” presentazione”, quindi, se non quella – ben più assai modesta – di una visita romana di cortesia finalizzata a raccogliere informazioni, magari, sfruttando – come è stato pubblicizzato- qualche presunta relazione personale del neoassessore alla cultura. Operazione legittima, per carità. Ma addirittura spacciarla come serio inizio di un percorso e come un evento politico-culturale di alto profilo significa bleffare e prendere in giro l’intelligenza degli aversani.Colpisce, in questo coro, la coerenza plastica di qualche cantore – il giornalista Nicola De Chiara (che ha fatto parte della comitiva composta dal sindaco, dall’assessore e, naturalmente, dalla “onnipresente” Federica Turco), il quale nel suo giornale “NerosuBianco”, solo pochi giorni fa, attribuiva al sindaco il merito di avere miracolosamente “scongiurato” il blocco della raccolta dei rifiuti, mentre la città era – ed è – letteralmente sommersa dall’immondizia. Ora, nel suo giornale, il giornalista si è trasformato anche nel poeta dell’“intuizione” amministrativa di Matacena su “Aversa capitale della cultura”. Una “intuizione”, però, quella del sindaco, che, come dimostrano i fatti, non riesce a tradursi in strade pulite, servizi funzionanti, decoro urbano, vivibilità in genere, ma che trova improvvisamente voce tonante quando si tratta di magnificare una gita ministeriale.Il sospetto, neppure troppo velato, è che questa campagna sul nulla, oltre ad una interessata e scoperta esigenza di celebrazione, serva a coprire altro. A distrarre, per fare dimenticare gravi e delicate vicende giudiziarie in corso che politicamente riguardano anche Aversa e a sostituire il merito con la retorica, la realtà con la rappresentazione, i problemi concreti con la mitologia amministrativa.Sia chiaro: la candidatura di Aversa, la valorizzazione della sua storia normanna, il riconoscimento del suo nobile ruolo culturale sono obiettivi legittimi e persino doverosi. La città ne ha pieno diritto. Ma non con questa amministrazione, non con questo sistema di autocelebrazione che confonde l’ufficio stampa con il giornalismo e il consenso con la credibilità.Una città invasa dai rifiuti e dai topi e nelle indecorose condizioni in cui è stata ridotta non diventa capitale culturale per decreto narrativo. Prima servono gli uomini giusti e i fatti. Poi, eventualmente, gli editoriali. Tutto il resto è grossolana e disperata propaganda che Aversa assolutamente non merita.
Mattia Silvestri