Una città allo sbando: tra opacità, silenzi e conti che non tornano

Una città allo sbando: tra opacità, silenzi e conti che non tornano

 Una città ancora senza giunta, scuole lasciate al freddo, consiglieri comunali che risultano debitori verso il Comune che dovrebbero amministrare, società (dietro alle quali ci sarebbero politici i cui nomi sono sulla bocca di tutti) che occupano palazzetto dello sport e stadio comunale senza pagare i relativi canoni. Questo è il quadro desolante di una gestione che appare sempre più fallimentare e allo sbando, priva di un qualsiasi progetto e, innanzitutto, di rispetto per i cittadini. A rendere la situazione ancora più grave è l’episodio dell’acquisto di attrezzature per il parco”Pozzi” da una società di… tipografia: un’operazione che definire anomala è poco e che impone spiegazioni immediate. In una città in cui mancano i servizi essenziali, simili scelte sollevano dubbi anche sulla trasparenza amministrativa e sull’uso delle risorse.

Ma le ombre non finiscono qui. A breve renderemo pubbliche anche le spese elettorali dichiarate da assessori e componenti della maggioranza, dati che – alla luce di quanto già emerso – offriranno con ogni probabilità ulteriori e legittime occasioni di osservazioni critiche. Così come resta ancora aperta e mai chiarita fino in fondo la questione della celeberrima dichiarazione dei redditi del sindaco Mata-cene – ammontante all’astronomica cifra di ben 7.000 (settemila) euro annui – e quella dei contributi da lui non versati all’ordine dei commercialisti, del quale è iscritto e presidente. Dati che continuano a stonare rispetto al ruolo ricoperto e che meriterebbero risposte chiare, non silenzi imbarazzati. Governare una città con un reddito simbolico è l’ultima frontiera del realismo magico applicato alla pubblica amministrazione. Non si capisce come si viva, ma si capisce benissimo come si governa: senza che nulla torni. Continuare a nascondersi dietro annunci e promesse significa prendere in giro una comunità già provata da inefficienze, ritardi e mancanza di trasparenza.

La città non può più permettersi questo livello di inefficienza e di improvvisazione. È tempo che chi governa renda conto, fino in fondo, delle proprie scelte. Non siamo di fronte a singoli episodi, né a errori isolati. Siamo di fronte ad una amministrazione in cui l’eccezione è il funzionamento e assistiamo a un clima di autocelebrazione permanente, dove il fallimento viene raccontato come normalità e il disordine come metodo. Non manca, quindi, solo una giunta, manca il senso del limite, e, quando manca quello, il fallimento non è un rischio, è già in corso. Alla fine, non serve accusare nessuno. I fatti e i dati, messi in fila, non necessitano di interpretazioni: parlano da soli. Non siamo più di fronte a una crisi temporanea, ma a un modo di amministrare e a un sistema che non possono più essere tollerati in alcun modo. Ne va proprio delle sorti della nostra città. La conclusione, amara ma inevitabile, è una sola: dimissioni irrevocabili.