Crisi politica: intervista immaginaria a Federica Turco, assessore più che in pectore

Crisi politica: intervista immaginaria a Federica Turco, assessore più che in pectore

 

La crisi politica esplosa dopo lo scioglimento della giunta comunale ha gettato la città nell’incertezza più totale. Tutti si domandano cosa accadrà, chi comanderà, quando si formerà una nuova giunta e, soprattutto, chi resterà in piedi quando la banda suonerà la sigla finale e le luci si spegneranno. Qualche giorno fa, dopo aver rinunciato a intervistare il sindaco — troppo impegnato a presenziare a qualunque evento avesse un microfono, un buffet o entrambi — abbiamo pubblicato una sua intervista immaginaria. Oggi, con la stessa tecnica, “intervistiamo” l’assessore più che in pectore della nuova giunta, anche lei indaffaratissima a “dare una mano” al sindaco e quindi, presumibilmente, indisponibile a rispondere alle nostre domande. Insomma, un’intervista immaginaria… che potrebbe non essere lontana dalla realtà.

 

D.-  Federica, tutti pronosticano il tuo ingresso nella nuova giunta e tutti dicono che sei presente ovunque: giunta, mezzagiunta, pregiunta, postgiunta, retrogiunta.  Di nuovo. Ancora. Sempre.  Ma possibile, come fai?

 

R.- Semplice: mi moltiplico. Ho un abbonamento premium con un laboratorio segreto. Ogni volta che c’è una crisi politica, mi clonano. Aversa ormai ha più versioni di me che piste ciclabili incomplete. Io in realtà non sono mai uscita. Ho un cuscino dietro la porta. Quando mi dicono “Federì, stavolta no”, io rispondo “Va bene”. Poi mi appiattisco e resto attaccata al muro. Mi presento così tante volte che alla fine cedono. Io non entro nelle riunioni: le assedio. Sono come l’umidità: se non mi vuoi, entro comunque. Nessuno se ne accorge finché non servono voti, una mano, una pezza, o un comunicato stampa alle 23,58. Sono come quella zanzara che ti ronza in camera. Provi a scacciarmi, ma eccomi di nuovo lì, viva, sveglia e pronta a pungere. Ho più vite politiche di un gatto con l’abbonamento mensile alla resurrezione.

 

D.- Per questo ti chiamano Prezzemolina?

 

R.- La politica io la faccio meglio del prezzemolo: io non appassisco mai. Io non sono onnipresente: è la politica che non riesce a liberarsi di me. Sono Prezzemolina perché mi mettono dappertutto, anche quando la ricetta politica non mi prevede. Sono il glutine della politica: dicono tutti di essere intolleranti, ma poi non riescono a farne a meno. Io finisco in tutte le discussioni politiche. Sono come il barbiere di Siviglia: tutti mi vogliono, tutti mi cercano, Federica qua, Federica là, sono una politica di qualità, trallallero, trallallà.  E io intervengo. L’unica cosa in cui non mi hanno infilata è la giunta condominiale di casa mia. Ma credo ci stiano pensando: l’amministratore ha chiesto il mio curriculum e anche una lettera di referenze al sindaco.

 

D.-A proposito, si parla molto del sindaco che ti vede come una figura indispensabile. È vero?

 

R.-  Ah, sì, sì. Secondo lui, io sono come il nastro adesivo: quando la maggioranza si sbriciola e tutto si sfalda, arrivo io e zac: ricompongo tutto. L’unica differenza è che io non sono impermeabile… quando la barca affonda. Allora, preferisco nuotare col salvagente e aggrapparmi a qualche cosa, in genere a un politico-sughero. Parliamoci chiaro: per Matacena io sono la tappa-crisi, la toppa delle toppe, il tampone che non si consuma mai. Sempre pronta, sempre disponibile, aperta a tutte le ore. Agibile anche durante le ferie. E, per favore, smettete di chiamarlo Mata-cene. Ora gli ho proibito di partecipare a tutte le cene alle quali viene invitato e vedrete che nel giro di qualche mese la pancia scomparirà. Ora ti confido una cosa: lui partecipa alle cene più per cantare che per mangiare. Che voce, che stornellate, che applausi. Io gli faccio un po’ da claque. È l’usignolo della politica aversana. Ma che dico: della politica casertana e dintorni. Lo invitano anche alle feste di paese, ma lui è restio ad andarci.  Le svelo anche un segreto: fra poco parteciperà a  ”The voce senior”, il programma condotto da Antonella Clerici su Rai 1. Si sta già preparando in segreto. Io assisto alle prove, anche per incoraggiarlo e dargli qualche consiglio sul toupet che deve indossare. Ma questo, per piacere, non lo scrivere.

 

D.-Sul possibile nuovo orientamento della maggioranza dopo il “vento forzista”, tu cosa farai?

 

R.-  Io mi adeguo Se diventano tutti forzisti, divento forzista anch’io. Semplice: coloro la tessera col pennarello azzurro. Se diventano civici, divento civica. Se domani il sindaco decide che siamo il partito dei “Fenicotteri Moderati”, io sono già pronta: boa rosa, scarpe coordinate tacco 12, passo elegante e un programma politico che contiene solo la parola “equilibrio”. Poi lui farà il solito discorso lungo e incomprensibile, e via: tutti convinti senza capire nulla. Un talento naturale. Che uomo!  Ma ti rivelo una notizia riservatissima: il capo, quello vero, ha ordinato che nessuno dei suoi dovrà ufficialmente indossare la casacca forzista. Lo farà uno solo (ma credo che già l’abbia fatto). Gli altri formalmente non la cambieranno. Aspetteranno gli eventi e gli sviluppi regionali che sono ancora in divenire e gli effetti dell’emarginazione di qualche gruppetto di consiglieri comunali. Non mi fare dire altro: tu “capisce a me”!

 

D.- Qualcuno dice che hai un talento naturale a “ritornare sempre”.

 

R.- Io non torno. Io rimbalzo. Sono come quelle palline superball, ma versione istituzionale: mi cacciano dalla stanza, rimbalzo in corridoio, poi salto in ascensore e atterro direttamente sulla scrivania del sindaco con traiettoria perfetta.

 

D.-Dove ti vedi tra cinque anni?

 

R.- Che domanda è?  In giunta, naturalmente Anzi, forse allora sarò diventata assessore permanente come i senatori a vita. O magari sindaco vero o sindaco ombra e comunque ombra del sindaco. O sottogoverno del sottogoverno. Non pongo limiti alla mia fantasia politica e alla mia duttilità.

 

D- Ma alla fine, qual è il tuo vero ruolo ad Aversa?

 

R.- Te l’ho già detto. È semplice: io sono la “soluzione tampone”. Sono l’ingrediente segreto delle ricette politiche disperate. Ogni città ha un santo protettore. Aversa ha me, patrona dei rimpasti lampo, dei voti traballanti, dei voti trasversali, delle soluzioni usa e getta e sostenitrice dei politici-sughero. E, modestamente, su questi terreni io non ho rivali. Se c’è una crisi, io spunto come la pubblicità dei detersivi: prima era tutto un casino, ora è tutto un casino ma con me in mezzo.

 

D.-  Grazie, Federica sei stata chiara e sincera.

 

R.- Grazie a voi. Se servono altre interviste, resto qui. Tanto non me ne vado mai davvero. Reperibile a qualsiasi ora e per qualunque necessità. A disposizione!