Le elezioni regionali della Campania rianimano i partiti che tentano di mettere all’angolo le liste civiche

Le elezioni regionali della Campania rianimano i partiti che tentano di mettere all’angolo le liste civiche

Le consultazioni regionali in Campania hanno prodotto un effetto inatteso: un certo risveglio dei partiti. Per anni, il sistema politico locale sembrava essersi progressivamente sganciato dalle appartenenze nazionali, lasciando spazio a un arcipelago di liste e “listarelle” civiche spesso costruite attorno a personalità, reti di sostegno e micro o macro-interessi. Oggi, però, sembra che lo scenario stia iniziando a cambiare. Il dato più evidente è il ritorno dei simboli di partito, rimessi in campo dopo stagioni di discredito e disaffezione. Non è solo una questione estetica o di identità: i partiti hanno ricominciato a investire sul territorio, a mobilitare militanti e a ricomporre strutture che negli ultimi anni sembravano smarrite. La ricerca di radicamento e l’esigenza di mostrarsi forza organizzata e non semplice comitato elettorale, hanno generato un nuovo dinamismo. Per le liste civiche, invece, il momento è complesso. Quelle autentiche, nate dal basso e capaci di aggregare competenze e la “famosa” società civile, pagano la confusione generata da un proliferare di “civismi” di facciata, spesso solo proiezioni locali di interessi partitici mimetizzati. L’elettore, disorientato, sembra tornare al porto sicuro dei simboli conosciuti. Allo stesso tempo, la crescente polarizzazione nazionale fa sì che anche nelle realtà locali si voti sempre più “per appartenenza” e non per valutazione dei programmi o dei candidati. Le regionali hanno anche messo a nudo un’altra fragilità del civismo campano: la sua difficoltà nel costruire progettualità di lungo termine. Senza strutture stabili e senza una rete di supporto, molte liste hanno faticato a lasciare un segno duraturo e, finalmente, sono state percepite come esperienze occasionali. I partiti, invece, sembra che, finalmente, abbiano compreso che le elezioni locali non sono più un terreno marginale ma la vera palestra del consenso. Il quadro che emerge è dunque paradossale: in una fase in cui la fiducia nei partiti resta bassa, proprio i partiti sembrano rafforzarsi, mentre le esperienze civiche – nate per rispondere alla crisi della politica tradizionale – sembrano arretrare. La Campania, ancora una volta, sembra anticipare una dinamica nazionale: il ritorno delle strutture politiche capaci di organizzare, selezionare e rappresentare. Alla fine, dunque, queste regionali hanno fatto una certa “pulizia”. Hanno tolto spazio ai professionisti del “civismo usa e getta”, a chi credeva di poter trasformare la politica in un’attività ben remunerata, a chi ha scambiato il consenso per una proprietà privata. Abbiamo infatti assistito a liste civiche nate al mattino e morte al pomeriggio. Progetti che cambiavano colore a seconda dell’interlocutore del giorno. Candidati che non rappresentavano una comunità, ma solo se stessi. Adesso resta una sola verità: senza visione, senza squadra e senza responsabilità, non si va da nessuna parte, per cui le civiche costruite per convenienza sono finite dove meritano: fuori dal gioco. E per chi pensava di poter scalare la Regione con la forza del proprio nome e del proprio ego, la lezione è stata clamorosa: quando il vento della politica cambia, i palloni si sgonfiano sempre. Resta però una domanda: sarà un risveglio duraturo o solo un riflesso momentaneo? Molto dipenderà dalla capacità dei partiti di non limitarsi a occupare solo spazi elettorali, ma di ricostruire fiducia, ascolto e partecipazione reale. Perché se questo risveglio resterà superficiale, le civiche – indebolite oggi – potrebbero tornare più forti domani. Quasi sicuramente questo risveglio dei partiti avrà conseguenze anche sull’assetto del consiglio comunale di Aversa. Il passaggio del consigliere regionale Giovanni Zannini dal centrosinistra al centro destra, tra le file di Forza Italia, comporterà il riallineamento dei “suoi” consiglieri e dello stesso sindaco Mata-cene tra i “berlusconiani”. È così, ancora una volta, l’amministrazione aversana, nata in un certo modo e con certe casacche, si prepara a trasformarsi, a ricollocarsi e a cambiare casacca, per le superiori disposizioni del Consiglier   mondragonese. L’ unica cosa che non cambierà sarà la faccia di gomma del sindaco e dei suoi consiglieri, tutti pronti a “rimodellarla con una nuova fisionomia politica e con il marchio della “ Zeta “ tatuato a fuoco sulla fronte, che, ovviamente, non sta per Zorro, il famoso personaggio che difendeva la libertà dei suoi concittadini oppressi  dai soprusi  e dalla corruzione”.