La scena è stata surreale, ma tristemente reale: mamme esasperate in protesta nell’aula consiliare, bambini lasciati senza un pasto, famiglie costrette a riorganizzare in fretta e furia le loro giornate lavorative. Uno sfacelo organizzativo che grida vendetta e il sindaco Franco Mata-cene e gli assessori succedutisi nel ramo che si presentano con la stessa consistenza del fumo. Il motivo? La sospensione del servizio mensa scolastica, un disastro annunciato che nessuno ha saputo e voluto prevenire.
Il sindaco, anziché assumersi le proprie responsabilità, ha offerto uno spettacolo imbarazzante: un intervento in aula consiliare sconclusionato, vuoto, privo di spiegazioni e senza alcuna assicurazione concreta. Più che un sindaco, sembrava un passante capitato lì per caso. Nessuna risposta credibile, nessun piano d’emergenza. Solo goffe giustificazioni e frasi smozzicate, quasi a voler prendere tempo. Ma il tempo è scaduto da un pezzo. Mata-cene, con la sua inconsistenza, ha insomma reso l’immagine plastica di un’amministrazione che brancola nel buio. E Giovanni Gangi, il dirigente responsabile del servizio? Assente. Sparito. Come nei migliori noir, l’uomo chiave della vicenda ha pensato bene di rendersi irreperibile, lasciando Mata-cene da solo a gestire il disastro. Un’assenza che pesa come un macigno e che nessuno, tantomeno il sindaco, ha saputo spiegare. Anzi, ha preferito tacere. Come sempre, del resto. Nessuna giustificazione valida per la sua sparizione, nessuna presa di responsabilità, nessun provvedimento di censura per la sua latitanza. Ma è proprio questa la cifra della gestione attuale: latitanza, silenzi, pressapochismo, incoerenza, incapacità. E, cosa ancora più grave, nessuna vergogna di fronte alla sofferta quotidianità di centinaia di famiglie. Ma il vero capolavoro dell’irresponsabilità lo hanno firmato gli assessori al ramo che si sono succeduti nel tempo, i cui nomi ormai i genitori conoscono a memoria, e non certo per meriti. Silenziosi quando serve presenza e spiegazioni, arroganti quando dovrebbero chiedere scusa. In questo quadro di squallore organizzativo e di miseria politica, nell’aula consiliare, alle spalle di Mata-cene, come statue di sale, hanno fatto da degna cornice Giovanni Innocenti e Alfonso Oliva, i due assessori al ramo in epoche diverse. Il primo “non si accorse” o tollerò il contratto non firmato della refezione scolastica, omissione che è stata la causa principale di questa vicenda. Il secondo che, anch’egli, per più di un anno non si è accorto di questa grave ( con tolleranza, definiamola così) “anomalia”; e che, comunque, se si fosse adoperato per tempo per organizzare il servizio mensa per quest’anno scolastico, com’era suo dovere , avrebbe dovuto immediatamente accorgersene e quindi predisporre ogni intervento per evitare una sospensione della refezione scolastica, che tanti gravi disagi sta provocando alle famiglie. Incuria, incapacità, inadeguatezza, dilettantismo allo sbaraglio? Imbarazzo della scelta. Sta di fatto che per più di un anno Mata-cene e la sua giunta hanno giocato con il fuoco, lasciando scadere il “contratto” senza preoccuparsi di provvedere, trattando tutto con una ( definiamola così) superficialità imbarazzante. Poi, all’ultimo minuto, sindaco e giunta volevano pretendere, anche con maniere “irrispettose”, firme per la proroga di un contratto non firmato, che pertanto avrebbe calpestato la legge, come se l’illegalità potesse tappare i buchi della loro incompetenza. Ma per fortuna che qualcuno(a) – leggasi, la segretaria comunale- ha avuto la forza e il coraggio di opporsi alla improvvisazione sistematica e alla praticata e discutibile prassi aum-aum che si voleva imporre in violazione di ogni regola.
Questa non è amministrazione. È una farsa. È, quanto meno, negligenza allo stato puro, è tradimento del mandato ricevuto dai cittadini. Le mamme in piazza non sono “proteste strumentalizzate”, come qualcuno nel suo intervento ha anche avuto la faccia tosta di suggerire. Sono cittadini stanchi, esasperati, giustamente infuriati. La misura è colma. Se sindaco e assessori hanno ancora un briciolo di dignità – e il dubbio è lecito – facciano ciò che farebbe qualunque amministratore serio di fronte a un fallimento totale: si dimettano. Perché quando, tra l’altro, si lascia un bambino senza mensa, si è già perso ogni diritto a governare.